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Carboni: “Seconde squadre e stadi. Solo così l’Italia riparte”

Amedeo Carboni, ex azzurro e capitano della Roma, vive da molti anni a Valencia ed è tra i titolari di una società, «Molcaworld» che si occupa di ristrutturare stadi. Sono partiti con il Mestalla di Valencia per proseguire con il Sanchez-Pizjuan di Siviglia e gli impianti di Malaga, Betis, Celta Vigo, Levante. L’ultimo in ordine di tempo è il Wanda Metropolitano, gioiellino dell’Atletico Madrid che ha mandato in pensione lo storico Vicente Calderon. Carboni, cos’hanno più di noi in Spagna per umiliarci così? «Sono stati più veloci a rendersi conto di come stava cambiando il calcio. Hanno compreso che con il marketing, il merchandising, i diritti televisivi e gli stadi più accoglienti il loro calcio sarebbe cresciuto: così è stato. I nostri dirigenti ci stanno arrivando solo adesso, ma il tempo perso è tanto». Eppure era l’Italia, negli anni Novanta, a dominare nelle coppe europee. Cosa dovremmo fare per tornare a quei livelli? «Imitarli nelle scelte più intelligenti, anche dal punto di vista strettamente tecnico. Le seconde squadre che ci sono qui in Spagna permettono ai giovani di crescere rapidamente confrontandosi con avversari veri che giocano per vincere il campionato o salvarsi, in stadi gremiti di tifosi. I nostri giovani invece trovano difficoltà a passare dal clima ovattato e dalle scarse pressioni del campionato Primavera alle prime squadre. I più bravi se ne vanno presto: Donnarumma, ad esempio, secondo me è rimasto al Milan solo perché accontentato a suon di milioni». E poi ci sono gli stadi obsoleti. Tema che lei conosce bene… «Migliorare lo stadio permette un maggior coinvolgimento dei tifosi, come la creazione di aree vip ad alto valore aggiunto e per la visibilità degli sponsor. Uno studio ci dice che nei nostri stadi nuovi c’è stato un aumento medio del 10% del pubblico. Il Betis e il Levante sono cresciuti addirittura del 20%. E poi ci sono gli sponsor che investono circa il 30% in più. Avete visto cosa è successo alla Juve con il nuovo stadio di proprietà? Non ha più rivali…». In Italia. Ma la Champions sembra ancora stregata per i bianconeri. Con Barcellona e Real Madrid non c’è proprio nulla da fare? «Le partite di andata sono state impietose. Pur senza dominare le due squadre spagnole hanno messo tre gol di distanza, questo perché riescono a giocare al massimo per gran parte della partita e quando gli avversari mollano appena un po’, la chiudono. Dovrebbero girare bene troppe cose: un gol lo puoi trovare, ma è complicato farne tre a squadre di grandissima esperienza internazionale». (A riportarlo è il QS)

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