Home / blu / E’ il pomeriggio di Allegri, ma scordiamoci questo modulo: la Juve vince all’insegna dell’equilibrio, non dimentichiamocelo
FIRENZE,ITALIA 07 MARZO 2016 - CERIMONIA, PRESSO IL CENTRO TECNICO FEDERALE DI COVERCIANO, DI PREMIAZIONE DELLE PANCHINE D'ORO E D'ARGENTO 2014/2015. - NELLA FOTO: MASSIMILIANO ALLEGRI, VINCITORE PANCHINA D'ORO SERIE A.

E’ il pomeriggio di Allegri, ma scordiamoci questo modulo: la Juve vince all’insegna dell’equilibrio, non dimentichiamocelo

E’ stato un bel pomeriggio di sole e di calcio per il popolo juventino, accorso numeroso sulle tribune dello Stadium per assistere a Juventus-Lazio e per spingere i bianconeri alla vittoria. Fortunatamente è andato tutto per il verso giusto, con i ragazzi di Allegri che, al termine di una partita praticamente perfetta, hanno steso i capitolini grazie alle reti di Dybala ed Higuain. Eppure il match contro i biancocelesti non si presentava come un ostacolo facile da saltare: rispondere alle tante critiche piovute dopo la brutta sconfitta di Firenze poteva risultare complicato, così come avere la meglio su una Lazio quarta in classifica che, prima di oggi, distava solo cinque lunghezze dai Campioni d’Italia, partita da recuperare contro il Crotone permettendo. Ma in campo la differenza fra le due squadre è sembrata ben più ampia, tanto che la Juventus ha impiegato appena 10′ per chiudere i conti. Pronti, attenti e via, subito la perla di Dybala e la diciassettesima rete stagionale di Higuain. Da lì tante occasioni fallite e una Lazio costantemente sotto assedio, incapace di tirare verso la porta di Buffon, che ringrazia godendosi il bel sole di Torino.

Tuttavia, il protagonista della convincente vittoria di oggi ha un nome e un cognome: Massimiliano Allegri. Eh già, il tecnico livornese è ormai da tempo al centro di feroci critiche, sia da parte degli addetti ai lavori che degli stessi tifosi. La squadra non gioca bene, dicono, e se dovesse andare avanti così allora non solo non riuscirebbe a vincere in Europa, ma addirittura rischierebbe di fallire il sesto trionfo consecutivo in campionato. Dopo il  passo falso di Firenze, ovviamente, sull’allenatore bianconero è piovuto di tutto, tanto da mettere in discussione la sua permanenza sulla panchina della Vecchia Signora. Bene, nonostante questo, oggi Allegri si è presentato con una formazione piuttosto particolare, condita da scelte che hanno colto di sorpresa chiunque, Marotta compreso: un 4-2-3-1 misto a un 4-2-4, con Pjanic e Khedira davanti alla difesa, Cuadrado, Dybala, Mandzukic dietro all’unica punta Higuain. Insomma, una Juventus super offensiva con tutti gli attaccanti della rosa in campo dal 1′, eccezione fatta per Pjaca. Un atteggiamento coraggioso, che in caso di sconfitta si sarebbe facilmente tramutato in arroganza e superficialità. Ma, per fortuna di Allegri e di tutta la Juventus, il risultato di tale esperimento è stato positivo, tanto che adesso tutti quanti vogliono rivedere lo stesso sistema di gioco anche nelle prossime uscite. Ma andiamoci piano con i giudizi, serve equilibrio.

Equilibrio, appunto. E’ questa la parola magica su cui si è sempre basata l’intera storia della Juventus, compresi i tanti trionfi degli ultimi cinque anni. Il che non vuol dire non osare mai, bensì farlo con prudenza e ragionevolezza: “Ho pensato a questo modulo qualche giorno fa. Oggi serviva dare una svolta, dovevamo ammazzare la partita”, ha sottolineato a fine gara lo stesso Allegri. Parole che fanno pensare ad un’eccezione, dovuta tanto a necessità di formazione quanto all’esigenza di scuotere una squadra ferita nell’orgoglio. Con Alex Sandro e Marchisio a disposizione, chissà cosa avremmo visto e poi ci sono tante particolarità da considerate. Dalla coppia Pjanic-Khedira in mediana – loro che hanno le caratteristiche della mezz’ala – al ruolo di Mandzukic, bravo a sacrificarsi ma desideroso di giocare più vicino alla porta, passando per la filosofia di un’ambiente a cui non è mai piaciuto giocare totalmente all’attacco. Lo stesso Conte, a suo tempo, voleva imporre il suo amato 4-2-4, ma poi non ci fu la possibilità. Insomma, che si continui a puntare sulla forza del centrocampo, sulla solidità della difesa e sulla velocità delle fasce, consapevoli che alla fine il modulo lascia il tempo che trova: servono fame, sacrificio e voglia di vincere. Quello che è mancato a Firenze e che oggi, invece, si è visto.

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