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ESCLUSIVA MONDOBIANCONERO – Udinese-Juventus, fra quel 5 maggio che è storia e il presente. Il racconto di Birindelli: “Conte era fuori di sé, dimostrammo la nostra forza. Domenica gara insidiosa ma con il 4-2-3-1…”

Udinese-Juventus non sarà mai una partita come tutte le altre: troppi i ricordi per i tifosi bianconeri, la cui mente torna indietro nel tempo, a quel famoso 5 maggio del 2002. quando la Vecchia Signora si aggiudicò proprio in Friuli il suo ventiseiesimo scudetto. Beh, non si tratta di un tricolore qualunque, ma di quello clamorosamente soffiato all’Inter, suicidatosi all’Olimpico fra le lacrime di Ronaldo e le imprecazioni di Materazzi: “E chi se la scorda più quella data – racconta in esclusiva ai nostri microfoni Alessandro Birindelli, in bianconero dal 1997 al 2008, presente sia nelle tante vittorie di quegli anni che nelle numerose e cocenti sconfitte – Ricordo che lo Stadio Friuli si era trasformato in un parco giochi. Ogni minuto succedeva qualcosa e il cuore batteva all’impazzata. L’agitazione dei massaggiatori, Lippi che nervosamente andava avanti e indietro, i boati dei tifosi, le radioline che si sprecavano in panchina… è stata una partita nella partita, solo chi vive certe cose può capire cosa si prova”

In questi casi c’è sempre chi si prende la responsabilità di ascoltare la radiolina. O sbaglio?

“Beh, in realtà ci alternavamo. Poi a dire il vero non c’era nemmeno bisogno di ascoltarla, perché ciò che stava succedendo a Roma ci veniva trasmesso dai boati della nostra gente o da chi stava a bordo campo”

Il più scatenato nei festeggiamenti?

“Conte non si teneva, era veramente euforico, il che era molto strano. Per carità, Antonio era sempre molto carico negli allenamenti e dopo le vittorie, ma allo stesso tempo riusciva a rimanere molto freddo. Liberò tutta quella tensione che accumulammo nei due anni precedenti sotto la guida di Ancelotti. Quella vittoria dimostrò che la Juventus era più forte di tutto, della delusione di Perugia e del processo riguardo al doping”

Eppure ad un certo punto quel tricolore sembrava impossibile da raggiungere. Voi ci avete sempre creduto?

“Sì, fin dal primo giorno. Il merito fu soprattutto di Lippi, che ogni giorno ci ripeteva di non mollare, di credere in noi e di andare avanti per la nostra strada, in modo da non avere poi rimpianti in futuro. Era tornato per vincere e la sua determinazione ci ha contagiato. A sei giornate dalla fine eravamo a – 6 dall’Inter, alla terz’ultima abbiamo rischiato di pareggiare a Piacenza e di dire addio al nostro sogno. Ma non abbiamo mai smesso di provarci, perché solo così vinci nello sport”

Torniamo un attimo al presente: domenica si gioca proprio Udinese-Juventus. Che gara ti aspetti?

“Beh, l’Udinese quest’anno è una squadra particolare, alterna belle prestazioni a partite da dimenticare. Non ha ancora quella continuità di risultati e prestazioni che Del Neri si augurava e questo complica ogni tipo di pronostico sulla gara. Credo che i friulani si renderanno protagonisti di una prestazione maiuscola e che per la Juventus non sarà facile espugnare uno stadio in cui le grandi hanno sempre faticato”.

Molto probabilmente Allegri riproporrà il 4-2-3-1. Secondo lei questo modulo è diventato imprescindibile per la Juventus?

“Non so se lo sarà anche in futuro, ma il presente dice che questo modulo ha dato equilibrio e energia, favorendo anche qualche giocatore. Mandzukic, per esempio, si sacrifica tanto ma, allo stesso tempo, è molto pericoloso in zona gol grazie ai suoi inserimenti e colpi di testa sul secondo palo. Cuadrado in un 4-3-3 non lo vedo bene, perché ha bisogno di campo aperto per attaccare la profondità, una possibilità questa che in un tridente non avrebbe, dato che riceverebbe molti palloni all’interno dell’area. Khedira e Pjanic stanno facendo grandi cose, corrono meno e meglio, tanto da essere più continui e pericolosi”

La Juve ha un vantaggio di sette punti sulla Roma e di dodici lunghezze dal Napoli. Il campionato è chiuso?

“Credo che lo scudetto sia nelle mani della Juve, nonostante l’ottimo percorso negli ultimi due mesi di Napoli e Roma. I bianconeri sono i favoriti, ma devono mantenere questo distacco, che si rivelerà fondamentale quando ci saranno dei piccoli momenti di flessione o delle partite importanti da giocare”

Come la Champions?

“Sì, esatto. Questa Juventus ha i numeri per arrivare in fondo, ha raggiunto la giusta maturità, una qualità e una convinzione che prima non aveva. Poi certo, ci sono anche le avversarie. Basta leggere qualche nome per farsi un’idea. Bayern Monaco, Psg, Manchester City, Real Madrid… tutte squadre fastidiose e temibili. Ma ci sono tutti i presupposti per credere ad un trionfo che manca da troppo tempo”.

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