Home / News / BORELLI, “Situazione attuale stazionale, bene per dare respiro agli ospedali. Primo maggio a casa, il 16 potrebbe iniziare la fase 2”
Da sinistra: Angelo Borelli (Capo Protezione Civile), Roberto Speranza (Min. Salute) e Giuseppe Conte (Presidente del Consiglio)

BORELLI, “Situazione attuale stazionale, bene per dare respiro agli ospedali. Primo maggio a casa, il 16 potrebbe iniziare la fase 2”

Il capo della Protezione Civile, Angelo Borelli attraverso i microfoni di Radio Capital durante la trasmissione ‘Circo Massimo’, ha parlato riguardo il coronavirus e l’ipotetica data dell’inizio della fase due, quella in cui dovremo convivere con il virus. Queste le sue parole: “Dobbiamo andare avanti con il massimo rigore. La circolare del Viminale? Il documento non sposta i termini, dobbiamo fare attenzione ed evitare di trovarci poi in una situazione che poi ci sfugge di mano. L’ora d’aria è una misura che non è ancora operativa, bisogna fare attenzione, rispettare le regole di prudenza e stare ancora in casa. Dopo Pasqua e Pasquetta anche il primo maggio sarà da passare tra le mura domestiche? Credo proprio di sì, non credo che passerà questa situazione per quella data. Dovremo stare in casa per molte settimane. Bisognerà continuare a tenere comportamenti rigorosissimi. Il Covid-19 cambierà il nostro approccio ai contatti umani e interpersonali, dovremo mantenere le distanze per diverso tempo” . Infine, ha parlato della cosiddetta fase 2: “Il 16 maggio come data di inizio della fase 2? Se l’andamento non cambia, potrebbe essere, come potrebbe essere prima o dopo, dipende dai dati. Al momento la situazione è stazionaria, dobbiamo vedere quando questa situazione inizia a decrescere. Non vorrei dare delle date, però da qui al 16 maggio potremo aver dati ulteriormente positivi che consigliano di riprendere le attività e cominciare quindi la fase 2. La situazione attuale consente di dare un po’ di respiro alle strutture sanitarie e alle terapie intensive: si stanno alleggerendo di un carico di lavoro che ogni giorno era molto più forte e comportava sacrifici straordinari per trovare nuovi posti di ricovero e cura“.

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