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E’ bastata una settimana per capire che la musica è diversa

Dalla pancia dello Juventus Stadium uno sparo a lunga gittata: la palla di cannone arriva 700 chilometri più giù, dalle parti di Trigoria. E fa un strano rumore perché Miralem Pjanic non calibra le parole, lancia bordate con la stessa naturalezza con cui calcia davanti a una barriera: un campione, ma non di diplomazia. «Ora capisco perché negli ultimi anni era sempre difficile stare davanti ai bianconeri. C’è molta differenza tra dove mi trovavo in passato e dove mi trovo oggi, qui il lavoro è più duro», ha detto ieri il 26enne centrocampista bosniaco. Una settimana di faticacce e ripetute sono bastate a capire i gradi di separazione tra quel pianeta chiamato Juventus e la sua vecchia Roma. L’occasione è stata la presentazione ufficiale a un mese di distanza da uno dei colpi più discussi dell’estate: una storia complicata di polemiche sussurrate, mezze verità e raccomandate via posta. Quella con cui Pjanic comunicava di avvalersi della clausola rescissoria il 9 giugno è stata resa pubblica proprio dalla Roma e poi l’a.d. bianconero Beppe Marotta aveva aggiunto un appoggio, neanche tanto virtuale, alla ricostruzione giallorossa: «Nessuna trattativa tra i club, ma solo la volontà del giocatore». E quella volontà mista a orgoglio è diventata palese ieri, nelle frasi a effetto in conferenza, e poi nei sorrisoni soddisfatti davanti ai tifosi, un centinaio circa, pronti alla lunga fila per strappare un autografo: «Fin dal primo giorno ho ricevuto messaggi dalla squadra, da gente vincente e grandi uomini. Mi hanno fatto capire che sono contenti del mio arrivo e che sono un vero gruppo», l’ennesima carezza ai futuri compagni. Barzagli compreso, l’uomo che gli ha sottratto l’amato 15: «Il mio vecchio numero è già occupato, ma ne tengo una parte: avrò il 5, come il mio idolo Zinedine Zidane al Real Madrid», scrive La Gazzetta dello Sport.

NIENTE FIORI A Roma ieri è fischiato più di un orecchio, ma cinque anni di raffinatezze a centrocampo hanno lasciato traccia. Al punto che il telefono di Pjanic è suonato spesso nei giorni bollenti della trattativa: «Prima di firmare ho chiamato Spalletti e mandato sms a Totti e De Rossi per ringraziarli. Erano tutti dispiaciuti, ma mi hanno fatto l’in bocca al lupo. La carriera di un calciatore è breve e questa è stata la mia scelta. Roma non la scorderò mai, anzi il messaggio ricevuto da Totti mi ha toccato». Certo, meglio sgombrare il campo subito: sarà pure «contento» di rimettere piede all’Olimpico, ma sa bene che non pioveranno fiori. «Sarà una partita un po’ diversa dopo 5 anni bellissimi. Ci saranno fischi, ne sono consapevole, ma oggi sono contento così». Visti certi precedenti e gli insulti sui social moltiplicatisi dopo le affermazioni di ieri, la sfida scudetto quest’anno si vivrà a temperature termo-nucleari.

CANNONATA Poi c’è quella solita parola: rigira fieramente sulla bocca, un mantra da queste parti. E, a quanto pare, è ben conficcata nella testa di chi aggiungerà qualità sublime alle geometrie di Allegri. «Sono qui per vincere e sono sicuro di aver fatto la scelta giusta per riuscirci. La Juve è sempre stata interessata a me e non c’è posto migliore per fare un passo avanti in carriera. E vincere». Il tutto, con i relativi distinguo della casa: «La priorità è lo scudetto e scrivere la storia: 6 di fila sarebbe da leggenda». Per questo c’è ancora qualche nodo tattico da sciogliere e sul campo Allegri lavora da alchimista per fare esplodere al meglio il genio: «Giocherò dove sarò più utile – ha ammesso il bosniaco –, non ho paura della concorrenza e non ho paura di avere il pallone tra i piedi. Ho una buona intesa con l’allenatore che conosce bene le mie caratteristiche: mi farò “piccolo”, mi adatterò». Pennella le punizioni come quell’altro, certo, ma inutile insistere nei soliti paragoni con Pirlo: «È stato il centrocampista migliore della A, ma non copierò il suo gioco perché siamo diversi». E più che la futura corrispondenza di amorosi sensi con Dybala («Ci sono tante individualità, non solo noi due, ma qua si vince con lo spirito e nello spogliatoio ci sarà gente che lo ricorderà sempre»), a stuzzicarlo solo gli assenti. Quelli che potrebbero presto acquistare un biglietto per Torino: «Benatia lo sento ogni giorno da anni, anche quando è andato via siamo rimasti veri amici». Quelli corteggiatissimi all’estero che, però, qui potrebbero mescolare il talento in un centrocampo da mille e una notte: «Pogba è un giocatore straordinario, l’ho sentito prima della finale dell’Europeo e mi dispiace che abbia perso. Ma non penso che prenderò la sua casa qui a Torino…». E pure quegli altri, i sogni che cullano le notti dei tifosi: «Non mi sorprenderebbe se venisse uno come Higuain: vedo la società fare di tutto per rinforzare la squadra». È l’ultima cannonata di Pjanic ed è caduta ancora più lontano: a Napoli, 900 chilometri da Torino, il rumore è lo stesso.

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