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DEL PIERO DAY con… Moreno Torricelli: “Lo ringrazierò a vita per lo scudetto del ’98 e quel gol alla Fiorentina…”

Il calcio, soprattutto se parliamo di qualche anno fa, di storie da raccontare ne ha eccome. Come tutti gli sport, la sua sopravvivenza si basa su sogni, emozioni, su una sottile drammaticità che rende speciale il semplice rotolare di un pallone. Ne sa qualcosa Moreno Torricelli, terzino di corsa, grinta, sacrificio e voglia di lottare, l’emblema del calciatore che raggiunge traguardi insperati nonostante una tecnica non proprio eccelsa. Lavorava come falegname Moreno e lo ha fatto fino a 22 anni, stremandosi fino alle sei del pomeriggio per poi preparare di fretta e in furia il borsone per andare ad allenarsi nella Caratese, squadra di serie D. Poi arriva il giorno che non ti aspetti, la svolta della vita e succede che, dopo un’amichevole contro la Juventus, riesci ad impressionare Trapattoni, a farti acquistare per 50 milioni di lire dopo un periodo di prova e ad esordire in Serie A solo due anni dopo. Con la maglia bianconera in sei anni vince tutto, sia in Italia che nel mondo, anche se nemmeno il trofeo più ambito lo può consolare qualche anno dopo, quando la moglie Barbara lo lascia al’età di 40 anni a causa di un male incurabile. Ma, tornando al campo, Moreno Torricelli si è conquistato anche un altro privilegio, ossia quello di condividere la parentesi più bella della sua carriera con Alessandro Del Piero, il giocatore più rappresentativo della storia bianconera: “Quando arrivò mi fece un’ impressione ottima. Si trattava di un ragazzo giovane, già molto chiacchierato sia per le sue doti tecniche che per il prezzo per cui era stato acquistato. C’era, quindi, molta curiosità di conoscerlo, ma alla fine non ci voleva un genio per capire quanto fosse maturo”

Lo ha impressionato fin da subito anche da un punto di vista tecnico?

“Già durante il primo allenamento ci dimostrò di cosa fosse capace. Aveva dei colpi fuori dal comune per i ragazzi della sua età e non sfigurava in una squadra imbottita di campioni come la Juventus. Poi certo, logicamente attraversò un momento di adattamento, ma durò molto poco”

Insieme avete condiviso stagioni lunghe e ricche di soddisfazioni. C’è un episodio in particolare che vi ha visto protagonisti?

“Beh, di momenti ce ne sono stati così tanti che adesso non ne ricordo uno in particolare. Parlando in generale, Alex è sempre stato un ragazzo solare, capace di stare alla battuta, sorridente e allegro. Era molto disponibile nei confronti di tutti, è questo il tratto comportamentale che più mi colpiva di lui”.

Avete vinto tanti trofei in quegli anni, qual è quello che ricordi più volentieri?

“Senza ombra di dubbio il trofeo che mi porto più nel cuore è la Champions League del ’96, vinta ai rigori contro l’Ajax in un Olimpico stracolmo di tifosi bianconeri. Poi sarò sempre grato ad Alex per lo scudetto del ’98: quell’anno lì fece un’annata strepitosa, segnò tantissimo insieme ad Inzaghi e a Zidane. Insieme formavano un tridente formidabile”.

 Lei ha giocato insieme a tanti campioni, da Zidane ad Inzaghi, passando per Vieri e Vialli. Possiamo dire che Del Piero è stato il più forte di tutti?

“Mah, per quanto riguarda la storia della Juventus direi di sì senza alcun dubbio. Lo dicono i numeri, i gol, le stagioni che ha vissuto con questa maglia. Ciò che ha dato ai compagni, alla squadra e ai tifosi è un qualcosa di impareggiabile. Insomma, se Alex viene definito la bandiera più bella insieme a quella di Boniperti, allora vuol dire che ha fatto un qualcosa di straordinario”.

4 dicembre del 1994: Del Piero stende con una prodezza la Fiorentina e fa impazzire il Delle Alpi al termine di un rocambolesco 3 a 2. Che ricordi ha di quel giorno?

“Ricordo che dopo quella partita c’era una grandissima euforia. Sapevamo di aver compiuto una rimonta sensazionale e, in cuor nostro, eravamo consapevoli che quella vittoria ci aveva ormai pienamente convinto di essere una squadra forte, capace di battere chiunque. Quel gol di Alex ci aprì gli occhi”.

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