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Padroni al Bernabeu, come nessuno nella storia. Juve, una delusione che ti lancia verso la Champions. Buffon, sfogo esagerato ma comprensibile. E anche condivisibile

Padroni in casa loro, come nessuno mai nella storia.  Undici giganti in uno stadio che trasuda storia. La Juventus ci è andata vicino, terribilmente. Ha scritto una pagina di storia, che verrà ricordata nonostante un lieto fine che non c’è. Era da folli pensare di andare a Madrid e fare tre gol, ma che questi ragazzi siano meravigliosamente anomali lo dimostrano i numeri. Un leone messo in ginocchio nel giro di 60’, domato con cuore, sacrificio e mentalità. I blancos non sono spariti come il Barcellona all’Olimpico. Loro c’erano,  hanno creato, hanno trovato un Buffon gigante in Spagna come lo fu Zoff quasi quarant’anni fa. Si sono imbattuti in una mentalità superiore, che solo una squadra al mondo ha. Anche in Europa, a differenza di quello che qualche “esperto” osa dire. Nove finali giocate nella storia, dietro solo a Milan, Real e Bayern. Due negli ultimi tre anni,  dopo essere ripartiti dalla B. Quinta squadra al mondo ad aver vinto più partite nella competizione, prima in assoluto in Italia.  E’ scienza, è storia. Basterebbe studiarla, sfogliarla. Basterebbe non essere accecati da un rancore verso il bianco e nero tale da impedire ogni riflessione sensata. Già, riflessione sensata… quella che, probabilmente,  è mancata anche al buon Oliver. In certi casi l’arbitro dovrebbe essere l’attore non protagonista per eccellenza. Soprattutto al 93’ di una partita così, soprattutto quando l’episodio in questione è terribilmente dubbio. E l’entrata di Benatia su Vazquez lo è. Lo dimostra il fatto che ne sta parlando tutto il mondo, che in Spagna alcuni se ne sono usciti con “Il furto del secolo”. Per carità, non esageriamo.  Il marocchino è scomposto, ma non travolgente. E’ bravo a rendere dubbio un rigore potenzialmente certo. Insomma, la questione è da 50 e 50. Non c’è la certezza e, già così, l’arbitro dovrebbe lasciar correre. A maggior ragione se il cronometro dice 93’ e se a poter decidere la sfida è il campo. Mandarla ai supplementari non sarebbe significato chiudere un occhio. Non sarebbe significato essere più furbi o scaltri. Avrebbe voluto dire, semplicemente, buonsenso.  E un grande arbitro lo deve avere, deve capire i momenti. In presenza di un episodio molto dubbio, sia chiaro. Perché se fosse stato fallo netto, allora non staremmo nemmeno qui a parlarne. L’arbitro non doveva non fischiare perché davanti aveva la Juventus. O perché la partita dovesse per forza concludersi al 120’ o ai rigori. Perché davanti a lui aveva Buffon, alla sua ultima partita. Non doveva farlo perché l’episodio era dubbio, solo per questo. E quando non c’è certezza si lascia correre, è la prima cosa che insegnano. Il Var, molto probabilmente, non gli avrebbe fatto cambiare idea. Ma chissà, prendendosi qualche minuto in più, avrebbe potuto riflettere su tutto questo. Non lo sapremo mai, così come nessuno potrà avere la certezza di cosa sarebbe accaduto nei supplementari. Il Real avrebbe continuato ad attaccare come negli ultimi 20 minuti? La Juventus avrebbe spaccato la partita con Cuadrado e avrebbe segnato il quarto gol? Si sarebbe deciso tutto ai rigori? Misteri della fede… ma aver arricchito di dubbi un esito che pareva già scritto è di per sé un’impresa. Adesso non resta che utilizzare la moviola in campo anche in Europa, dove le decisoni arbitrali hanno un peso decisamente maggiore rispetto al campionato. Un discorso è un episodio sui 180’, un altro è un rigore non dato su 38 giornate. Lì tutto si bilancia alla fine, qui un po’ meno. Lo dice anche Guardiola, non lo dico solo io eh.

Ripartire, questa la parola d’ordine. La sensazione è che quanto successo rappresenti un punto di partenza e non di naufragio.  La Juve ha certificato la sua grandezza, anche in Europa. “Prima o poi l’alzeremo” Ha detto Chiellini. E questo sembra essere il sentimento dello spogliatoio, ciò a cui hanno pensato anche i suoi compagni subito dopo aver messo da parte la delusione.  Anche perché la Juve ora deve ricevere. Ha dato fin troppo a questa competizione e la ruota prima o poi deve girare. Evoluzione, dunque. Niente rivoluzione per una squadra che non ne ha bisogno. Continuare con la stessa linea, puntando su un mix fra giovani e veterani. Con lo stesso allenatore, possibilmente, e con gran parte di questo gruppo. Obiettivo Madrid 2019 perché la Juve, a differenza di altri, può permetterselo.

Capitolo Buffon: sfogo comprensibile quello del Capitano e chi afferma il contrario lo fa in malafede. Mettersi nei suoi panni non è mai stato così facile, lui al suo ultimo anno, fresco di delusione Mondiale e vittima di un destino atroce. Qualcuno avrebbe reagito anche molto peggio, non dite di no. Il silenzio stampa sarebbe stata la soluzione migliore. La Juventus doveva esprimersi solo per bocca del suo Presidente, il cui discorso è da strappa applausi. Però poi Gigi ha parlato e, sì, anche esagerato nei toni (pattumiera invece del cuore, è un animale, un killer sportivo…).Non nei contenuti, però. Almeno in parte. Partendo sempre da quella concezione, ovvero che il rigore non è netto ma molto dubbio. E che decidere per una cosa così poco chiara una partita del genere sia da uomini senza cuore beh, è vero. Anche cacciarlo lo è. Perché non gli ha tirato nessuna testata, nessun cazzotto. Ha solo protestato (E ci mancherebbe!). Meritava un ultimo duello con Cristiano Ronaldo e non averglielo concesso è da… uomini senza cuore e sensibilità. Tutti a dargli addosso, senza fare il minimo sforzo di capirlo. E se al posto della Juve ci fosse stata l’Italia? Se Buffon avesse detto tutto questo con la maglia della Nazionale e non da Capitano della Juventus?. Preferisco non pensarci. Preferisco riguardarmi la partita. Sì, ne vale la pena. Perché solo questa squadra poteva fare qualcosa di così grande.

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