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Buffon è già storia e bandiera della Juventus: ecco i nuovi record che vuole superare

L’edizione odierna di Tuttosport analizza il passato, il presente e il futuro del portiere più forte di tutti i tempi, che si avvicina a nuovi incredibili record: Gianluigi Buffon. La sfida con l’Inter del prossimo 5 febbraio allo Stadium sarebbe stata una cornice splendida per superare Paolo Maldini e diventare il primatista solitario di presenze in Serie A, a quota 648. Gigi Buffon, però, probabilmente non rimpiange più di tanto quelle 37 partite giocate forzatamente in Serie B, che lo costringeranno ad aspettare il prossimo campionato per strappare il record alla leggenda rossonera. Di certo anche in lui ci sono il rammarico e la rabbia per ciò che Calciopoli ha tolto alla Juventus di già conquistato e per ciò che le ha impedito di conquistare in seguito, provocando lo smantellamento di una squadra fortissima, ma non sono legati a quel campionato di B in sé. Che Buffon decise di giocare quando, a 28 anni e dopo un Mondiale appena vinto da protagonista, avrebbe potuto andare praticamente in qualsiasi altro club al mondo. Anche in quella scelta affondano le radici del Buffon assoluto leader non solo dello spogliatoio, ma dell’intero mondo juventino. Ai record, tanto, può arrivarci lo stesso.

Già primatista di presenze in Nazionale, come dicevamo il portiere bianconero è avviato a strappare a Paolo Maldini anche il record di partite in Serie A. Festeggiata giusto domenica scorsa la 600ª contro il Chievo, gli restano 47 giornate per eguagliare l’ex rossonero e una in più per superarlo. Considerato che in questo campionato ci sono ancora 26 turni, il sorpasso dovrebbe avvenire tra la 21ª e la 22ª giornata del prossimo campionato, se Buffon giocherà sempre, oppure poco dopo, se salterà qualche partita. A occhio e croce, all’inizio del 2018, quando la cornice per il record potrebbe essere ancora più suggestiva: il 40° compleanno del capitano bianconero, che cadrà il 28 gennaio 2018.
Per prestigioso che sia il record delle presenze, alla portata di Buffon ce ne sono però altri a cui il portiere tiene probabilmente molto di più. A cominciare da quello degli scudetti, già suo considerando i due titoli svaniti con calciopoli, ma tuttora appannaggio di Giovanni Ferrari, Virginio Rosetta e Giuseppe Furino negli albi d’oro ufficiali: dove al portiere vengono conteggiati sette titoli e ai suoi tre illustri predecessori bianconeri otto. Se la Juventus conservasse fino alla fine l’attuale primo posto, conquistando lo storico sesto scudetto consecutivo, il Superman bianconero raggiungerebbe la doppia cifra di titoli vinti sul campo (quella che serve per la “stella”) ed eguaglierebbe il primato di vittorie anche per chi non considera i campionati del 2004-05 e del 2005-06. La prossima stagione, poi, potrebbe cercare il doppio record solitario, quello abbastanza fisiologico delle presenze e quello molto meno scontato degli scudetti: 11 sul campo e nove ufficiali. Dopodiché Buffon potrebbe ritirarsi in gloria a 40 anni compiuti, a meno che nel frattempo non cambi idea e decida di andare oltre la soglia che lui stesso ha posto alla propria carriera.

Giocare almeno una stagione da ultraquarantenne servirebbe a Buffon per poter puntare a un altro primato, quello delle presenze assolute con la maglia della Juventus, detenuto da Alessandro Del Piero con 705, ossia 111 in più delle 594 di Gigi, secondo in classifica: troppe per colmare il gap tra la stagione in corso e la prossima. Anche senza questo record, nella storia bianconera il portiere occupa comunque ormai un posto di rilievo assoluto, al livello proprio di Del Piero e di pochi altri che hanno saputo abbinare per anni rendimento da fuoriclasse e assoluta leadership.
Di entrambe le doti Buffon ha dato prove recentissime, tanto che sarebbe difficile stabilire se pesino di più i suoi interventi oppure la sua capacità di scuotere e guidare i compagni: più importanti le parate di Lione o le dichiarazioni dopo la vittoria sul Napoli, “celebrata” ricordando ai compagni la necessità di «alzare l’asticella»? Di certo sono decisive entrambe, frutto le prime di un talento e le seconde di una testa da record.

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