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Tanti auguri a… Juan Cuadrado! ‘Armi da fuoco, lavoro infantile, sogno ed allegria’

Per la rubrica “Tanti auguri a…” spegne oggi 30 candeline Juan Guillermo Cuadrado Bello, nato a Necocli (Colombia) il 26 maggio 1988, dove ha dovuto affrontare uno dei traumi di cui tutt’oggi fa fatica a parlare. Si tratta infatti della morte di suo padre, argomento del quale discute molto poco. I colpi dei gruppi armati per entrare nel villaggio. Lui che si nasconde sotto il letto e, infine, la triste scoperta: suo padre, Guillermo, un autista di camion a gas, senza vita. Cuadrado aveva solo quattro anni. Per sopravvivere, sua madre, Dona Marcela, inizia a lavorare nelle piantagioni di banane di Apartado. Mentre lei raccoglie e confeziona le banane di esportazione, lascia il figlio in compagnia della nonna. Seppur solo un bambino, molte volte Cuadrado ha aiutato sua madre nel lavoro attaccando gli adesivi sulle banane, e alcune notti, le faceva compagnia accompagnandola ai corsi serali di scuola superiore che frequentava, dormendo al suo fianco mentre lei seguiva le lezioni. Ottenuto il diploma, riuscì a procurarsi un lavoro più remunerativo. Così la madre decide di iscrivere alla scuola calcio quel piccolo bambino che non smetteva mai di prendere a calci qualsiasi cosa avesse una forma sferica, con il sogno di diventare un giorno come il brasiliano Ronaldo. Andò alla scuola Mingo Football Club, dove ha avuto inizio “Neko” (veniva chiamato così dagli amici e dai suoi compagni di squadra). La scalata verso la strada del goleador iniziò quando, con la madre, si trasferirono a Apartado, dove frequentò una scuola del Manchester Football Club, iniziando a giocare come attaccante. Dopo qualche avventura in sud America, giunge finalmente in Italia, dove dopo aver giocato nel Lecce ed essere stato acquistato dall’Udinese, cominciò a far parlare di sé, tanto da essere poi oggetto di desiderio dei fratelli Della Valle, i quali lo portarono tra le file di una Fiorentina allora allenata da Vincenzo Montella. Fu lì che un Luca Toni a fine carriera lo ribattezzò “La Vespa”, “Cuadrado fa perno sul piede sinistro, si dà lo slancio da fermo e parte palla al piede, poi un ronzio, fastidioso ma piacevole da vedere,  uno zig-zagare tra le linee, con andamento irregolare.” Così ne descrisse le giocate il campione del mondo 2006. La consacrazione, il talento, la velocità e quella tecnica portarono il Chelsea ad acquistarlo, ma per lui furono sei mesi spenti in quel di Londra: nei Blues la concorrenza era spietata per il ruolo da titolare, ed in una rosa piena di giocatori con caratteristiche simili a lui o più piazzati fisicamente non trovò molto spazio. Fortunatamente, la Juventus decise di puntare su lui per la fascia, permettendogli di tornare in Italia. Dal 2015 al 2017 giocò in bianconero tramite la formula del prestito, fino a che, il 22 maggio 2017, venne riscattato al prezzo di 20 milioni, diventando a tutti gli effetti quello che per molti era ormai al 100% un giocatore della Juve. “A Londra continuava a sorridere, ma era spento. E’ stato un periodo difficile e io pregavo tutti i giorni perché tornasse in Italia. Sapevo che qui sarebbe tornato il solito Juan. Adesso vive un momento speciale, nel nuovo modulo si esalta“. Così descrisse quel momento Dona Marcela dopo il trasferimento alla Juventus e la ritrovata serenità di suo figlio, lei che lo ha seguito ovunque fino a che, nel marzo 2016, si sposò con quella che era la sua compagna, Diana Botero, nonché madre di sua figlia Lucia, nata nel novembre 2015. Tra l’altro, il matrimonio ha avuto luogo un giorno dopo il 3-1 della Colombia all’Ecuador nella sesta sfida delle qualificazioni sudamericane al Mondiale. Un bellissimo modo di festeggiare l’accesso a Russia 2018 (noi potremmo purtroppo solo guardarli ndr). Restando in argomento nazionale, l’esultanza di Cuadrado arriva proprio da lì. Sì, perché lui  balla il Ras Tas Tas, una rivisitazione della Cumbia, creata assieme a James Rodriguez e Pablo Armero. In sostanza potremmo dire che molti potrebbero solo imparare da come lui ha saputo cogliere le occasioni che la vita gli ha offerto, passando da un’infanzia difficile in un sud America ostico alla consacrazione ed ammirazione come uomo di sport. Possiamo solo augurarti feliz cumpleaños Juan, e, anche se probabilmente il grande avvocato Agnelli ti descriverebbe “bravo ragazzo, ma dovrebbe vestirsi meglio e tagliarsi quei capelli, sembra un casco di banane“, per noi sei semplicemente esempio. (Tranne per come eri vestito al matrimonio, quello magari non tutte le donne lo apprezzerebbero!) 

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(Cuadrado con la moglie Diana Botero il giorno del loro matrimonio)

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