Home / Esclusive / DEL PIERO DAY con… Antonello Cuccureddu: “Quando arrivò a Torino era già un campione. Vi racconto del Trap, della sua pazza idea e del gol che mi ha fatto emozionare di più”

DEL PIERO DAY con… Antonello Cuccureddu: “Quando arrivò a Torino era già un campione. Vi racconto del Trap, della sua pazza idea e del gol che mi ha fatto emozionare di più”

Terzino, mediano, mezz’ala, uno dei primi giocatori eclettici della storia del calcio: Antonello Cuccureddu è stato una vera e propria rivoluzione per questo sport, il primo che nell’arco di una stagione riuscì nell’impresa di cambiare ben sette numeri di maglia, quando questi rappresentavano ancora un ruolo preciso in campo. In bianconero approdò appena ventenne, dopo che la dirigenza bianconera lo notò in un Juventus-Brescia di Coppa Italia nel settembre del 1969, partita in cui Antonello riuscì ad annullare un certo Luis Del Sol, uno dei centrocampisti più forti che abbia mai calcato un rettangolo verde. A Torino rimase 12 anni, vinse sei scudetti, una Coppa Italia e una Coppa Uefa, segnando la rete decisiva che portò alla conquista del tricolore 1972-73, quello del Milan e della Fatal Verona. Alla Juventus poi è tornato nei primi anni 90’, da allenatore della Primavera ,realizzando la sua ennesima prodezza, quella cioè di portare in bianconero un giovanissimo Alessandro Del Piero: “A dire il vero la Juventus aveva già notato l’enorme talento di Alex – racconta un modesto Cuccureddu ai nostri microfoni – L’allora Presidente Boniperti non esitò e decise di spedirmi subito a Padova per vederlo dal vivo e farmi un’idea ben precisa sul suo potenziale”.

E di potenziale ce n’era eccome…

“Fin dal primo pallone che gli ho visto toccare mi sono detto: “Antonello, questo è un fenomeno”. Aveva delle doti fuori dal comune, delle qualità che lo rendevano nettamente superiore a compagni e avversari”.

Infatti qualche settimana dopo Del Piero firma per la Juve e contribuisce alle fortune della sua Primavera

“Esatto, la Juventus era da molto tempo che non riusciva ad imporsi a livello giovanile. In quella stagione lì, parliamo dell’annata 1993-94, vincemmo in un colpo solo Torneo di Viareggio e scudetto, un double davvero entusiasmante. Lui faceva parte della Prima Squadra, ma molto spesso veniva a farsi le ossa con i ragazzi della sua età”

Un approccio così positivo in una realtà importante come la Juventus non era affatto scontato. Ma questo ragazzo non era spaventato?

“Chi? Alex? Era tutto meno che spaventato. Quando ha messo piede a Torino, era come se fosse già un campione. Ragazzo tranquillo, molto educato e rispettoso. Non parlava molto, ma riusciva a farsi rispettare dai suoi compagni, nonostante non si allenasse quotidianamente con loro”

Ma è vero che Trapattoni voleva mandarlo in prestito a farsi le ossa?

“Sì, ne abbiamo parlato molto di questa ipotesi. Era consuetudine mandare i ragazzi giovani altrove per una sola stagione, così da permettere loro di fare esperienza e tornare alla base ancora più maturi. Ma poi analizzammo quanto di buono aveva fatto con la maglia della Primavera, i suoi gol al Torneo di Viareggio e in Serie A con la prima squadra. No, Alex doveva rimanere e alla fine abbiamo preso la decisione giusta”

C’è un gol che ricorda più volentieri degli altri?

“Beh, Alex ne ha fatti talmente tanti che ricordarsene uno in particolare risulta difficile. Poi la maggior parte sono autentiche prodezze. Se ne devo menzionare uno, scelgo la rete con cui ci ha portato a vincere il Torneo di Viareggio. In finale giocammo contro la Fiorentina di Chiarugi, con i toscani che fino a quel momento si erano resi protagonisti di un torneo strepitoso. La prima partita terminò 2-2 e il regolamento prevedeva che si dovesse ripetere. Anche la seconda finì 2-2, si andò ai supplementari e lì Del Piero firmò il golden goal decisivo. Erano 33 anni che la Juventus non vinceva quel trofeo… una grandissima soddisfazione”

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