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Immagine dal profilo twitter della Juventus

ALLEGRI: “Mi reputo un manager della Juve. Chi vuole rendere il calcio difficile…”

Massimiliano Allegri anticipa in una lunga intervista a Paolo Tomaselli per il Corriere della Sera i temi del suo primo libro, “È molto semplice” (275 pagine, edizione Sperling & Kupfer, 19,90 euro) in uscita il 9 aprile: il manuale delle 32 regole del calcio secondo Max, in cui tutte le sue anime — quella anarchica da «Amici Miei» e quella di allenatore alla corte di Berlusconi e Agnelli — diventano una cosa sola. Il cuore del libro sembra questa frase: “C’è qualcuno che vuole rendere il calcio più difficile e mi fa andare fuori di testa“. “Se ce l’ho più coi colleghi o coi commentatori? Non ce l’ho con nessuno, dico solo che si rende complicato ciò che è semplice – esordisce l’allenatore bianconero -. La semplicità è la cosa più complicata, ma si sta andando verso una direzione non corretta, perché complicare le cose rende ancora più difficile il lavoro. Racconto la mia esperienza di vita, da bambino fino a oggi, e la mia esperienza di calcio, da giocatore e da allenatore. Spero che sia d’aiuto, che serva a qualcuno, non solo nel calcio, ma anche a livello manager”. (...)

 

Allegri esalta i concetti di “squadra cinica” e di “allenatore aziendalista”.

Perché per altri sono quasi degli insulti? Perché hanno modi di vedere diversi dal mio. Un allenatore aziendalista è un allenatore che porta risultati. Io mi reputo un manager dell’azienda Juventus, che alla fine dell’anno deve portare a casa il risultato, non solo a livello sportivo, ma anche a livello di crescita dei giocatori. Risultati che incidono alla fine anche sul bilancio della società. Se in Italia sarà possibile avere un allenatore manager alla Ferguson? Io spero di sì, perché vorrebbe dire rimanere tanti anni alla Juve“.

 

L’allenatore bianconero cita Gaber e dei suoi “polli di allevamento”:

Perché purtroppo si va verso un’idea di calcio in cui i ragazzi non vengono fatti più pensare. Ma se si fanno crescere dei ragazzi “non pensanti”, poi chi smette di giocare a calcio cosa fa nella vita?“.

Sul calcio olandese: “L’Olanda è l’esempio di un sistema in cui sono stati costruiti per molti anni giocatori singoli molto bravi, poi che non abbiano vinto è un altro discorso. Il calcio olandese era un calcio totale perché tutti sapevano giocare in tutte le zone del campo. Il fatto che il calcio olandese sia tornato competitivo è merito dei singoli talenti? Dei singoli talenti all’interno di un sistema che insegna ai ragazzi a giocare a calcio, che non li ‘meccanizza‘”.

 

Sul “cazzeggio creativo”, uno dei suoi cavalli di battaglia: “È importante perché ti stacca dal lavoro quotidiano e ci sono momenti in cui mi serve: non si può pensare di lavorare 24 ore su 24“.

 

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