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DA UNO A DIECI – Dalla leggenda Buffon allo Stadium, che batte Burian: il pagellone di Juve-Atalanta

UNO – Come il numero di maglia e l’aggettivo giusto per il capitano bianconero Gianluigi Buffon. Un numero uno in tutti sensi. Lui che delle 12 Coppe Italia vinte dalla Juventus ne detiene 8. Non ci sono più aggettivi per descrivere la carriera del più grande monumento calcistico italiano e internazionale. Nel 2006 decise di non abbandonare la nave che affondava sotto i colpi di Calciopoli, ripartì con la sua squadra dal campionato cadetto. Ha affrontato le difficoltà delle successive stagioni e sopportato anche tantissime critiche, ingiuste, che da anni lo apostrofano come in dirittura d’arrivo. Ma lui è sempre lì, con il campo davanti e quella porta da difendere, tutelare, chiudere, lì, alle sue spalle. Guccini nella sua Locomotiva cantava: “gli eroi son tutti giovani e belli”, parole sacrosante. Buffon è l’eccezione alla regola, non sarà più giovane ma si è vestito da eroe per diverse generazioni di sportivi e tifosi di ogni fede calcistica. Ieri, solo un tiro nello specchio subito e quel palo colpito dal Papu Gomez, come per dire: “la fortuna aiuta gli audaci” e Gianluigi Buffon di audacia ne ha da vendere.

DUE – Come i legni colpiti ieri nel match della semifinale. Prima con l’Atalantino Gomez che provava a sorprendere Buffon dalla distanza e poi la traversa colpita da Douglas Costa con un collo interno, troppo perfetto per non regalare una gioia al brasiliano, che stando alle parole di Allegri: “ha spaccato la partita”. Due legni che potevano abbellire il match e renderlo sicuramente più emozionante, almeno dal punto di vista realizzativo ma poco cambiava nella sostanza della sfida. Buona Atalanta nel primo tempo ma Juventus sempre in controllo. Poi si sa, i legni fanno parte del gioco. Della partita di ieri non ricorderemo mai quelle due bellissime conclusioni stampate sul palo e sulla traversa ma pensandoci a caldo: “che sport stupendo e maledetto è il calcio”.

TRE – I giorni che intervalleranno i match della Juventus. Un calendario molto difficile, con i bianconeri impegnati su tutte le competizioni. Con la Coppa Italia ci rivedremo a maggio, per la finale contro il Milan. Adesso occhi puntati su Campionato e Champions League. Sabato a Roma contro la Lazio, squadra tosta, plasmata da Simone Inzaghi, che ha già messo in forte difficoltà la Juventus, strappando la Supercoppa Italiana alla Vecchia Signora e tre punti importantissimi in campionato a Torino. Poi testa al Tottenham, altra sfida insidiosa e in salita per i bianconeri dopo il pareggio casalingo per 2-2. Insomma, tre giorni a settimana per preparare questi match, di tre competizioni diverse, che la Juventus sta provando a portare a casa mettendo lo stesso impegno, la stessa dedizione, che da sempre contraddistingue lo spirito di questa società.

QUATTRO- Come le finali consecutive in Coppa Italia, con tre vittorie alle spalle e un’altra “battaglia sportiva” contro il Milan a maggio. 18 finali per la Juventus con 12 successi. La squadra che ha alzato di più al cielo la Coppa Nazionale, segue la Roma a 9, ben tre trofei di differenza. 2015, 2016, 2017, manca all’appello il 2018 e tutto si deciderà nella capitale contro i rossoneri. Il primo titolo in questa manifestazione per la Vecchia Signora, risale al 1937/38, esattamente ottant’anni fa, quindi un appuntamento ancor di più sentito ed emozionante. Ottant’anni di successi, trofei e soddisfazioni che hanno certificato come, la Juventus, in campo nazionale, ha pochissime avversarie ma anche ottant’anni di delusioni, pesanti sconfitte e brutte pagine di storia che ancora gridano vendetta e, in un certo senso, sono già state vendicate, come i bianconeri sanno fare: “sul campo”.

CINQUEI cartellini gialli mostrati ieri dall’arbitro Fabbri ai calciatori bianconeri. Uno score pesante per la Juventus, soprattutto per quello ricevuto da Giorgio Chiellini. Il difensore toscano era tra i diffidati per la semifinale di ritorno contro l’Atalanta insieme a Rugani e Lichtsteiner. Chiellini salterà, purtroppo la finale del trofeo contro il Milan. Assenza pesante dunque per Massimiliano Allegri in vista della sfida decisiva contro la sua ex squadra ma la stagione bianconera quest’anno ci ha abituati alle assenze. Gli infortuni sono stati tanti, costanti e spesso prolungati nel tempo, in ogni settore del campo. Giorgione è un combattente, un calciatore che scende in campo per dare tutto se stesso sempre, ed è davvero un peccato perderlo per la sfida più importante di questa competizione. Ma lui è un lottatore, uno abituato a soffrire e seguirà la squadra a Roma per dare comunque il suo supporto, magari non in campo, magari “non fasciato per coprire i segni di tante battaglie” ma in giacca e cravatta, che, si spera, possa togliere per scendere in campo e festeggiare con i suoi compagni. L’Iron man è “caduto” ma non si fermerà.

SEI- Alla partita dell’Atalanta, una giusta sufficienza. Squadra diversa da quella vista contro il Borussia Dortmund ma che comunque ha provato a giocarsela fino agli ultimi minuti, quando, dopo il rigore trasformato da Pjanic, la qualificazione era ormai compromessa. Un plauso comunque a questa realtà, squadra giovane e dinamica, allenata bene e con tante prospettive. La Juventus ha il merito di aver riconosciuto subito questo progetto, con Marotta che ha individuato in questa squadra due/tre pedine importanti, come Caldara e Spinazzola, portandoli a Torino, ufficiosamente, e lasciandoli maturare e crescere in un ambiente salubre, fatto di bel calcio. Una buona scuola per due talenti che presto potrebbero vestire la maglia bianconera e quella della Nazionale. Poi c’è un certo Bryan Cristante che sta impressionando in questa stagione con la maglia nerazzurra e chissà se la Juventus non possa andare a bussare anche per il talentuoso centrocampista … staremo a vedere!

SETTE – Al vento Burian, che ha ingabbiato l’Italia sotto la morsa del ghiaccio e della neve. Certo, per lui, una partita già vinta sulla carta. Città in delirio, enormi ritardi ferroviari e partite sospese. In tutta Italia, questo vento gelido di matrice Russa, ha portato disagi e apprensione. Disagi anche per la Juventus a Torino, con il rinvio della sfida di campionato contro l’Atalanta. Hanno provato più volte a giocarla, anche perché un rinvio poteva infoltire un calendario già ricco di per sé, ma così non è stato, partita rinviata a data da destinarsi. Anche ieri sera i postumi della nevicata erano ben visibili allo Stadium con temperature molto basse e qualche fiocco di neve. Poi ti concentri sul match e vedi Chiellini, Mandzukic e Pjanic a mezze maniche e pensi: “Ma davvero può, un paese, bloccarsi per pochi centimetri di candida neve?”

OTTO – I successi per 1-0 della Juventus in questa stagione. Tra campionato e Coppa Italia sono otto le partite vinte dalla Juventus di misura. Le ultime nella doppia sfida all’Atalanta con punteggio fotocopia. Una Juventus cinica, quella che da sempre contraddistingue la voglia di vincere e farlo proteggendo la porta di Buffon con le unghie e con i denti. Alla prima occasione utile ti punisce e poi è difficile fargli male. L’uno a zero più importante è, senza dubbio, quello sul Napoli al San Paolo, l’unica squadra a battere i campani in questa stagione, nel campionato italiano. I Bianconeri avevano avuto un inizio d’annata particolare, i gol fatti erano tanti, ma anche quelli subiti cominciavano ad essere troppi. Poi il cambio di rotta di Allegri e nuovo sistema di gioco che ha ridato solidità alla difesa. Miglior difesa del campionato insieme al Napoli a 15 gol subiti, con tutte le altre squadre al di sopra dei 20 gol presi. Solidità e tenacia sono le armi che questa squadra sta imponendo in Italia da anni. Dopo un appannamento iniziale le ha rimesse in campo anche quest’anno per giocarsi il titolo di Campione d’Italia per la settima volta consecutiva.

NOVE – A Miralem Pjanic. Nove come i suoi gol in serie A con la maglia della Juventus in 51 partite. Arrivato dalla Roma un anno e mezzo fa, ha subito preso le redini del centrocampo bianconero. Tante geometrie, pennellate su calci piazzati e quella freddezza dal dischetto mostrata ieri sera. Contro l’Atalanta, che rappresenta per lui “una vittima sacrificale”, tra Roma e Torino 4 gol ai bergamaschi e ben 3 in Coppa Italia. La sua specialità restano le punizioni, 5 gol con la maglia della Juventus a scavalcare la barriera da palla inattiva. Ieri ha deciso il ritorno della semifinale di Coppa Italia, chiudendo automaticamente il discorso qualificazione, unica pecca l’ammonizione subita per simulazione. Pier Paolo Pasolini diceva: “Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici, si tratta dei momenti del goal. Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice, ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica”… Ebbene Miralem grazie per i tuoi bellissimi gol.

DIECI – Allo Stadium. Come già detto ieri a Torino era davvero una giornata gelida. La neve faceva da scenario ad un match non estremamente entusiasmante, con un risultato già molto favorevole all’andata per i bianconeri. Partita alle 17:30 di mercoledì, tutti si aspettano gradinate vuote e “sediolini intenti a scambiarsi pareri sulla Var”, ma non a Torino. Ieri sugli spalti circa 38.000 persone, provenienti da tutta Italia, per assistere al ritorno della semifinale di Tim Cup. Pubblico caldo a dispetto del clima gelido. “Complimenti a chi c’è sempre, in tribuna come in curva, a chi chiede il sacrificio alla sua squadra e sacrifica con essa, anima e corpo”.

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