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A tutto Max: “Andiamo a Monaco per vincere. Dybala secondo solo a Messi e Ronaldo”

Lunga intervista di Massimiliano Allegri al Corriere dello Sport:
Massimiliano Allegri, la sua Juve a San Siro ha rischiato grosso…
«E’ stata una serata positiva: abbiamo perso dopo tantissime partite, ma abbiamo raggiunto la finale di Coppa Italia. E’ stata la sconfitta più dolce che poteva capitarci, utile per il nostro percorso di crescita: avevo tanti ragazzi di 22 o 23 anni».
Sa che da 56 anni la Juve non raggiungeva due finali consecutive?
«E’ un bel risultato, anche perché il cammino è stato duro: abbiamo incrociato Torino, Lazio e Inter…».
Troverà il Milan, a caccia d’un trofeo dopo anni: l’ultimo, la Supercoppa italiana 2012, chi l’ha vinto?
«Io, cioè il Milan».
Una grande finale all’Olimpico.
«Sarà una bella sfida: con il Milan, come con l’Inter, sono sempre affascinanti».
Siete in fondo alla Coppa e solitari in cima al la A: i tifosi sognano un nuovo Double…
«C’è tanto entusiasmo, ma facciamo un passettino alla volta. Questa finale è in tasca, da qui a Pasqua ci attendono tre partite determinanti in campionato e la Champions che è sempre un terno al lotto».
Il Napoli è tre gradini sotto, ma non molla.
«Ha la possibilità di fare tante vittorie, dobbiamo state attenti e pensare partita per partita: vinciamo la prossima e ce ne sarà una in meno…».
Immaginava che Sarri riuscisse a imprimere subito un’impronta vincente?
«E’ stato molto bravo a scegliere un sistema di gioco capace di esaltare la qualità del Napoli. Ottima l’intuizione di schierare Hamsik mezz’ala».
Marotta ha confidato d’averlo seguito a lungo…
«E’ molto bravo. Avrebbe giocato così anche nella mia Juve».
Higuain ha segnato 25 gol…
«Con Lewandowski e Suarez, è uno dei migliori centravanti al mondo. Aggiungo Benzema, se sta bene».
A Napoli tirano spesso in ballo il fatturato…
«Ci sono statistiche che ne svelano l’incidenza: in semifinale di Champions, Real, Barcellona e Bayern arrivano sempre. Detto questo, il calcio è l’unico sport dove il più debole può battere il più forte: ci sono altri fattori, altrimenti il Leicester non sarebbe lassù in Premier. La verità è che tutto si usa quando ci fa comodo…».
In Serie A sarà volata a due, o giudica Roma e Fiorentina ancora in corsa?
«La Roma ha la possibilità di realizzare un filotto, le può vincere tutte da qui alla fine: la qualità dei giocatori è eccellente e Spalletti ha trasmesso un’idea di gioco diversa. Potenzialmente può arrivare a 86 punti, potrà sfruttare gli scontri diretti».
Paulo Sousa l’ha sorpresa?
«In positivo. Ma mi aveva sorpreso già al Basilea. E’ sveglio, ha capito subito il nostro calcio».
Considerato che Sarri è nato a Napoli per caso, in cima alla A ci sono tre tecnici toscani…
«Ce ne sono e ce ne sono stati tanti: i piombinesi, come Agroppi e Sonetti, i viareggini come Fascetti e Lippi. E’ un’altra statistica…».
Lei crede alle statistiche?
«Di quelle relative alle prestazioni dei calciatori mi fido il giusto. Mi dicono se uno ha corso tanto o poco, io voglio vedere e capire perché. E soprattutto se ha corso bene o male».
A proposito di allenatori, per chi voterà lunedì alla Panchina d’Oro?
«Pioli: alla guida della Lazio ha fatto una stagione eccezionale».
L’Inter è lontanissima dalla zona scudetto: era più facile immaginare il crollo nerazzurro, a parte l’exploit di mercoledì, o la vostra rincorsa?
«La nostra rincorsa. L’Inter dimostra semplicemente come il calcio sia una brutta bestia: bisogna essere bravi a vivere di equilibrio senza cedere all’euforia nei momenti d’oro o alla depressione quando tutto gira male».
Come ha gestito il periodaccio d’inizio stagione?
«Ho deciso di dire basta, di non pensare al problema e cercare piuttosto la soluzione. Devi staccare, o perdi lucidità».
Quando nel corridoio dell’Olimpico ci disse che avrebbe battuto il record, che avrebbe vinto lo scudetto partendo con due sconfitte, ci credeva davvero o lo disse per fare una battuta?
«No, io ci credevo».
In verità non ha mai perso la fiducia.
«Avevo trovato segnali positivi anche nelle sconfitte con Roma e Napoli, poi a San Siro con l’Inter ho capito che la svolta era vicina: contro la capolista, giocammo con grande personalità. Quindici vittorie non se le aspettava nessuno, però della risalita ero sicuro».
La Juventus è in corsa anche in Champions, grazie alla prodigiosa rimonta con il Bayern: impresa possibile?
«E’ durissima, ma ci credo. Quando giochi con una delle favorite in partite d’andata e ritorno, è importante ridurre il passaggio di turno a un solo match».
Guardiola è tra i più stimati tecnici del mondo: qual è per lei il tecnico perfetto?
«Quello che fa meno danni: incidono le idee, la capacità di trasmetterle, la psicologia, ma la vera differenza la fanno i calciatori. Se tutti fossero uguali, non ci sarebbe il mercato. Invece, nel calcio come nella vita, esistono le categorie: se vuoi vincere una causa delicata, scegli l’avvocato migliore, se vuoi vincere la Coppa dei campioni scegli i calciatori migliori. Un anno può andarti bene, ma alla lunga i valori emergono».
Al di là dell’esito degli ottavi, come giudica il percorso di maturazione internazionale della Juventus?
«Buono, ma migliorabile. Il girone è stato molto bello ed è stato un peccato non essere arrivati primi. La consapevolezza è sempre maggiore, si cresce anche nelle difficoltà».
Si aspettava una consacrazione così rapida di Dybala?
«Sì, bastava solo guardarlo negli occhi: ha il viso da bambino, ma lo sguardo assassino. Tempo due anni e può arrivare al top, appena dietro Ronaldo e Messi. Sono felice che abbia segnato con il Bayern, altrimenti chissà in quanti avrebbero detto che non ha dimensione europea».
A inizio stagione è stato criticato perfino Mandzukic…
«A volte non capisco come si faccia, lui ha fatto bene ovunque sia andato. Chi ci gioca accanto, gioca bene, è bravo tecnicamente e trascina».
Con Mandzukic e Dybala spesso gemelli, Morata è scivolato spesso in panchina.
«Morata è un grande giocatore. Ha pagato un po’ lo scotto delle responsabilità maggiori in un attacco fatto di altri giovani, a parte Mandzukic: l’anno scorso, pur grande acquisto, era un ragazzo del Real».
Lei a volte bacchetta le leziosità di Pogba…
«Ha fatto passi avanti, ma deve migliorare ancora: tutti gli dicono che è bello e bravo, così finisce per specchiarsi. A 23 anni è comprensibile».
Ha allenato Gattuso: lo rivede in Sturaro?
«Sì, ma Sturaro non ha ancora la continuità e deve diventare più consapevole della propria forza. Per corsa e temperamento può diventare come Rino, che però rima ne unico: ancora negli ultimi anni di carriera, lavorava per migliorare. La differenza tra medio e grande giocatore è questa. Nel basket un pivot con le mani quadrate migliora tirando mille volte, così chi fa 100 cross a settimana s’affina. Credo nel gesto ripetitivo del singolo, nel tiro nel dribbling e nel lancio, meno in quello della squadra. Può mandare gli schemi a memoria, ma se davanti hai Messi le cose cambiano».
La Juve è giovane, ma ha grandi chiocce…
«Quando i vecchi sono tornati in squadra, è iniziata la rimonta».
Buffon attraversa un momento d’oro…
«E’ un momento che dura da vent’anni».
Donnarumma può diventare il suo erede?
«Può fare un grande percorso, perché a 17 anni non è facile giocare nel Milan. Diventare erede di Buffon è un’altra cosa».
Barzagli, Bonucci, Chellini: ovvio che Rugani giochi poco.
«C’è anche Caceres, giocatore fondamentale. Detto questo, ognuno ha i suoi tempi di crescita: quelli di Rugani sono maggiori di altri giovani, deve diventare più sfrontato».
Hernanes, cambiando ruolo, è tornato grande.
«Ha le caratteristiche adatte per stare davanti alla difesa: si è calato nel ruolo e ha margini di miglioramento importanti. Può anche fare la mezz’ala di regìa come Khedira e può giocare come regista con Marchisio interno».
Le manca il trequartista?
«Giochiamo con il 3-5-2, ma sempre con un uomo tra le linee, nel nostro caso Dybala, che aiuta nello sviluppo. Due sarebbero meglio, hai più traiettorie di passaggio. In Italia, sin dalle giovanili, non si lavora sull’occupazione degli spazi, ma sugli schemi, come se fossimo al computer e sottraendo creatività. Sento parlare di intensità, ma quella è data dalla tecnica che permette di tenere palla facendola correre velocemente. Sennò, i maratoneti sarebbero intensissimi».
Cuadrado è più disciplinato sul piano tattico?
(sorride) «Diciamo che si è “civilizzato”. E’ migliorato molto».
La sua squadra è stata falcidiata dagli infortuni muscolari: si è interrogato sulla causa?
«Semplice: ho dato una settimana di riposo in più dopo una stagione straordinaria e abbiamo pagato. E’ mancata la base alla preparazione».
Si discute molto di Totti, dell’opportunità di continuare o smettere…
«L’addio è un dazio che ogni grande calciatore, ogni grande artista, deve pagare. E’ un sacrificio da mettere in conto se si vuole uscire da vincitori, come hanno fatto Mina nella musica e Platini nel calcio. Smettere è dura, se sei stato un campione, ma se trovi la forza è la cosa migliore. Tutto ha un tempo, poi la scelta è soggettiva. In assoluto credo che le società dovrebbero organizzare dei corsi per preparare il post carriera: non è semplice psicologicamente ed essere aiutati è importante».
Lei quando capì di dover smettere?
«Quando durante un allenamento, il campo mi sembrava un aeroporto… Guardavo la bandierina in fondo e mi sembrava di non raggiungerla mai, come se fossi sul tapis roulant».
Pensi il prossimo anno: Ancelotti al Bayern, Conte al Chelsea, Ranieri campione d’Inghilterra con il Leicester, Allegri al Real o al Psg…
«Per un mese e mezzo hanno detto che studiavo inglese, ora di punto in bianco dovrei studiare spagnolo e francese: come faccio (sorride ancora), io a scuola non ci sono mai andato…».
Se dovesse lasciare l’Italia, quale scuola calcistica l’attrae di più?
«Quando sarà il momento, mi piacerebbe conoscere diverse culture come ha fatto Ancelotti. Ma adesso sto bene alla Juve».
Conte andrà al Chelsea.
«Farà bene di sicuro».
Si parla anche d’una sua candidatura per sostituirlo in azzurro.
«A fine carriera mi piacerebbe diventare ct, ma penso di essere ancora giovane».
Che differenze rileva tra Agnelli e Berlusconi?
«Con Andrea non parliamo mai di calcio, a Berlusconi piaceva…».
La definiscono aziendalista e non per tutti è un complimento…
«Io dico solo che se uno non è contento di dove sta, saluta e va via. Oppure resta
e parla chiaro: queste le scelte e questi gli obiettivi».
Lei ha allenato grandissimi calciatori: il più forte in assoluto?
«Vedere Buffon in allenamento è un piacere, ha una tranquillità da vero campione. Poi Ibra, Ronaldinho, Cassano che magari non corre ma quando passa la palla è eccezionale. E ancora Tevez, Robinho… E Nesta, straordinario nonostante 13 operazioni in carriera. E Thiago Silva, che però alla fine s’è accontentato. Penso che Romagnoli possa ripercorrere le orme di Nesta, lui e Rugani saranno i difensori azzurri del futuro».
Cesare Maldini, che allenava la coppia Cannavaro-Nesta nella Under 21, diceva che quello che si sarebbe buttato nel fuoco per prendere la palla era Cannavaro. Nella coppia Rugani-Romagnoli chi è?
«Romagnoli».
Lei ha allenato Balotelli: un patrimonio perduto o può ancora ritrovarsi?
«Dipende da lui, ha 25 anni… Con me in sei mesi fece bene, ma una volta gli dissi: “Aiutati, che Dio t’aiuta”. Gli manca continuità: è un calciatore e lo deve dimostrare in campo».
Giocatori che l’hanno colpita in questa stagione?
«Missiroli del Sassuolo: è cresciuto moltissimo. Eppoi ci sono tanti giovani, cito Bernardeschi e Sensi. A volte sento dire che non abbiamo talenti, io dico che ci sono e non bisogna buttare sempre tutto a mare».
Dell’Allegri allenatore si sa molto. Che ci dice dell’Allegri uomo, ormai vicino ai cinquant’anni?
«Più invecchio, più divento calmo: cerco l’equilibrio e la tranquillità. E ritaglio spazi oltre il pallone: qualunque lavoro fai, non puoi lavorare 24 ore al giorno».
La popolarità l’ha cambiata, le ha imposto rinunce?
«No, vado anche a fare la spesa, mi piace riempire il carrello… La mia fortuna è essere rimasto attaccato a Livorno, è casa mia e ci sono i miei amici di sempre. Torno ragazzo, l’arte del cazzeggio mi riesce bene…».
Sua figlia Valentina è una piccola star del web…
«Si diverte, come è normale a vent’anni. Io le dico solo di stare attenta nell’uso dei social».
Lei ha creato una app per allenatori, Mr Allegri tactis…
«Condividere l’esperienza mi piace, è un’iniziativa rivolta soprattutto ai settori giovanili, ma non solo, e sono soddisfatto di come è stata accolta: si parla di tattica e preparazione, di alimentazione e psicologia. Un domani, vorrei andare in giro per il mondo a parlare di calcio».
Cosa pensa del progetto di una Super Laague?
«Finirà così, è inevitabile: il dislivello tra club è troppo netto».
Mancano cento giorni all’Europeo: dove può arrivare l’Italia?
«Sono ottimista, faremo bene: obiettivo minimo è la semifinale».
Se malauguratamente la Juve non arriva in finale di Champions e le chiedono di anticipare la finale di Coppa Italia, a lei va bene?
«E’ un discorso societario, ma per la regolarità del campionato direi di no: mai come quest’anno, dal primo al sesto posto, si deciderà tutto in fondo».
allegri2

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