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I numeri di quel “diavolo” di un Bonucci

Viterbo, è il 1° maggio 1987, il quartiere Pianoscarano, uno dei rioni medioevali della città, diventa la culla di Leonardo Bonucci. Secondo di due figli, insieme al fratello, cresce nel comune laziale. Tra quelle strade comincia a dare i suoi primi calci al pallone, tra i campetti del quartiere si esibisce nelle prime trionfali muraglie difensive e sigla le prime reti, mostrando quelli che saranno i capisaldi capaci di portarlo in alto, più in alto addirittura di suo fratello maggiore, Riccardo, giocatore in Serie C1 con la Viterbese. Nel Pianoscarano compie tutta la trafila delle giovanili, per poi passare alla Viterbese. Durante la stagione 2004/05 le prime panchine in Serie C2 con la squadra gialloblù fino al provino con l’Inter che, poco dopo (esattamente l’11 luglio 2005), lo ingaggia per 40 mila euro inserendolo nella squadra Primavera. Con la formazione giovanile vince nel 2005/06 la Coppa Italia (tuttavia non scende in campo nella doppia sfida finale proprio contro quel Milan di cui oggi è capitano). Ma le gioie non tardano ad arrivare, sulla panchina della prima squadra siede un certo Roberto Mancini (uno che non se le fa certo dire), l’uomo che il 14 maggio 2006, prendendolo per mano, lo accompagnò alla “scala del calcio”: è il 90° minuto, esce Solari e Bonucci fa il primo passo dentro il calcio che conta. diapositiva1
La storia d’altronde si rincorre, il passato ritorna, ed oggi quella “scala” è di nuovo il suo stadio. Un passato che non bussa mai a caso, tanto che quel passo, oltre a sancire il suo esordio in Serie A, a posteriori, lo farà rientrare ufficialmente nella rosa dei Campioni d’Italia dopo l’assegnazione d’ufficio dello scudetto ai nerazzurri (per effetto delle sentenze di Calciopoli), “scippando” il trofeo proprio a quella che da lì a poco diventerà la sua Juventus. La prima beffa da “diavoletto” alla Vecchia Signora formato San Siro, che coronata dal medesimo sfondo nebbioso milanese, si ripeterà esattamente 12 anni dopo.
Nel mezzo la serie B con il Treviso (40 gare e 4 reti), poi quel Pisa dove inizia a emergere come una delle più valide promesse italiane nel suo ruolo, grazie allo stile di gioco di Ventura volto a favorire la costruzione dell’azione fin dalle retrovie. Bonucci assume così le sembianze del moderno difensore/centrocampista che, in aggiunta, ha pure un discreto fiuto del goal. Quindi Genoa (toccata e fuga) e poi Bari, dove gioca tutte le 38 partite di campionato e il 30 gennaio 2010 trova il suo primo gol in massima categoria: una semirovesciata nella vittoria interna per 4-2 sul Palermo (il 3 marzo dello stesso anno vestirà per la prima volta la maglia azzurra). Fino all’estate del 2010, quando Bonucci viene riscattato dai pugliesi con la complicità della Juventus. I piani bianconeri sono chiari, quando la Juve si muove non lo fa per caso, ed ecco che il 1º luglio 2010 Leonardo approda a Torino per una cifra che si aggira complessivamente intorno ai 16 milioni di euro. Il 29 dello stesso mese l’esordio ufficiale con la maglia bianconera in Europa League contro lo Shamrock Rovers, passa meno di un mese ed ecco la prima rete formato Juventus (contro gli austriaci dello Sturm Graz). Il debutto in campionato arriva dieci giorni più tardi, nella trasferta persa proprio contro il suo vecchio Bari (1-0). Da quel momento in poi è tutto un crescendo: con la Vecchia Signora Bonucci conquista sei scudetti consecutivi (dal 2011/12 al 2016/17), tre Coppe Italia (anch’esse consecutive, dal 2014/15 al 2016717) e tre Supercoppe (2012, 2013 e 2015).diapositiva1
Nonostante l’affiatamento con il compagno di reparto Chiellini, la prima stagione in bianconero è un pò altalenante, il 4-4-2 di Del Neri relega la sua posizione e sfinisce le sue qualità di impostazione. Tutti fattori che, come ripetutosi in gran parte dell’attuale stagione, lo portano ad avere cali di concentrazione e conseguenti errori tecnici. Ma la stagione successiva la storia cambia drasticamente, alla guida della Juventus torna un pezzo di storia bianconera. Antonio Conte studia la retroguardia a 3 elementi, Bonucci diventa playmaker difensivo sancendo, con Chiellini e Barzagli, la nascita della cosiddetta «BBC», la linea difensiva alla base dei successi juventini degli anni avvenire. Il 7 aprile 2012 va a segno nella vittoriosa trasferta di Palermo, 3 punti che sanciscono la conquista della vetta proprio ai danni del Milan, nonchè la volata verso il primo scudetto in maglia bianconera. Nel 2014/15, guidato da Massimiliano Allegri, decide la sfida con la Roma, principale avversaria della Juventus nella corsa allo scudetto, segnando il gol del definitivo 3-2 bianconero. E’ l’ultimo cenno d’intesa tra il tecnico livornese e il ragazzo di Viterbo, annullato da comportamenti che a lungo andare logorano il rapporto anche con lo spogliatoio. Dopo 319 presenze in pelle Juventina, Bonucci saluta tutti e se ne va, probabilmente, nel peggiore dei modi. Sulle sue spalle la battaglia “tra l’angioletto ed il diavolo” viene vinta da quest’ultimo, così, per una cifra che supera il 100% di plusvalenza rispetto al primo ingaggio targato Milano (42 milioni di euro), Leonardo approda a Casa Milan.
Sabato alle 20.45, quel “diavolo” di un Bonucci rientrerà per la prima volta da avversario in quella che è stata la sua casa per 7 anni, per affrontare per la terza volta nella sua vita la Juventus (le due precedenti con il Bari, una vittoria per 3-0 ed una sconfitta per 3-1). Come dice Vasco “al diavolo non si mente”, ma nemmeno al passato, che siano lacrime di gioia o fischi di rabbia non è dato saperlo, la cosa certa è che quella storia porterà con se l’emozioni che l’hanno scritta.diapositiva1

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