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Basta feste, ora prendiamoci l’ultimo trofeo

Prima o poi doveva succedere. Sei mesi abbondanti dopo l’ultima volta, che era stata tutto tranne che indolore (ma alla fine anche costruttiva, perché in fondo è dalla notte di Sassuolo che è nato il quinto scudetto bianconero), la Juventus ha scoperto che si può anche perdere. Dopo 26 partite, per la precisione 25 vittorie e im pareggio, ecco il k.o. di Verona, che al di là del risultato consegna a Massimiliano Allegri presagi negativi per la Coppa Italia. La stagione della Juventus non è finita, c’è un altro trofeo da conquistare e la finale si gioca a Roma il 21 maggio. Sarebbe il terzo della stagione, dopo la Supercoppa e il tricolore, ma sopratutto regalerebbe al tecnico un prestigioso primato: battendo il Milan all’Olimpico Max diventerebbe il primo nella storia del calcio italiano ad aver conquistato scudetto e Coppa Italia per due anni di fila. Per questo Allegri non vuole neanche prendere in considerazione la possibilità di vedersi sfuggire il record contro la sua ex squadra e nello stadio in cui festeggiò il primo scudetto (con il Milan nel 2010-11).

ASSENZE La sceneggiatura da favola c’è, perché il finale sia quello giusto ci vogliono però gli interpreti all’altezza. Ieri la Juventus non è stata quella di sempre, le assenze possono essere un alibi fino a un certo punto. Anche perché non saranno le ultime della stagione, il 21 maggio a Roma mancheranno di sicuro Bonucci (squalificato) e Marchisio (stagione finita) e forse anche Khedira (lesione al polpaccio: «Difficilmente ci sarà», ha confermato ieri sera Allegri). Ergo la Signora avrà comunque bisogno di alternative all’altezza. Peccato che le seconde linee in campo ieri non abbiano dato le risposte che ci aspettava.

LEZIONE PER LA FINALE Allegri durante la partita era molto arrabbiato, se l’è presa spesso con Dybala, perché lui pretende sempre tanto dai giocatori di maggiore qualità. Certo, senza Pogba diventa tutto più difficile, però la Juventus non ha mai tirato in porta nel primo tempo, dato che la dice lunga sull’approccio alla gara, e non subiva due reti nello stessa gara da Carpi-Juve del dicembre scorso. L’approccio, proprio quello su cui ha battuto molto l’allenatore nel dopo gara: «Mettiamola così, hanno gli stessi colori del Parma», è stata la sua battuta iniziale per sdrammatizzare, con riferimento alla sconfitta della scorsa stagione contro l’ultima in classifica. Poi ha spiegato: «E’ una sconfitta salutare, a livello mentale abbiamo fatto una brutta partita, non abbiamo vinto un contrasto, avevamo la testa da un’altra parte: abbiamo festeggiato, adesso basta. Ci servirà per rimettere la testa dove deve stare. Avevamo già visto dei brutti segnali con il Carpi, pur vincendo. Bisogna ripartire per arrivare nelle migliori condizioni alla finale di Coppa Italia. Non è una questione tecnica ma di approccio. Abbiamo caricato in allenamento, ma questa non è una giustificazione», scrive stamani La Gazzetta dello Sport.

 

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