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Bonucci, la Juventus e il Milan: il triangolo che nessuno si sarebbe sognato di considerare

C’era una volta Leonardo Bonucci, non quello rossonero di adesso, ma quello bianconero dell’anno scorso, della rinascita. Un ragazzo che arriva a Torino dopo essersi fatto le ossa a Bari e che costa alla società la bellezza di 15,5 milioni di €, cifra all’ordine del giorno oggi, ma non nel 2010, quando sembrava quasi un’esagerazione. Leonardo arriva sotto la gestione Del Neri, che lo lancia subito in campo nel terzo turno preliminare di Europa League del 2010. Ma i risultati non sono dei migliori, il ragazzo sembra peccare di frequente deconcentrazione, è presuntuoso, supponente e non sembra ascoltare parecchio le indicazioni dell’allenatore. Inevitabilmente finisce in panchina, fino a quando l’anno dopo si prospetta qualcosa di nuovo: L’Olimpico di Torino non vedrà più la Juventus se non una volta all’anno. I bianconeri si trasferiscono allo Juventus Stadium. Cambia tutto, dai giocatori all’allenatore, e infatti in panchina arriva un certo Antonio Conte, simbolo della resurrezione bianconera e anche artefice degli obiettivi raggiunti negli ultimi anni insieme, ovviamente, a Massimiliano Allegri. Conte non fa storie, prende Bonucci e lo schiaffa in campo, gli dà fiducia senza badare alle “bonucciate” e la mossa del tecnico si rivela geniale. Affiancato alla coppia Barzagli-Chiellini, Leonardo cresce a vista d’occhio fino a diventare un punto fondamentale della difesa e della squadra, un playmaker di grande valore con la faccia sempre agguerrita e mai banale con le dichiarazioni. Quella presunzione che lo aveva tenuto seduto sulla panchina nella stagione 2010-2011 ora serviva a dare un imprinting nuovo ad una squadra che da lì in poi avrebbe vinto e basta. Quel pizzico di supponenza che serve quando si vuole vincere la partita lo porterà a vincere il suo primo scudetto in maglia bianconera.

Arriva anche il suo primo gol in Champions League contro lo Shakhtar Donetsk, durante una sfida terminata 1-1. Una rete stupenda: Bonucci raccoglie un pallone rasoterra da calcio d’angolo e di interno destro ad effetto insacca all’incrocio dei pali. Leonardo vince, tanto. 6 scudetti, tre Coppe Italia e due Supercoppe italiane. Manca solo la Champions, rivelatasi un obiettivo dal destino avverso per due volte in due anni. Così come in Nazionale, quando il difensore bianconero fu partecipe della disfatta in finale tra Italia e Spagna durante la gestione Prandelli.

Il percorso di una squadra varia, di anno in anno. un matrimonio come quello fra Conte e la Juve sembrava indissolubile, eppure non è andata così: Conte se ne va e lascia spazio a Massimiliano Allegri, reduce da una disastrosa stagione di un Milan alle corde. La situazione non cambia, la formula BBC non viene minimamente modificata. Allenatore nuovo, carattere nuovo e qui nascono i primi scontri: tra il viterbese e Allegri non scorre buon sangue, sin da subito. Uno forse troppo presuntuoso, l’altro poco diplomatico. La rottura è inevitabile e avviene in mondovisione. Un acceso alterco fra i due durante uno Juventus-Palermo del febbraio 2017  per una sostituzione mal gradita. Lo “Stai zitto, testa di c***o” di Allegri sancisce la rottura definitiva. Una discussione che costringerà Leonardo a sedersi in tribuna durante la successiva gara contro il Porto.

Ciononostante Bonucci finisce la stagione con la vittoria della Coppa Italia a Roma contro la Lazio e con la disastrosa finale di Cardiff. Di punto in bianco lo stesso legame indissolubile che Conte aveva rotto, viene tagliato anche da Leonardo, acquistato dal Milan per 42 milioni di €. Un distacco quasi traumatico, che vede il difensore diventare capitano dei rossoneri, come se fosse già stato tutto scritto dopo quel litigio, come se Bonucci e la Juventus avessero vissuto per 6 mesi da separati in casa. Domani Leonardo sfiderà la sua ex sposa e si schiererà dalla parte della sua nuova compagna.

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