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DEL PIERO DAY con… Dino Zoff, il Ct della notte nera di Rotterdam: “Alex era distrutto, ma se lo avessi avuto al top della forma…”

Nel calcio ci sono due tipi di calciatori, quelli che nascono con il talento e quelli che si impongono grazie a un duro lavoro e alla loro professionalità, quelli che sfoggiano tutta la propria personalità e quelli che, invece, preferiscono rimanere in silenzio. Dino Zoff rappresenta un misto delle due categorie, perché riuscire ad affermarsi ad alti livelli fino a quaranta anni è merito di un’invidiabile serietà ma anche di una bravura fuori dal comune. Silenzioso, forse troppo pigro nell’esternare tutto lo spessore del suo personaggio, tanto umile da cogliere il momento di farsi da parte sia da giocatore che da allenatore, sempre pronto a fornire consigli utili ai suoi compagni prima di una partita. La fantastica linea difensiva composta da lui, Cabrini, Gentile e Scirea, la fortissima amicizia con quest’ultimo beffardamente stroncata da un incidente d’auto sulle strade polacche. Nella vita sportiva e non di Zoff c’è veramente di tutto, compreso l’esperienza da Ct dell’Italia, iniziata dopo il deludente Mondiale francese del ’98 e terminata fra le lacrime di Rotterdam, con il golden gol di Trezeguet a stroncare i sogni azzurri. C’era anche Del Piero in quella finale, una partita che non scorderà mai a causa dei due incredibili gol falliti che avrebbero potuto consegnare la coppa alla nostra Nazionale: “Quella sconfitta fu una batosta per Alex, ma lo fu per tutta la squadra – racconta Zoff ai nostri microfoni – Anche perché i ragazzi si resero protagonisti di una partita bellissima, che non meritavano assolutamente di perdere. Il cammino fino a quella notte era stato sensazionale e si respirava una grande motivazione nello spogliatoio. Ma il calcio delle volte è crudele e quella sera lo fu con noi”

Cosa disse a Del Piero dopo quella partita?

“Come ho già detto, Alessandro era veramente molto dispiaciuto dopo il triplice fischio dell’arbitro. Quello che mi premette subito dirgli è che la sconfitta non era da attribuire agli errori di un singolo giocatore, assolutamente. Ci fu tanta sfortuna, tanti episodi che possono stravolgere le sorti di una gara.”

Lei divenne Ct della Nazionale dopo il Mondiale del ’98, ma qualche mese più tardi Del Piero si rompe il ginocchio e sta fuori un anno…

“Sì, lo persi praticamente subito perché si fece male non appena mi sedetti per la prima volta sulla panchina della Nazionale. Ricordo che lo chiamai circa un anno dopo per un Bielorussia – Italia, gara di qualificazioni ai Mondiali. Se la memoria non mi inganna lo feci giocare negli ultimi dieci minuti”.

Quindi Del Piero rientra dall’infortunio e lei lo convoca subito. Eppure di attaccanti forti ne aveva eccome in quel periodo…

“Senza dubbio. Potevo contare su gente del calibro di Totti, Inzaghi, Montella, ma Del Piero è pur sempre Del Piero. Parliamo di un gran giocatore, che può fare la differenza anche quando non è al massimo della condizione fisica. Ho sempre creduto in lui, anche quando tutti lo criticavano, dicendogli che non sarebbe mai tornato il Del Piero di una volta”.

Immagino la felicità di Del Piero quando rimise piede a Coverciano dopo tutte le difficoltà che aveva dovuto attraversare…

“Lo accolsi con gioia e grande cordialità, anche perché Alex è sempre stato un ragazzo molto educato e dedito al duro lavoro sul campo. Allenare giocatori come lui è sempre un piacere. Nello spogliatoio non era particolarmente ciarliero, ma nemmeno uno che se ne stava in disparte. E’ sempre stato un tipo molto carismatico, che quando c’era da fare una battuta, non se la lasciava sfuggire”.

Ma se non fosse stato frenato da quell’infortuno, avrebbe giocato di più negli Europei del 2000?

“Eh sì, senza alcun dubbio. Qualora lo avessi avuto al top, lo avrei impiegato molto di più, anche al costo di trovare un’altra soluzione. Avevo molte carte da potermi giocare davanti, ma non aver avuto un Del Piero al massimo della condizione è un rammarico che mi porto tutt’oggi dietro”.

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