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VAR, Marelli: “Ci sono stati degli errori, ma alcune lamentele…”

Sulle  pagine di TMW arriva il commento dell’ex arbitro Luca Marelli: “Sicuramente c’è stato qualche errore, l’abbiamo rilevato un po’ tutti. Il problema più reale è quello relativo all’utilizzo della tecnologia: a mio parere le restrizioni imposte dal nuovo protocollo hanno portato confusione tra gli arbitri, che tendono a non intervenire su situazioni che possano essere considerate latamente soggettive. Non è un caso che molti degli episodi in cui il VAR effettivamente interviene sono quelli relativi a tocchi di mano, cioè quelli che più facilmente possono sfuggire al controllo dell’arbitro”. Cosa è cambiato nel protocollo e come sta influendo sulle decisioni arbitrali? “È stata modificata soltanto la dizione, che però non è certo poco: gli inglesi hanno tanti difetti, tra cui una cucina pessima, ma la grammatica la conoscono. È stato aggiunto un rafforzativo: il VAR va usato in caso di errore che non sia solo chiaro ma anche evidente. Evidentemente l’intenzione era quella di restringere l’ambito di applicazione della tecnologia: quando si aggiunge un rafforzativo si vuole specificare un argomento. In questo caso, però, è una contraddizione in termini: il protocollo dice che la valutazione spetta all’arbitro e che il VAR può intervenire su errori evidenti. Se erano evidenti, però, l’arbitro li avrà già valutati, a meno che non lo abbia visti. E quindi si torna ai falli di mano. Che però sono una percentuale secondaria sul totale degli eventi”. Una novità che non convince, in buona sostanza. “Che ha creato un po’ di caos, perché il protocollo è scritto male: andrà rivisto e corretto. Consideriamo che la NFL ci ha messo quasi vent’anni ad arrivare a una definizione convincente del concetto di instant replay. Da noi ci vorrà meno, anche perché abbiamo il loro esempio. A tal proposito, chi paragona il calcio a tennis o volley sbaglia: il calcio è uno sport di contatto, e ha un modello in uno sport molto simile come il football americano da poter seguire in questo campo”. Cairo, e non solo lui, ha proposto di introdurre la possibilità per gli allenatori di chiedere l’utilizzo del VAR. Come il challenge nel tennis. “Ci si arriverà. In realtà già nella riunione di marzo 2018 Rizzoli ha fatto arrivare all’IFAB una proposta italiana per introdurre un certo numero di challenge a partita. L’IFAB l’ha bocciato, ma questo dà l’idea di una cosa molto importante: gli arbitri italiani non hanno alcuna intenzione di reclamare a sé tutte le decisioni. Chiedere un challenge vuol dire chiedere di introdurre l’oggettività massima nella valutazione di un episodio. Tornando alla NFL, loro ci hanno messo vent’anni ad arrivarci: l’instant replay è stato introdotto negli anni ’70 ma usato solo dagli arbitri fino al ’92. Poi la moviola è stata abolita fino al ’99 e quando si è tornati a usarla sono stati introdotti i challenge”.Quanto tempo ci serve? “Meno di questi vent’anni, come dicevo. Ma dobbiamo darci il tempo di adeguarci, come a tutte le novità. Faccio l’esempio dei cellulari: prima pesavano 4 chili e prendevano nel 10% del territorio. Oggi, se ci dicessero di usarlo solo 30 minuti al giorno non avrebbe molto senso. L’anno scorso in Italia il VAR si è dimostrato uno strumento eccellente, che viene utilizzato dall’essere umano, oggettivamente imperfetto. Per come usato in questa prima parte di stagione invece mi pare inutile: i falli di mano, appunto. E poi basta, o quasi”. Gli episodi più clamorosi? “Ormai di questi episodi si è parlato così tanto che personalmente mi interessa anche poco. Secondo me è più importante capire come risolvere il problema, e anche l’opinione pubblica può far sentire la sua pressione per far capire che il VAR va usato come l’anno scorso. Io vorrei un utilizzo più massiccio del VAR: non si perde così tanto tempo e anzi ha introdotto ulteriore suspense. Se la partita si interrompe per un paio di minuti, non per un finto infortunio, ma per valutare una decisione, non dà fastidio a nessuno e anzi fa parte del gioco, non si percepisce alcuna perdita di tempo”. Alcune squadre però hanno avuto di che lamentarsi in modo molto concreto. L’Atalanta è la più penalizzata? “Probabilmente sì, ma le rispondo con una mezza provocazione: l’anno scorso di questo periodo cominciavano le lamentele della Lazio. Che oggettivamente aveva subito qualche errore, come è altrettanto oggettivamente capitato finora all’Atalanta: hanno incassato un rigore che non esisteva contro la Fiorentina. Ma anche l’Inter contro il Sassuolo ha visto una direzione di gara non soddisfacente. Il punto è che capita un po’ a tutti, in modo casuale. E basta leggere i dati. Penso alla polemica più comica di tutte: quella sulle ammonizioni della Juventus. Per molti ne riceve poche, invece è una delle squadre che in rapporto ai falli commessi viene ammonita più spesso”.

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