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ESCLUSIVA MB LUCARELLI: “Ko con l’Atalanta? Merito di Gasp. Juve, la A è deleteria per la Champions”

Abbiamo avuto il grande piacere di intervistare Cristiano Lucarelli, uno degli attaccanti più prolifici dei primi anni 2000 e giocatore capace di rifiutare grandi offerte per amore della propria terra.

Capocannoniere del 2005 con 25 reti, oggi se ne segnano di più. Cosa è cambiato? 

“Intanto non lo dico per sminuire gli attaccanti di oggi ma sicuramente ora è più semplice rispetto a 10/15 anni fa, quando in Italia giocavano fior di campioni, tanto dietro quanto in avanti. Fino ad un decennio fa eravamo considerati il campionato più forte al mondo, oggi purtroppo non è più così. Non dico che sia facile adesso fare gol, ma è sicuramente più semplice”.

Hai giocato anche in Spagna, all’epoca non così gettonata dai grandi campioni…  

Andai per giocarmi la Champions, unica competizione che mancava nella mia carriera. Sono arrivato in Spagna nella stagione 98/99, quella di oggi è molto simile a come era l’Italia in quegli anni. Eravamo all’avanguardia e a molti campioni faceva gola l’idea di venirci a giocare. Oggi la regina è l’Inghilterra: negli anni ’90 era indietro anni luce rispetto alla Serie A e alla Liga, ma grazie ai grandi introiti derivanti anche dalle televisioni è riuscita a sorpassare sia noi sia gli spagnoli, divenendo la meta preferita dai campioni”. 

Intanto la Juve ha perso contro l’Atalanta, tua prima squadra. È cresciuta molto da allora… 

“Quando arrivai io nel ’97 era una provinciale di lusso: aveva molte partecipazioni ai campionati di Serie A, però era una squadra che,salvo alcune circostanze, lottava per non retrocedere salvo l’exploit con Mondonico nella Coppa delle Coppe. Oggi sta venendo fuori il frutto di un grandissimo lavoro che comincia sin dal settore giovanile. Per questo l’Atalanta è stabilmente nella parte sinistra della classifica e lotta per il quarto posto. Il merito senz’altro va alla società e a Gasperini, capace di riuscire a dare un qualcosa in più”.

Tu sei stato una bandiera per il Livorno: rinunciasti ad un miliardo. Oggi le bandiere esistono ancora?

“Si, io per andare a giocare al Livorno mi abbassai l’ingaggio di un miliardo delle vecchie lire. Mi piace pensare che si, esistono ancora, perché queste sono le belle storie che appassionano i tifosi, i quali, sentendosi rappresentati da un giocatore, provando un senso di appartenenza che oggi è difficile trovare”. 

Prendiamo ad esempio Benatia: trovi abbia fatto bene ad andare via? 

“Beh io penso che ci siano dei momenti per tutto e per tutti. Io ho avuto il momento dove ho rifiutato l’offerta faraonica dello Zenit, e anche tre anni dopo lo feci per giocarmi la prima Coppa UEFA con il Livorno. Poi arrivò il momento di una scelta diversa: andavo verso i 33 anni, capivo che non potevo più garantire quel tipo di rendimento di quando ne avevo 25. Feci la scelta dello Shakhtar non tanto per i soldi, ma anche per l’eta”. 

Sabato la Juve affronta il tuo Parma, capace di risalire dal baratro e dove tuo fratello è leggenda…

“La storia del Parma degli ultimi 25 anni, ad eccezione del fallimento, è la storia di una delle squadre più vincenti e più importanti del nostro campionato. Quella triste esperienza del fallimento non toglie tutto quello che di grande avesse fatto prima. Certo, un Parma Juve di 15 anni fa non è quello di oggi. Seppur siano riusciti nella grande impresa della risalita, ipotizzare di giocarsi alla pari una partita con la Juve mi sembra difficile”. 

Pensi che qualcuno in campionato possa giocarsela alla pari? 

“La Juve è di un altro pianeta rispetto alle altre squadre di questo campionato. Attualmente non mi diverto molto a seguirlo, ma trovo sia deleterio anche per la Juventus stessa, in quanto avere degli incontri più tirati potrebbe essere utili per la Champions”. 

Dici che potrebbe arrivare sottotono a causa di ciò all’impegno con l’Atletico?

“No sottotono no. Non è nella tradizione di questa squadra affrontare gli impegni sottotono, ma giocare con avversari morbidi in campionato è un po’ lo stesso problema del PSG: non dico ti condizioni, però le partite della Champions sono partite più tirate, più intense. In Serie A la Juve va in vantaggio dopo 10 minuti. Magari la vincerà ugualmente, ma penso che, se avesse degli avversari più tosti e tirati in campionato, le  sarebbe di grande aiuto”.

Questione anche di mentalità quindi…

“La Juventus mentalmente ormai da anni è un esempio. I giocatori riescono a vincere ed archiviare. Anche quando dopo 3 giorni rigiocano, hanno la stessa fame di come se arrivassero da 5 sconfitte consecutive”. 

Ronaldo può essere la carta in più per la conquista della tanto attesa Champions? 

“Penso che, se in Italia ci fossero state squadre più intense, avrebbero aiutato la Juventus a vincere la Champions prima. Con l’arrivo di Cristiano Ronaldo questo discorso può venir meno, perché ha la capacità di prendere palla e segnare come pochi”.

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