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E’ arrivato il suo momento

Il momento è arrivato. Il momento di Daniele Rugani, quello in cui possa trovare non solo spazio e minutaggio. Il momento di Rugani è arrivato, in particolar modo quello che dovrà vederlo in grado di prendersi un posto ben definito nelle gerarchie della Juve: è arrivato il momento, insomma, in cui Rugani possa dimostrare a tutti, a cominciare da se stesso, di essere non soltanto il futuro di Juve e Nazionale. Ma anche e soprattutto, il presente.
Tocca a lui
D’altronde-scrive Tuttosport-che si parli di difesa a tre o a quattro, l’attuale condizione della difesa bianconera non permette ad Allegri di fare troppi calcoli. Fuori ancora a lungo sia Barzagli sia Bonucci oltre a Dani Alves, il pacchetto dei centrali vede anche Benatia e Chiellini non al meglio della condizione e storicamente piuttosto fragili. Vien da sé capire come, a livello prettamente individuale, davanti a sé Rugani si ritrovi due mesi che equivalgono ad un’occasione davvero ghiotta per prendersi un posto da titolare, che per ovvi motivi tutti in casa Juve si augurano possa essere irripetibile. Storia diversa quella di quest’anno rispetto alla stagione precedente: Rugani già era partito bene, molto meglio di quando aveva dovuto attendere di fatto il nuovo anno per trovare spazio con continuità. Gol al debutto col Cagliari, solo un suo infortunio col Palermo gli ha impedito di partecipare attivamente alle rotazioni della difesa bianconera prima del suo recente rientro.
La gestione
Con Allegri che in questo caso sta dimostrando anche con i fatti di voler puntare su di lui, nonostante un utilizzo ancora limitato. Qualche critica non è mancata al tecnico quando preferì gettare subito nella mischia Bonucci fresco di fastidio muscolare contro il Chievo dopo l’infortunio alla spalla subito da Barzagli, molto più contestata la decisione di preferirgli Dani Alves da terzo centrale contro il Genoa dopo la solida prestazione offerta in Champions contro il Siviglia. Ma proprio la scelta di lanciarlo nella partita più importante della stagione, fin qui, è la dimostrazione di come ormai per Rugani siano finiti gli esami di maturità.
Da tempo è considerato dallo stesso tecnico bianconero l’ideale difensore centrale dei prossimi dieci anni di Juventus e Nazionale, le circostanze lo vedono finalmente chiamato ad occupare un ruolo centrale già ora in una fase particolarmente delicata.
La crescita
Ora tocca sostanzialmente a Rugani, dunque. Chiamato a dimostrare sul campo di poter essere davvero il difensore giusto per raccogliere il testimone della BBC originale, come d’altronde la società ha sempre dichiarato di credere. Difendendo la propria scelta anche quando non giocava mai, ribadendo l’intenzione di puntare con decisione su di lui rifiutando ogni tipo di contatto e interessamento proveniente dal mercato, anche a costo di rinunciare a plusvalenze importantissime come quelle che sarebbero scaturite dalle proposte di quasi 30 milioni piovute ora dall’Arsenal ora dal Napoli. Un testimone da raccogliere in corsa, il prima possibile, anzi subito. Per scrollarsi di dosso definitivamente anche l’etichetta del bravo ragazzo, che per stessa ammissione di Allegri difficilmente può essere adatta ad un difensore da Juve: l’era delle zero ammonizioni è finita da tempo, le gambe già da un po’ non tremano più, dalla scuola di Bonucci, Barzagli e Chiellini ora deve abbandonare il ruolo di allievo per occupare quello di co-insegnante. Non solo supplente, ma di ruolo.

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