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Allarme infermeria ma la Juve ruggisce con Mandzukic

Il succo è sempre quello: il ruggente Mandzukic si carica di tutte le responsabilità offensive della Juventus, le due ali provano a ispirarlo o, volendo, approfittano dei varchi che il potente croato può aprire nell’area avversaria. Non è il meglio che la Juventus può offrire, ma date le circostanze, poteva andare molto peggio. Lo schieramento iniziale rimane all’altezza della situazione e, almeno sulla carta, non brucia nessuna possibilità di vittoria ai bianconeri. Il centrocampo con Khedira, Marchisio e Pjanic promette bene, anche in zona gol e oltretutto la qualità dei piedi in Champions paga sempre di più che in campionato. E’, insomma, uno scenario stuzzicante per chi gioca e per chi assiste.
Malocchio andaluso
Certo, la lista delle possibili sostituzioni non è quell’elenco sontuoso delle partite a organico pieno, quando Allegri può girarsi e scegliere come in gioielleria chi mandare in campo per rinfrescare la formazione. Corta come una giornata invernale, la panchina della Juventus questa sera ospiterà Neto, Chiellini (che ha recuperato, ma non viene rischiato), Hernanes, Lemina, Sturaro e i due Primavera Merio e Kean. E’ una costante quando i bianconeri capitano al vetusto Pizjuan, che evidentemente non porta bene, considerato che pure l’anno scorso la panchina era smunta: Neto, Rugani, Vitale, Pellini, Cuadrado e Morselli. Ma è lo spirito che quest’anno sembra diverso, oltre al fatto che almeno c’è Mario Mandzukic, l’uomo forse più adatto a trascinare da solo la fase offensiva, facendo a sportellate col mondo, approfittando di una condizione molto più che brillante. Ed è pure la Juventus nel suo insieme che non sembra particolarmente turbata dalle assenze, consapevole che può scrivere un pezzettino di storia di questa Champions League.
Gli scalatori
In fondo, nell’era Allegri le migliori Juventus di Champions League sono state quelle che partivano sfavorite o quasi: a Dortmund, a Madrid, a Manchester (contro il City) e, perché no, anche a Monaco di Baviera, quando fino agli ultimi secondi di partita stava prendendo corpo una delle più grandi imprese europee dei bianconeri. E questa sera la Juventus non è certamente favorita. Con assenze pesantissime e contro un Siviglia lanciato ai mille all’ora (in casa le ha vinte tutte tranne quella contro il Barcellona), la squadra ha davanti una salita: chissà, quindi, non venga fuori lo spirito scalatore degli uomini di Allegri, pronti a pedalare con intensità nella partita che vale il primo posto nel girone.
La scommessa
Un primo posto che potrebbe anche valere poco, come fa notare lo stesso Allegri, uno dei massimi studiosi di classifiche, che ha già fatto due calcoli stabilendo come il primato non vale per forza un sorteggio più facile. Ma è un primo posto che stimola al di là dell’urna la Juventus di quest’anno, tanto diversa da quella dell’anno scorso: nello spirito più ancora che nei nomi. La consapevolezza di un maggiore spessore europeo e la volontà di lasciare il segno in Champions League motivano ferocemente la squadra bianconera, smaniosa di centrare una prestazione brillante anche in Coppa per scrollarsi di dosso pregiudizi e le eventuali insicurezze di chi deve crederci un po’ di più.
La vendetta
A Siviglia la Juventus può darsi lo scrollone definitivo e acquisire nuove certezze mentali più che tecniche o tattiche. Il dominio incontrastato in campionato tende a placare l’ardore agonistico e l’intensità necessaria in Champions League, l’emergenza infortuni potrebbe essere la scintilla per ritrovare l’atteggiamento giusto. La Juventus questa sera può vendicarsi della sconfitta dell’anno scorso, ma vendicarsi contro se stessa e quell’approccio molle da qualificazione già acquisita. Senza Higuain non basta Mandzukic, ne servono undici.

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