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Tanti auguri a… Medhi Benatia! Dalla ‘maledizione’ alle polemiche in Germania. Storia e aneddoti del leone del Marocco

Compie gli anni oggi Medhi Amine Benatia El Moutaqui, nato il 17 aprile 1987 a Courcouronnes (Francia), neanche quaranta chilometri a sud di Parigi. Da padre marocchino ( motivo per il quale poi sceglierà la nazionale dei Leoni dell’Atlante) e madre d’origine algerina. Cresciuto nella banlieue parigina di Evry, dove suo padre giocava nella squadra locale e dove lui avrebbe poi mosso i primi calci, da attaccante. Formalmente cresciuto nell’Olimpique Marseille, dove non trova il giusto sostegno, finendo per essere prestato due volte: prima al Tours e poi al Clermont Foot 63, entrambe militanti in Ligue 2. Una bella rivincita arriva quando, l’allora tecnico dell’OM, Josè Anigo riconobbe l’errore nel non volergli dar spazio: “Forse ci siamo sbagliati, di sicuro non abbiamo creduto in lui” e lui, proprio a proposito del suo ex allenatore, non conserva un bel ricordo: “Mi aveva dato il disgusto per il calcio”. Chi di noi non vorrebbe sentire il proprio ex capo pentirsi di non averci dato più fiducia? Sicuramente molti, ma un altro episodio curioso accadde prima del Marsiglia. Benatia aveva fatto una stagione nelle giovanili del Guingamp, e dato importante, era passato per l’Institut national de football (INF) di Clairefontaine. Forse la migliore tra le accademie d’élite supervisionate dalla Federcalcio francese. Personaggi come Henry, Anelka, Ben Arfa e Matuidi sono passati di lì. Lui no. Lui è stato cacciato. Oggi racconta che ci fu una rissa con gente più grande, si difese con delle forbici e finì in commissariato. Il direttore gli gettò addosso una maledizione: “Chi viene buttato fuori da qui, non diventa un professionista. Non è mai successo”. Per la delusione del direttore la maledizione non si avvera, anzi! “Dal momento in cui si è seri, tutto è possibile”, sostiene lui. Che la serietà pare averla come compagna, tanto nel rigore da professionista quanto nella gravità senza allegria. È difficile trovare immagini di Benatia che si diverte: Quando sorride, si direbbe lo faccia per educazione. Un Pirlo versione marocchina potremmo dire, sia per i piedi educati, la capacità di lettura e d’anticipo e una certa eleganza del suo calcio e anche perché, come il talento nostrano bresciano, non ha mai avuto molti peli sulla lingua, come quando in un’intervista a Onze Mondial, quando il giornalista si stupisce che abbia votato Lewandowski, Vidal e Pogba al Pallone d’Oro, Benatia risponde: “Se si vuole parlare di calcio, con me si può. Nessun problema, conosco il mio sport. Se si deve votare come al solito, allora ok, datemi Messi, Ronaldo e Neymar. Io voto per chi mi pare. Se non siete contenti, levatemi il diritto di voto.” D’altronde lui è così. Prendere o lasciare. E non lo nega “Dico sempre quello che penso, è il mio difetto più grande”. Certamente anche Crozza, dopo la risposta sul profilo personale del giocatore si è accorto che con lui certe battute è meglio evitarle! Nel suo cammino fino alle fila della Juventus passa per Udine e Roma, mostrandosi di un livello superiore rispetto al classico centrale. Nel 20013/14, con la società capitolina è il difensore che segna di più in Italia, arrivando a segnarne 5 e maturare il gesto della mitragliatrice come esultanza. Dopo una bufera di polemiche sul suo passaggio al Bayer Monaco, segna la sua prima rete in Bundesliga, e, come di consueto, esulta a modo suo. A Monaco però non la prendono bene, e lo obbligano a smetterla subito. Tempo dopo gli venne chiesto come mai smise di fare quel gesto tipico dopo il gol, e lui risposte: “Esultai così e in società mi chiesero di evitare. Vorrei fosse chiaro che il mio non era un messaggio politico o militare. Con quell’esultanza volevo solo dire <<segno un sacco di gol, bumbumbum>> . Non volevo sembrare aggressivo o ferire la sensibilità di qualcuno. Ma non ho problemi ad evitare di esultare così.” Il ritorno all’Olimpico come avversario solo pochi mesi dopo, la notte che il suo Bayern travolge per 1-7 i giallorossi. Viene tempestato di fischi. “Quando gioco, non guardo in faccia nessuno. Non ho amici.” Diceva a ridosso di quella gara, la quale rappresenta un messaggio importante: indietro non si torna. Si renderà noto in un altro episodio che suscita qualche polemica in Germania: quella famosa busta paga dimenticata in macchina che fece ingelosire i compagni che guadagnavano meno di lui (si, in Germania non si rendono note le cifre guadagnate dai calciatori). Arriva alla Juventus, dove ritrova il suo amico Pjanić, compagno di stanza alla Roma, che tempo fa ha definito il “più forte centrocampista del mondo” e che a propria volta lo definì il “miglior difensore della serie A”. Da quando arrivò alla Roma, continuò a tenersi in contatto con i compagni dei tempi del Clermont, che ora venivano intervistati perché erano stati suoi compagni, e dicevano: “Non ha mai dimenticato da dove viene”. Tanti auguri Medhi, leone indomabile!

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