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Tanti auguri a… Wojciech Szczesny! Dalle denunce per uso di Hippy crack al ballo da sala. Curiosità e aneddoti sull’erede di Buffon

Spegne oggi 28 candeline Wojciech Szczesny, il giocatore dal cognome che ricorda un codice fiscale per via della sua difficoltà (qui un video dal Corriere della Sera che spiega come pronunciarlo https://video.corriere.it/ecco-come-si-pronuncia-wojciech-szczesny/239fb260-309a-11e5-8ebc-a14255a4c77f ). Nato a Varsavia il 28 aprile del 1990, ha il ruolo del portiere nel suo dna: suo padre, Maciej Szczesny è stato a sua volta un portiere che ha collezionato 7 presenze con la nazionale polacca tra il 1991 e il 1996 e anche suo fratello, Jan è un portiere e gioca attualmente per il Gwardia Varsavia. Bisogna però dire che non sempre ha amato questo ruolo: “In porta per passione o perché ci gioco fin da piccolo? Adesso ci gioco per passione, però, da bambino sognavo di fare l’attaccante, volevo fare gol. Visto che non ero molto forte, l’allenatore del settore giovanile mi spostò in porta: è andata bene”. Bene, forse, è un eufemismo, in quanto per molti sarà un ottimo sostituto per il dopo Buffon: ha già dimostrato in questi mesi di possedere  quella stoffa e quel fattore X che alla Juve cercano. Ed è proprio il numero uno bianconero ad elargire complimenti per il suo vice: cosa dovuta? No, perché Gigi non ha mai parlato tanto bene quanto di lui. “Fare il suo secondo è una esperienza di vita: ero ragazzino quando lui diventava campione del mondo. Lo ringrazio dei complimenti, ma quello che sono non basta ancora”. Umile, dinamico e soprattutto semplice. Si, perché lo stereotipo del ragazzo freddo polacco non gli si addice, anzi! Nel novembre del 2008 ha subito un brutto infortunio nella palestra dell’Arsenal. Ha perso l’equilibrio durante un esercizio e il pesante bilanciere che stava sollevando gli ha fratturato entrambi gli avambracci. Gli sono state inserite due placche metalliche. Quando gli chiedono delle due cicatrici lui scherza così: “Una me la sono fatta in guerra, l’atra è dovuta al morso di uno squalo”. Rimanendo sempre nel periodo Arsenal, non si può dimenticare quando Wenger lo riprese perché fumava sotto la doccia, e di quando un tifoso lo ha ‘denunciato’ ai media perché lo ha sorpreso mentre inalava “Hippy crack”, la droga legale che da un paio d’anni nel Regno Unito è diventata una vera e propria moda di massa (Tecnicamente si tratta di ossido di diazoto, perfettamente legale. L’effetto è quello di un gas esilarante) Legale, appunto, ma quantomeno controverso e, comunque, non adatto alla vita salutista richiesta ad un atleta. “Era con delle ragazze che lo facevano, poi gli hanno passato il palloncino e lo ha respirato anche lui”. Oggi ormai è sposato con la bellissima cantante ucraina Marina Luczenko: “Ancora non ci credo. Un giorno vidi un suo video e riuscii solo a dire: uh. Era la ragazza più bella che avessi mai visto. Non me la sono più tolta dalla testa e sono andato a cercarla, riuscendo a conoscerla attraverso amici in comune. E l’ho conquistata. Questa cosa mi ha dato un’enorme fiducia in me stesso, mai e poi mai avrei immaginato di mettermi con una come lei. È come vedere un film con Angelina Jolie, innamorarsene e venire corrisposti: quante volte può succedere?”. Non solo l’amore in quel di Londra per Szczesny; purtroppo il rapporto con il celebre allenatore Wenger non è stato idilliaco come avrebbe voluto lui. Da sempre tifoso dei Gunners, ebbe però una delusione quando, di ritorno dalla Roma, non fu confermato dalla squadra londinese. “Ne diventai tifoso da bambino vedendo Henry giocare a 16 anni. Pensavo che avrei passato tutta la vita lì, come Totti alla Roma, e anche quando sono andato via in prestito credevo di tornare: perciò a Roma non ho imparato una parola di italiano, mi sentivo in transito e a Londra non mi sarebbe servito. Solo quando ho capito che l’Arsenal non mi avrebbe ripreso mi sono messo a imparare la vostra lingua. La mia prima parola in italiano l’ho pronunciata nove mesi fa. Mai andato a lezione. Mi sono messo ad ascoltare con attenzione”. Nella città capitolina è senz’altro cresciuto molto a livello atletico, ma ai romani è rimasto anche impresso il suo primo giorno: il polacco, circondato da fotografi ed operatori televisivi, si è infilato subito dentro un Van scuro parcheggiato all’esterno ma in realtà quello giusto, che lo attendeva, era una cinquantina di metri più avanti. Un ragazzo semplice come molti insomma, ma se gli si chiedesse cosa avrebbe fatto se non avesse avuto la fortuna di diventare così grande, lui avrebbe voluto fare l’interior designer. Strano eh? Per sua ammissione racconta così la sua seconda passione dopo il calcio : “Quando andai a vivere da solo, a Londra, ero molto giovane e non avevo i soldi per pagarmi un architetto, arredai casa da solo e mi entusiasmai. Ora compro almeno una casa all’anno, a Londra o a Varsavia, e ne studio ristrutturazione e arredamento. Ho un’applicazione sul Mac che lavora in 3D, in Polonia ho preso un architetto a collaborare con me. Penso sia il mio futuro”. Sempre a proposito di passioni, nonostante abbia esordito nel calcio professionistico a soli 15 anni, Wojciech ha avuto anche degli approcci con altri sport prima del football. Dall’età di sette anni fino ai nove ha praticato ballo da sala, anche se, per sua stessa ammissione, la sua altezza lo rendeva un po’ legnoso. “Mi imbarazza un po’ parlarne ora, ma è stato il primo sport che ho praticato, se lo si può chiamare sport. Ero alto ed ero un po’ impacciato, ma stavo apprendendo i passi e come muovermi”. Possiamo solo augurare tanti auguri a questo campione, e ricordandolo in questa foto con una sua fan (Si, non è la moglie, e non chiedeteglielo, perché si arrabbia!)

no5

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