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DEL PIERO DAY con… Giovanni Cobolli Gigli: “Vi racconto di quella volta che fece alzare Calderon al Bernabeu e del libro che non arrivava mai. Il suo addio? Ci fossi stato io…”

Un amore grandissimo quello dei tifosi per Alessandro Del Piero, il capitano di mille battaglie, l’artista di incredibili emozioni. Ma c’è un altro avvenimento nella storia della Juventus che scalfisce, forse in modo definitivo, il nome di Pinturicchio nel cuore del popolo bianconero, uno spartiacque netto fra le vittorie del passato e quelle del presente. Calciopoli è uno scandalo che non verrà mai cancellato dalla memoria di chi ama questo sport, che non potrà mai essere dimenticato da chi segue la Juventus fin dalla prima partita di calcio vista in televisione. L’estate del 2006 è tremenda, un’ansia continua per la Vecchia Signora e la sua gente. A prendere in mano le redini della società è Giovanni Cobolli Gigli, imprenditore di successo vicino alla famiglia Agnelli, che viene nominato Presidente della Juventus il 6 ottobre del 2006. A lui l’arduo compito di pianificare la risalita nel calcio che conta e di costruire le basi per i successi futuri. In molti se ne vanno, un po’ per esigenze economiche della squadra e un po’ per pura ambizione personale. Chi non pensa proprio ad abbandonare la barca è lui, il Capitano, Alessandro Del Piero: “Nei primi giorni della mia presidenza Ale era, fortunatamente per tutti noi italiani, in Germania a vincere un campionato del mondo – Esordisce Cobolli Gigli ai nostri microfoni – Dopo la mia nomina, la prima cosa che pensai di fare fu quella di mandare una lettera a Del Piero, così che lui la potesse girare a tutti quei giocatori, italiani e non, che rappresentavano la Juventus in quel Mondiale. Si trattava di un documento di saluti in cui io e Blanc manifestavamo l’intenzione di conoscerli. Poi l’Italia salì sul tetto del mondo e questa vittoria stemperò la tensione che si era creata nel nostro paese dopo lo scoppio di Calciopoli. Del Piero si concesse un periodo di vacanza e così lo conobbi solo all’inizio del ritiro estivo”

E che impressione le fece la prima volta che ci ha parlato?

“Beh devo dire che, forse in modo presuntuoso, già avevo le mie idee su Del Piero. Voglio dire, non era più un ragazzino e io di partite della Juventus ne avevo viste. Lo avevo seguito da vicino in molte circostanze, anche in quel giorno in cui si ruppe il ginocchio ad Udine. Fu proprio nel vedere con che carattere riuscì a recuperare da quell’incidente che capii quale personalità avessi davanti ai miei occhi. E il nostro primo incontro confermò tutte le mie opinioni: il classico veneto dalle poche parole e che lavora sodo, proprio come me lo ero immaginato”.

In molti lo dipingono come un leader silenzioso. Anche lei è d’accordo con questo giudizio?

“Allora, i primi giocatori di quella Juventus con cui parlai furono Del Piero e Buffon. Il primo si dimostrò una persona cortese, un po’ chiusa nel senso positivo del termine, riservata; il secondo decisamente diverso, un grande amicone con tutti. Poi piano piano imparai a conoscerli sempre di più, perché seguivo costantemente la squadra in trasferta e questo mi permetteva di passare tanto tempo con i giocatori. Così cominciai a gustarmi il Del Piero calciatore e ad apprezzare il Del Piero persona”

E c’è una giocata del Del Piero calciatore che più lo ha emozionata durante la sua presidenza?

“Sì, mi porto una partita nel cuore, una notte che non si dimentica tanto facilmente. Parlo della Juve di Ranieri e di quella fantastica trasferta al Bernabeu del 5 novembre del 2008, da cui tornammo vincitori. Tutti ci davano per spacciati, ma noi partimmo per Madrid con la consapevolezza di far bene. Negli scontri europei, c’è l’usanza che il Presidente del club ospitante inviti a pranzo la dirigenza della squadra avversaria. Fu un pranzo bellissimo, con la dirigenza madrilena in cui figurava ancora Di Stefano. La sera ci recammo insieme allo stadio in una tribuna bellissima. Alla mia destra sedeva Calderon, l’allora Presidente dei Blancos. Del Piero fece due gol strepitosi, tanto che quest’ultimo al primo mi dette una pacca sulla gamba e al secondo replicò lo stesso gesto, con più vemenza. Poi mi guardò fisso negli occhi, prese e si alzò, abbondando in anticipo lo stadio”.

E oltre ai gol, c’è un episodio extracalcistico che ricorda?

“Sì, ho un episodio che mi piacerebbe raccontare. Del Piero, nella stagione post Calciopoli, scrisse un libro, intitolato 10 più. Ero sicuro che mi avrebbe regalato una copia, anche perché la desideravo. Passa una trasferta, nulla. Ne passano due, ancora niente. Anche alla terza nemmeno l’ombra. Mi ricordo che dovevamo andare a giocare una domenica a Vicenza e che decidemmo di sostare per qualche minuto presso un autogrill. Lì vidi in esposizione il libro di Del Piero, lo comprai e ci scrissi una dedica: “Caro capitano, in attesa di un gesto da parte tua, ti regalo con molto piacere questo libro”. Glielo diedi e qualche giorno dopo mi spedì una copia del libro con scritto: “Caro Presidente, mi ha preso proprio alla sprovvista. La ringrazio e la prego di perdonarmi con questo presente”. Insomma, un episodio carino che contribuì a rafforzare un rapporto già di per sé ottimo”.

Poi lei nel 2009 lascia la Juventus: in che rapporti è rimasto con Del Piero?

“Mi sono arrivati tanti messaggi dopo il mio addio alla Juventus, lettere che custodisco gelosamente ancora oggi perché mi hanno fatto enormemente piacere. Una delle testimonianze più affettuose è stata sicuramente quella di Del Piero, che sul suo sito postò una foto che mi ritraeva mentre salutavo i tifosi, il tutto condito da parole molto belle e dolci. Io poi l’ho ringraziato e lui mi ha detto: “Presidente, sono io che devo ringraziare lei”. Negli anni a venire l’ho ammirato più volte, come quel pomeriggio allo Stadium, quando nella sua ultima partita da giocatore della Juventus ha lasciato il campo accompagnato da un’ovazione da pelle d’oca. Successivamente l’ho rincontrato negli studi di Sky e sono molto contento, perché ogni volta ritrovo un uomo intelligente, che ha saputo imporsi anche nel mondo extracalcistico e che ha dato un impronta alla sua famiglia. Il miglior esempio da seguire per i suoi figli. Adesso ammiro l’uomo, prima applaudivo il calciatore”.

Ma nella Juventus di Cobolli Gigli Del Piero sarebbe stato messo alla porta come fatto successivamente da Andrea Agnelli?

“Se le cose fossero proseguite come sotto la mia presidenza e se avessi ricevuto segnali positivi da parte degli azionisti di riferimento, io non mi sarei mai liberato di Del Piero, non avrei mai immaginato di farlo. Poi però è arrivato un nuovo presidente, che sta facendo cose straordinarie e che, probabilmente, preferisce altri tipi di personalità a fianco, come Nedved per esempio. Andrea Agnelli è una persona che raramente torna sulle proprie decisioni, ma fino ad ora i risultati gli danno ragione. Chissà, forse fra qualche anno in società ci sarà spazio per Buffon”

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