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Conte: “Juve padrona? Se ti danno Higuain e Pjanic…”

In tribuna al freddo di Cobham per seguire la partita dell’Under 23 con il convalescente Zouma in difesa, lo studio del dossier-Tottenham in vista del derby disabato, l’organizzazione del lavoro settimanale: Antonio Conte, si legge su La Gazzetta, ha trascorso così il suo giorno di riposo. I tifosi del Chelsea hanno lasciato Middlesbrough cantando «we’re top of the league» e intonando più volte il nome «Antonio». Il merchandising sta producendo le prime magliette dedicate all’allenatore italiano, nuovo totem del popolo Blue. I giornali celebrano il primato in classifica e la «Conte way». Un delirio da perdere la testa, ma lui non si scompone.

Che effetto fa trovarsi in testa alla Premier?

«Sono contento soprattutto per i calciatori perché il primo posto non è solo un premio per il nostro lavoro, ma indica anche che abbiamo intrapreso la strada giusta. Non dobbiamo però dimenticare che un mese e mezzo fa, dopo le sconfitte con Liverpool e Arsenal, il clima era cupo».

I bookmaker sospesero le quote sul suo esonero.

»Ecco, appunto».

Quante possibilità avete di arrivare fino in fondo?

«Non sarà facile. In corsa per il titolo ci sono sei squadre: una vincerà, le altre tre andranno in Champions, le ultime due in Europa League. Questa Premier è forse la più difficile di sempre. Bisogna confrontarsi con Arsenal, Liverpool, Manchester City, Tottenham e Manchester United. Non esistono altri campionati al mondo con questi valori di eccellenza».

Il suo primo obiettivo?

«Voglio dimostrare alla proprietà di aver scelto bene puntando su Antonio Conte per il prossimo triennio. Per me conta ancora più dei titoli sportivi».

I media britannici celebrano il 3-4-3 del Chelsea: come siete arrivati a questo modulo?

«La mia scelta di partenza era il 4-2-4. Volevo riproporre lo stesso copione di Bari, Siena e dei primi tempi alla Juve. Poi siamo passati al 3-5-2 e alla fine siamo approdati al 3-4-3 perché è lo spartito migliore per questa squadra. Le idee sono la base del nostro lavoro, ma poi bisogna tenere conto delle caratteristiche dei calciatori».

Fabio Capello ha detto: «Il Chelsea è forte, è difficile segnargli, può arrivare fino in fondo».

«Ho sempre considerato l’equilibrio una dote fondamentale per una squadra. Le due fasi, offensiva e difensiva, hanno uguale importanza e interagiscono tra loro. I primi difensori sono gli attaccanti nella riconquista del pallone e l’attacco parte spesso dai movimenti dei difensori. Ribadisco però un concetto: ora si celebra il Chelsea, ma dopo le sconfitte con Liverpool e Arsenal si parlava già di mezzo fallimento».

Moses è la grande sorpresa: è stato acquistato nel 2012, ma dal 2013 è stato girato in prestito a Liverpool, Stoke e West Ham. Che cosa ha scoperto in questo giocatore che era invece sfuggito a Mourinho?

«Ho colto le sue potenzialità dai primi giorni del ritiro estivo. Moses ha qualità importanti: tecnica, forza fisica, la capacità di coprire settanta metri di campo. Mi pare incredibile che uno come lui sia stato sottovalutato».

Pedro è rinato con Conte.

«Anche lui ha doti di assoluta eccellenza. E’ perfetto per il 3-4-3».

Costa ha segnato dieci reti e da qualche tempo è più disciplinato.

«Diego è uno dei migliori centravanti del mondo. Per noi non è importante solo come uomo gol, ma anche per la disponibilità a lavorare per la squadra. I progressi nei comportamenti sono merito della sua applicazione. Ha capito che doveva crescere sul piano della tenuta dei nervi».

Hazard è tornato al top.

«Il talento di Eden è fuori discussione. E’ un calciatore di livello mondiale e un bravissimo ragazzo. Ha una maturità sorprendente per la sua età. Ha già costruito una famiglia e ha appena 25 anni».

Non partecipare alle coppe europee è un innegabile vantaggio.

«Avere la squadra a disposizione durante la settimana e nei miei primi mesi di lavoro sicuramente mi aiuta. Mi ha consentito di approfondire i miei concetti base, ma il Chelsea è un club che non può restare fuori dall’Europa».

A gennaio acquisterete un difensore?

«La rosa attuale è completa. Il discorso è prematuro».

Nel gossip di mercato si parla di possibili cessioni di Fabregas e Oscar.

«Gossip. Io non ho alcuna intenzione di mandarli via. Sono calciatori importanti per il Chelsea».

Come è organizzata la sua giornata tipo?

«Alle 8 mi vengono a prendere a casa. Arrivo a Cobham alle 8.30, traffico permettendo. Si fa colazione con i giocatori, si organizza il lavoro, si guardano i video con la squadra e alle 10.30 comincia l’allenamento. Si pranza insieme ed è un piacere perché abbiamo un ristorante a 5 stelle. Nel primo pomeriggio c’è il lavoro di ufficio. La sera vado qualche volta a cena fuori, altrimenti sto a casa a vedere la televisioni».

E’ stato difficile convincere i giocatori a svolgere le doppie sedute durante il ritiro?

«Assolutamente no. Hanno capito subito che lavorare in un certo modo era importante. Durante la stagione siamo tornati alla normalità, ma anche alla Juventus funzionava così».

I calciatori del campionato inglese non amano molto il lavoro tattico.

«Non posso lamentarmi. I giocatori mi seguono. La vera differenza è l’intensità: si va a mille anche durante la settimana».

Ha cambiato la dieta?

«E’ più corretto parlare di regime alimentare. Abbiamo cercato un equilibrio tra carboidrati, proteine e grassi buoni. Mangiare bene è fondamentale per un atleta: aiuta a prevenire infortuni e a recuperare meglio».

Come si crea una mentalità vincente?

«La mentalità vincente è un patrimonio culturale di un club, ma servono gli uomini per mantenerla ad alti livelli. Non si può essere vincenti solo in base alla storia o ai titoli conquistati: serve il contributo quotidiano degli uomini che operano all’interno di una società. La mentalità vincente passa per il lavoro quotidiano, per il modo di affrontare gli avversari, per l’impegno che poni anche nei minimi dettagli».

La Juventus ha già 7 punti di vantaggio sulla concorrenza.

«Quando hai l’ottavo monte-salari del mondo devi guardare ben oltre la Serie A. La Juventus ha compiuto investimenti importanti che la collocano tra i club di dimensione internazionale».

Una squadra così dove può arrivare in Champions?

«Quando hai una rosa come quella della Juve attuale devi avere grandi obiettivi».

La Juventus ha già in tasca il campionato?

«Nel calcio non c’è nulla di scontato, ma se poi la concorrenza ti vende Higuain e Pjanic, diventa tutto più facile».

Il maggiore rimpianto con la Nazionale?

«I rigori con la Germania. Avevamo il match point in canna. Se avessimo superato la Germania, sono convinto che saremmo arrivati fino in fondo. Quella Nazionale era un gruppo eccezionale. La squadra era un blocco unico, forte sia sul piano mentale, sia sul piano fisico. Avevamo superato la Spagna benissimo e costretto la Germania a giocare contro la sua natura».

Qual è la maggiore difficoltà a fare calcio in Italia?

«Si vuole tutto e subito. C’è grande fretta nei risultati, dimenticando invece l’importanza delle strutture. In Inghilterra andare allo stadio è un piacere. C’è sempre il tutto esaurito, c’è grande cura per lo spettacolo».

Come sta vivendo la dimensione di una città come Londra?

«Il lavoro mi assorbe completamente e Cobham è lontana dal centro della città. Londra è una metropoli internazionale con diverse anime. Ogni quartiere ha una sua storia e una sua identità. Il fascino di Londra è la convivenza di queste realtà diverse, spesso espressione di Paesi molto lontani».

Chiudiamo con il titolo di una canzone famosa del grande Franco Califano: «Non escludo il ritorno». Conte tornerà a lavorare nel calcio italiano?

«Sicuramente. Ma ora il mio presente e spero anche il mio futuro prossimo si chiama Chelsea. Voglio godermi fino in fondo questa nuova realtà».

 

 

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One comment

  1. Solito Caprone di Gonde …. nessuno ha dato nulla a nessuno! Scempio! In premier farai la fine di un pagliaccio

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