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Dal profilo Instagram del giocatore

CIVATI, “Speriamo la classifica sia quella del pre-virus. Magari vinciamo la Champions”

Giuseppe Civati, politico, saggista e blogger, ha parlato – anche di Juve – ai microfoni di Politicanews.it. Ecco le sue parole.
Cominciamo subito con la gestione della Fase 2: qual è la sua valutazione?
“Cominciamo con il dire che la Fase 1 è stata contraddistinta da una buona azione, anche se io sarei stato molto più netto e restrittivo, proprio in vista di una Fase 2 un po’ più sicura. Adesso ci viene detto che alcune attività possono essere riaperte, ma la sicurezza totale non c’è. In regioni come Piemonte e Lombardia sono tanti gli imprenditori preoccupati, per il fatto di non disporre delle condizioni necessarie per poter garantire che i loro dipendenti possano lavorare in completa sicurezza: bisognava fare un lockdown molto più forte nel mese di marzo e nel frattempo, in questi due mesi, lavorare a tutte le misure di protezione, compresi test sierologici e reagenti per i tamponi: ora invece siamo al 14 maggio e ci troviamo a riaprire, con tutto questo che però manca. L’unica cosa che possiamo sperare è che il virus rallenti in maniera naturale, perchè – dati alla mano – non ci sono ancora le condizioni per riaprire tutto in maniera completa. Sono rimasto sorpreso poi anche dalla complessità dei rapporti che si è creata per reperire e garantire la vendita di mascherine, per non parlare di test sierologici e tamponi…”.
Alcuni criticano il Decreto Rilancio per la sua complessità: ben 500 pagine e un numero ingente di articoli.
“Più che la complessità vale la pena riflettere sulla copertura delle spese. Il quesito che mi pongo è: si può reggere così a lungo una politica così aggressiva della spesa pubblica? Torno a ripetere che i dati non garantiscono nessun tipo di riapertura totale”.
Passando al premier Conte c’è un certo filone di narrazione politico/giornalistica secondo la quale sarebbe vittima di un’eccessiva inimicizia con il mondo dell’establishment.
“Non sono interessato a fare valutazioni di simmetria politica e di equilibri di maggioranza: quel che conta è ciò che viene fatto concretamente, che è anche quello che interessa agli italiani. Che dire di Conte: il primo governo con la Lega è stato assolutamente insufficiente, perchè ha fatto passare tutti quanti i provvedimenti di Salvini senza opporsi. Adesso invece viene dipinto come uno statista… Io penso che dobbiamo giudicarlo sulla base delle politiche, e in questo senso parliamo di un governo che, almeno al momento, ha promesso tanto e mantenuto ben poco…”.
E in questo quadro come giudica l’atteggiamento dell’Unione Europea? Era davvero così necessario un mese e mezzo di mediazione folto di eurogruppi, nel pieno di un’emergenza sanitaria ed economica?
“A dire il vero me lo sarei abbastanza aspettato. Viviamo in un’epoca storica in cui la solidarietà è ai minimi termini: basti pensare anche al nostro sistema interno. “Se io dispongo di un po’ più di soldi me li tengo per me, non li uso di certo per aiutare gli altri”: è questa la logica dominante. Lo stesso è avvenuto in questa fase per quanto riguarda l’Europa. Aggiungiamo che le ricette sovraniste, propagandate in Italia da Salvini e Meloni, portano inevitabilmente a questo in relazione agli stati esteri: ognuno pensa al proprio stato, non importandosene degli altri”.
Lei è lombardo e un tema cardine dell’epidemia è sicuramente uno: per qual motivo non si è deciso fortemente di istituire la zona rossa in Val Seriana? Si sarebbe evitato di diffondere il contagio su Bergamo, Brescia e Milano…
“Questo è stato il più grande errore e ad esserne responsabili sono tanto Regione Lombardia, quanto il governo. In una lieve percentuale maggioritaria lo è di più Fontana, altrimenti le regioni che cosa ci sono a fare? Bisogna dire le cose come stanno: due mesi e mezzo fa le istituzioni governative hanno ceduto alle pressioni di Confindustria che premeva per non effettuare alcun lockdown. I risultati sono sotto gli occhi di tutti”.
Come commenta le parole di Bonomi, nuovo presidente di Confindustria, che pare essere contrario a reddito universale e bonus, in favore di soli stanziamenti per le grandi imprese?
“Il concetto di solidarietà all’insegna dell’andrà tutto bene è stato subito capovolto. Avessimo chiuso tutto per tempo la portata del virus si sarebbe ridotta ancora più notevolmente: torno a ripetere che il lockdown sarebbe dovuto essere ancora più restrittivo. Sarebbe stato meglio restare chiusi prima per poi beneficiarne degli effetti dopo. Ora invece vaghiamo nell’incertezza, per giunta senza disporre di alcuna precauzione concreta. E qui torniamo al discorso iniziale per rispondere alla domanda: chi è che si è opposto alla chiusura totale?”.
Il Coronavirus ha sicuramente avuto un impatto significativo anche in termini geopolitici: Usa e Cina “battibeccano” a distanza da settimane. Quale deve essere il ruolo dell’Ue in questa partita?
“C’è in ballo una grande sfida di potere all’interno dell’Europa e questo è risaputo. Per quanto riguarda invece Trump per lui è semplice attaccare i cinesi: ne ha un riscontro elettorale notevole. La battaglia poi è tutta economica e nulla potrà essere lasciato al caso”.
Qual è la sua valutazione riguardo al contenzioso tra il governo italiano e il mondo del calcio?
“Che dire: quando si definisce una regola è sempre complicato parlare di eccezioni. Se riparte il calcio vuol dire che possono riaprire anche i teatri? I cinema? Chi deve presentare un libro lo può fare? E soprattutto: due persone di regioni diverse possono incontrarsi? No, perchè al di là del lavoro emerge anche questa tematica. Per qualche politico la ripresa del campionato pare un’ossessione: io dico che nel caso si ricominciasse, a porte chiuse, varrebbe dire che ci sarebbero le condizioni di una semi-normalità; ergo che la diffusione del virus è rallentata”.
L’ultima al Civati tifoso della Juventus: in caso di eventuale ripresa che cammino prevede da parte dei bianconeri in Serie A e in Champions League?
“Sono scaramantico (ride n.d.r) e preferisco sempre non fare pronostici. Mi limito a dire che spero che la classifica finale sia uguale a quella prima dello stop a causa del Coronavirus con la Juventus in quella posizione che, per scaramanzia, non voglio dire. Il 2020 poi è un anno abbastanza particolare fino a questo momento: forse chissà, facendo tutti gli scongiuri del caso, magari possiamo anche vincere la Champions sfatando quel tabù che ci contraddistingue in tutte le competizioni internazionali!”.

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