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CHIUSURA CURVA SUD, il presidente della Corte d’Appello spiega i motivi

Ha fatto tanto discutere la respinta del ricorso sulla chiusura della Curva Sud ma, soprattutto, l’aggravante della seconda giornata con il settore chiuso con la condizionale. Riportate da Corriere dello Sport, ecco quindi le parole di Sandulli, il presidente della Corte sportiva d’Appello Figc, che spiega i motivi dietro alla respinta del ricorso:

Non e’ un raddoppio della pena per la Juventus, la Corte non ha ravvisato di accogliere il ricorso. Nel referto era previsto anche un coro di ‘buu’ natura razziale che non era stato però segnalato per una una mera svista. Non è un reato il coro razzista, ma e’ chiaro che c’è bisogno che i tifosi imparano a rispettare le regole che la Federazione si e’ data e che costituiscono quel minimo di vivere civile che deve essere posto in essere. Diventa un discorso molto lungo che caratterizzano alcune talune, che definire tifoserie fai un po fatica a farlo. Quello che denigra gli atleti delle altre squadre. Nel terzo millennio tutto ciò è fuori luogo. Sentenza che vuole porre argine? C’è sempre stata questa volontà. Le sentenze della Corte sono sempre state in linea. Di fronte a queste vicende il parametro è condiviso da tutti perché ruota attorno tutta la Corte sportiva. E necessario che tutti si diano delle regole”. 

Sul ricorso della Juve:

“Il ricorso è un diritto di tutti. Moralmente non è un giudizio che compete a me dire se è stato giusto fare questo ricorso. Ma posso dire che è legittimo farlo. E’ stato semplicemente respinto perché non abbiamo condiviso le lettere che sono state portate per respingere qua sentenza. La Juventus ha individuato dei colpevoli? Lo stesso difensore della Juventus ieri ha parlato di momento di transizione. E’ stato coinvolto l’80 per cento dei tifosi di un settore. Non è stato possibile identificarli tutti. L’80 per cento su diecimila persone è tanto? Lo troverete nella motivazione. E’ bene che ci sia una sinergia tra le società e i giudici sportivi per portare lo stadio alle famiglie come io facevo con mio padre. All’epoca si giocava alle 15 e si lasciavano fuori tutti i problemi – conclude Sandulli – oggi non è cosi’ anzi sembra che si portino allo stadio”

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