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Allegri, le strategie del gruppo e le sfide al Porto e alla Roma

Massimiliano Allegri ha ricevuto ieri sera il premio di Allenatore dell’Anno dall’Ussi Subalpina, l’associazione dei giornalisti sportivi del Piemonte. Il riconoscimento è legato alla strepitosa cavalcata della scorsa stagione, quando la Juventus seppe rimontare dal 14° posto a -11 dalla Roma allora capolista, fino a uno scudetto impensabile dopo dieci giornate.«Pensiamo ai nostri obiettivi, siamo quasi a metà, ci mancano due partite, con la Supercoppa a Doha. E da gennaio partirà la discesa verso giugno», poi riaffiora nella memoria la sua seconda stagione da allenatore juventino: «Dopo un buonissimo primo anno, il secondo è stato davvero particolare: iniziato malissimo, poi è diventato straordinario e irripetibile. Ce lo ricorderemo ancora a lungo, perché tra un po’ di anni avrà ancor più valore». Un accenno anche all’inserimento dei nuovi: «La società ha lavorato bene sul mercato. Passano giocatori e allenatori, l’importante è avere un club forte alle spalle. Nella Juventus funziona così».

L’andata degli ottavi di Champions contro il Porto è ancora lontana: tempo 70 giorni e si ricomincia. Ma Allegri ha già le idee chiarissime: «Finora ho sentito tanti commenti relativi al fatto che per noi sia stato un sorteggio facile. La verità è che il Porto è abituato a giocare questo tipo di partite. Al di là della forza tecnica – argomenta l’allenatore – c’è una società solida ed esperta dietro una squadra che sa come giocare un ottavo di finale. Ecco perché sarà un impegno difficile». Prima, però, molto prima in calendario c’è la sfida scudetto con la Roma, sabato in prima serata allo Stadium. Allegri avrà tre giorni di tempo per scegliere i profili giusti, che poi sono gli elementi determinanti per poter stabilire il modulo più adatto. Il metodo del tecnico bianconero, del resto, non è un mistero: «Io scelgo – dice spesso Max – immaginando come andrà la partita. L’importante è che chi va in panchina aiuti i compagni in campo, altrimenti si manca loro di rispetto». Il riferimento storico è all’ultimo derby, con Mario Mandzukic sbuffante in panca dopo la sostituzione. Ma il comandamento vale per tutti.

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