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Buffon: “Accetto le critiche, ma chiedo rispetto. Scusa del fatturato ridicola e ora voglio la Champions”

Gigi Buffon ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera. Ecco alcuni passaggi:

Sugli errori“La reazione all’errore è la chiave dei grandi portieri? Sì. Ma dipende da quanti ne fai. Cos’è l’errore per me? Qualcosa che mi provoca uno shock: non sono abituato, capita e faccio fatica ad accettarlo.

Sulle critiche: “Sono molto autocritico? Moltissimo. Continuo a darmi scudisciate psicologiche e morali per tanti giorni: da me non accetto certi errori. Se le critiche mi disturbano? A costo di essere masochista, mi piacciono. Mi stimolano. Se non le accettassi, dovrei smettere di lavorare. Mi stizzisco quando toccano certi argomenti: ho 22 anni di carriera alle spalle, penso di aver dimostrato qualcosa. E l’ultima stagione buona non l’ho fatta tre anni fa: sono stato protagonista dell’Europeo, dentro e fuori dal campo. Per cui stiamo un po’ calmi”.

Sulle paratone di Lione: “Come considero la prestazione con il Lione? Normale. Io gioco per dimostrare di essere diverso dagli altri: a 38 anni posso fare delle cose che gli altri non hanno mai fatto. Questa è la mia sfida”.

Sul futuro: “Cosa farò da grande? Il calcio è il mio mondo da 32 anni. E ho avuto la fortuna di viverlo come un tarlo dal di dentro, ricavandone le mie verità. Mi vedo in campo o dietro una scrivania?  Il campo è la parte più bella, ti regala emozioni che danno senso alla vita. Un ruolo di allenatore con la sua quotidianità non mi piacerebbe. Un ruolo da c.t. invece non lo escluderei a priori: mi rimarrebbero le emozioni del campo, ma anche un po’ di libertà per dedicarmi ad altre cose”.

Sulla corsa Scudetto: “La vera anti Juve è la Juve? Qui c’è il gioco di non prendersi responsabilità, di dire che il favorito è l’altro, per il budget, il fatturato, eccetera: lo trovo ridicolo. Sulla carta la Juve è la più forte ed è un dato di fatto. Lo conferma sul campo? Sul campo sta vincendo, che è una cosa diversa: secondo me la Juve deve migliorare, perché se abbiamo velleità europee non ci può bastare quello che stiamo facendo ed esprimendo in campo adesso”.  

Sul Milan: “Se il Milan dei giovani in campo mi piace? Tanto. Ha un allenatore avanguardista, che ha personalità, dà serenità e ama osare. Sembra il progetto della Juve di qualche anno fa. C’è solo bisogno di tempo e di esperienza per migliorare”.

Su Donnarumma: “Nonostante sia il triplo di me, Gigio è come se fosse un fratellino. È un ragazzo particolare, molto pacato: alla sua età io ero completamente diverso. È riflessivo, intelligente, ha delle qualità straordinarie. Ha tutto per fare la storia del ruolo. Bisogna solo aspettare 20 anni e tirare le somme”.

Su Juve-Napoli: “Tra una settimana c’è anche Juve-Napoli? Importante. Perché se tu, nel momento di difficoltà di una rivale riesci a vincere, dai una ulteriore botta alle sue velleità e sicurezze”.

Sui nuovi acquisti: “Anche prendere Pjanic e Higuain è stata una botta a Roma e Napoli? Non so se sia stato fatto con questo obiettivo. Ma sono stati presi giocatori per migliorarci e per sviluppare un calcio diverso, che non stiamo ancora esprimendo del tutto. Cosa mi ha colpito di Higuain? La professionalità e la positività. Sfido chiunque a venire come attaccante più pagato e più forte e fare quattro panchine: eppure è un esempio dentro e fuori dal campo. Avevamo bisogno di gente così. Come anche Benatia o Dani Alves: la scelta dei nuovi è stata eccezionale”.

Sulla Champions: “Un voto per alzare la Champions? No, perché credo alla meritocrazia: se ce la meritiamo la vinceremo, altrimenti no”.

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