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Higuain, due anni di sinfonie. Ma la cessione era necessaria

Breve, ma intensa. Si potrebbe riassumere così l’avventura bianconera di Gonzalo Higuain, durata solo due anni nonostante il quinquennale inizialmente firmato. Accolto come un eroe dalla sobria Torino sabauda, il Pipita si è guadagnato l’amore e la stima incondizionata dei suoi nuovi tifosi a suon di grandi prestazioni e di gol. Questi, soprattutto, non sono mai mancati. 55 gioie personali in 105 partite, una media di un gol ogni due gare: siamo lontani dalla media spaventosa tenuta a Napoli nell’anno dei 36 gol nel solo campionato, ma l’argentino ammirato all’ombra della Mole è stato uno dei top numeri 9 al mondo, a prescindere dalle medie realizzative che, nell’ottica di una stagione intera, sono solo un contorno – basti pensare al rapporto “complicato” col gol di Mandzukic, che comunque è un beniamino del pubblico e un pupillo di Allegri. Nonostante le accuse di qualcuno, come quelle del “non essere decisivo nelle partite che contano”, il 9 bianconero è stato l’artefice principale dei due scudetti (l’ultimo in copartecipazione con Douglas Costa), con gol pesantissimi  e prestazioni da leader vero. Su tutti, il gol all’89’ nella rocambolesca notte milanese che ha sancito il definitivo 2-3 contro l’Inter. Quello, tra l’altro, è stato l’ultimo ruggito dell’argentino, che ha indirizzato in maniera definitiva il tricolore verso il capoluogo piemontese. Ma non mancano anche gli squilli europei, come l’ultimo contro il Tottenham a Wembley o la doppietta al Luis II nella semifinale d’andata di Champions League contro il Monaco, nel Maggio 2017. E una crescita, nel corso dei due anni, passata anche da prestazioni di sacrificio, come gli chiedeva Allegri, che spesso si concludevano senza il suo nome sul tabellino dei marcatori. Inequivocabili le parole di Buffon nel postpartita di Udinese-Juventus terminata 6 a 2 a favore degli ospiti: “Quello che mi è piaciuto molto oggi è l’atteggiamento di Higuain, il suo senso di sacrificio in un momento delicato: ho detto ad Allegri di preparare un video con la partita di Gonzalo e di farla vedere a tutta la squadra durante la settimana, 24 ore al giorno, per tutta Vinovo”. Ma la cessione di Gonzalo è una di quelle necessarie, uno di quei “bocconi amari che bisogna mandare giù” sia per motivi tecnici che per quelli economici, soprattutto dopo l’acquisto inaspettato – e dispendioso – di Cristiano Ronaldo. Tecnici, perché uno come lui non può essere relegato a fare la riserva nelle partite che contano; economici, perché è l’unico che grava ancora tanto sul bilancio, con un ingaggio da 7.5 mln netti a stagione, con un contratto fino al 2021 e un ammortamento di circa 18 mln all’anno. Analizzando in quest’ottica, la società bianconera si è quasi trovata costretta ad accettare le condizioni del Milan, per evitare di ritrovarsi con un enorme peso economico indigesto sulle spalle. Secondo i dati di Calcio e Finanza, infatti, alla Continassa si ritroveranno un +30mln a bilancio da questa operazione: prestito oneroso a 18 mln di euro (che corrispondono appunto all’ammortamento annuale dell’argentino), con riscatto fissato sui 35/36 mln, per un totale di 53/54 mln di euro (che corrispondono alla cifra minima da incassare per evitare la minusvalenza). Sarà un duro colpo vederlo vestire un’altra maglia in Italia, ma da sportivi e da amanti della Signora non si può fare altro che ringraziare Gonzalo Higuain per questi due anni meravigliosi, in cui ha dato tutto per la squadra e ha contribuito in maniera significativa alla conquista di due scudetti, due coppe nazionali e una cavalcata quasi trionfale in Champions League. Un grosso in bocca al lupo, sperando che possa segnare tanto come ha sempre fatto in carriera… a tutti, tranne alla Juventus.

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