Home / Esclusive / METTI UN NATALE A CASA BONUCCI – Mauro e Gabriele, gli ex compagni di squadra: “E’ sempre stato un leader. Nel 2002 festeggiò come un pazzo e quanto gli piace segnare all’Inter…”

METTI UN NATALE A CASA BONUCCI – Mauro e Gabriele, gli ex compagni di squadra: “E’ sempre stato un leader. Nel 2002 festeggiò come un pazzo e quanto gli piace segnare all’Inter…”

Nella vita di un campione non ci sono soltanto soldi e macchine di lusso, amici vip e ricchi sponsor alle spalle. Puoi diventare famoso quanto vuoi, ma alla fine ti poggerai su quelle stesse radici sulle quali, fino ad oggi, sei cresciuto: è così che dopo ogni partita ti senti al telefono con tuo fratello, che non riesci a resistere al richiamo delle cotolette affettuosamente cucinate dalla mamma. E’ così che, nonostante tutti i campioni con cui hai la possibilità di parlare nel tuo spogliatoio, non cesserai di frequentare i compagni di squadra dei primi anni di carriera, quando ancora non eri nessuno. Gabriele Malè e Mauro Baiocco oggi hanno lasciato il calcio per dedicarsi ad altro. Il primo lavora come ingegnere, mentre il secondo è un tecnico informatico con un bellissimo bambino di appena tre anni e mezzo a rallegrargli le giornate. Un tempo, però, erano entrambi aspiranti calciatori impegnati nella Berretti nazionale con la maglia della Viterbese: “Anche se lo conoscevamo già da molto tempo – precisano in coro Mauro e Gabriele – dai tempi della scuola. Poi abbiamo iniziato tutti e tre a giocare a pallone e lo abbiamo fatto fino a 17 anni, quando è partito in direzione Milano. E’ sempre stato un ragazzo pronto allo scherzo, amante del divertimento ma con criterio, un professionista esemplare”. Eh già, il carisma di Leo era evidente già allora, così come l’estrema cura ai particolari: “Pensi che quando facevamo il riscaldamento prima di una partita – continua Mauro chiunque non indossasse la parte sopra della tuta della squadra subiva la ramanzina di Leonardo. Esigeva il massimo rispetto delle regole, anche di quelle più banali. Un’altra testimonianza della sua serietà risale a molti anni fa, quando giocammo le finali del campionato con la Viterbese. Leo, che già era stato acquistato dall‘Inter, con sommo dispiacere rimase a guardare dalla tribuna i suoi compagni, proprio perché voleva evitare di incappare in qualche infortunio”. “Sì, ma delle volte faceva delle pazzie – scherza Gabriele – Mi ricordo che una volta, in occasione di un torneo in Sicilia, io e Leonardo giurammo di farci le mesh bionde nel caso in cui avessimo raggiunto la finale. Bene, ci arrivammo e il giorno dopo tornammo a casa in condizioni oscene”

Ma come era, da un punto di vista tecnico e tattico, il primo Leonardo Bonucci calciatore? “Beh, aveva dei gran piedi – svela sempre Gabriele – e poi era molto intelligente. Lo potevi mettere ovunque e lui avrebbe reso bene in qualunque zona del campo. Giocava spesso mediano o esterno di centrocampo, ma pensi che delle volte ha giocato anche come attaccante! Mi ricordo che in una partita contro la Lazio riuscì a segnare un gol su punizione calciando la palla sotto il set. Bene, da quel giorno sogno che riesca a farlo anche con la maglia della Juventus prima o poi”. Un giocatore carismatico, intelligente e forte, chi avrebbe potuto fermalo dunque? “Antonio Conte è sempre stato un gran rompiscatole – afferma scherzando Gabriele – Mi ha raccontato che questa estate, quando l’Italia già qualificata agli ottavi degli Europei  si trovò davanti l’Irlanda, mai avrebbe potuto pensare di scendere in campo. Il discorso qualificazione era già stato ultimato e non vi era alcun motivo per rischiare un infortunio o roba del genere. Tuttavia Conte non voleva rinunciare a lui: gli spiegò che non ne poteva fare a meno, che serviva anche come leader carismatico ai ragazzi più giovani. Bene, Leo mi ha confidato che a qualunque altro allenatore avrebbe detto di no, ma a Conte era impossibile farlo. Il suo carisma era troppo contagioso”.

E poi Leonardo è sempre stato uno juventino sfegatato – conclude Mauro – Nel giorno del famoso scudetto del 5 maggio 2002 guardammo la partita a casa di amici. Al triplice fischio dell’arbitro ci abbracciammo per poi uscire a festeggiare fra le strade di Viterbo. La squadra alla quale gli piace di più segnare? Guardi, non lo posso dire con certezza ma deduco che sia l’Inter. D’altronde è cresciuto in una famiglia di tifosi nerazzurri…”

 

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