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ESCLUSIVA MB – Ag. Sturaro: “È un leone in gabbia. Vi racconto della Roma e di quando Paratici lo chiamó a 16 anni…”

Stare fermi per oltre due mesi è pesante, soprattutto se ti chiami Stefano Sturaro. Il centrocampista della Juventus, paragono da molti a Gattuso per la sua grande grinta e un carisma da campione oltre che per il ruolo, è costretto ai box dalla partita contro la Germania dello scorso 2 luglio, quando con la maglia della Nazionale si è procurato una brutta distorsione al ginocchio destro con tanto di interessamento del legamento collaterale mediale. Meglio riguardarsi, dunque, ma per un ragazzo che, seppur giovanissimo, di infortuni pesanti ne ha vissuti eccome in tutta la sua carriera, è arrivato il momento del rientro, perché un leone in gabbia non ci sa proprio stare. Soprattutto ora che c’è da conquistarsi un posto da titolare nel fortissimo centrocampo bianconero, che quest’anno ha visto anche l’arrivo di Miralem Pjanic, un campione in più con cui sudarsi il posto. Ma questo Stefano sa bene cosa voglia dire. Nel frattempo, per sapere qualcosa in più riguardo alle sue condizioni, la nostra redazione ha contattato in esclusiva Carlo Volpi, il procuratore del centrocampista classe ’93: “Capire quando potrebbe essere il giorno del rientro per Stefano è quasi impossibile, dal momento che lo staff sanitario della Juventus lavora molto scientificamente. Quello che è certo è che il ragazzo morde il freno, che non vede l’ora di rientrare. Due mesi fuori dal campo sono troppi per uno come lui e poi la squadra sta facendo risultati e anche lui vuole rendersi partecipe di tutto questo”.

Certo che la concorrenza è come sempre molto fitta: è andato via Pogba ma è arrivato un certo Pjanic…

“Stefano ha preso benissimo l’arrivo di Pjanic e di tutti gli altri grandi acquisti compiuti dalla società. E questo perché? Perché si sono rivelati ragazzi bravissimi e molto umili, sono entrati nello spogliatoio campione d’Italia per cinque volte consecutive in punta di piedi, dal primo all’ultimo. Sono persone piacevoli e Sturaro e i suoi compagni sono molto contenti di questo”.

Bisognerà però conquistare un’altra volta la fiducia di Allegri: che rapporto c’è fra Sturaro e il suo allenatore?

“Il rapporto con Allegri e il suo staff è ottimale. Lo hanno fatto sempre sentire al centro del progetto, anche quando è stato impegnato poco. Riempire di entusiasmo qualcuno che non gioca tutte le domeniche e far sì che sia sempre sul pezzo non è semplice, ma Allegri lo sa fare benissimo. E lo sa fare con i fatti, senza perdersi nelle solite e inutili parole. Provano grande ammirazione per il modo in cui si approccia Stefano in campo, per la sua grande grinta e lo spirito con cui affronta le partite. Chiaramente, poi, il discorso è reciproco”.

Ma quando è nato l’interesse della Juventus per Sturaro?

“Le prime mosse della società juventina risalgono esattamente a quando Stefano aveva 16 anni e giocava nelle giovanili del Genoa. Paratici lo notò, mi chiamò e fissammo un incontro in una data ben precisa, ovvero quando la Juventus avrebbe ritenuto Sturaro all’altezza della sua storia. Così è stato e quando la Juventus ha chiamato non ha avuto vita facile, perché sul ragazzo si era fatta avanti in maniera decisa la Roma. Con i giallorossi la trattativa era ben avviata. Ma Stefano non ha avuto dubbi, perché la storia e le vittorie della Vecchia Signora non hanno eguali nel mondo. E poi ci siamo trovati al cospetto di un progetto chiaro e meraviglioso, che Marotta ci ha spiegato in ogni particolare. La Juventus chiuse, dunque, la trattativa nel luglio del 2014, dopo un interessamento lungo quasi 7 anni. Gli accordi consistevano nel “parcheggiarlo a Genova per un’altra stagione”, ma poi Allegri e tutta la società hanno voluto bruciare i tempi, portandolo a Torino con sei mesi di anticipo. L’accoglienza fu strepitosa, proprio come ci avevano promesso”.

E da quando Stefano veste la maglia bianconera, c’è mai stata una squadra che si è fatta avanti con prepotenza?

“Sì, sono arrivate, ma la Juventus ha sempre posto la più totale resistenza, rifiutando tutte le proposte pervenute. La loro intenzione è quella di renderlo un simbolo nazionale di questa squadra, proprio come lo sono Bonucci e Marchisio. Dal canto suo Stefano è felicissimo a Torino, si trova vicino a casa e in una delle migliori società del mondo, cosa c’è di meglio? Ha perfino rifiutato offerte economicamente più vantaggiose, ma per lui i soldi non sono tutto, anzi. Spetta a lui confermarsi a questi livelli, dimostrare di meritare una maglia così prestigiosa”.

 

 

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