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EX JUVE, Benatia: “Mi era stata assicurata la titolarità… Allegri? Una buona persona…”

Medhi Benatia è per l’Al-Duhail quello che Cristiano Ronaldo è per la Juve, il giocatore chiave di Rui Faria, ex-vice di Mourinho, ora alla guida della squadra qatari. Il difensore è stato fortemente voluto dalla formazione araba, che non l’ha lasciato partire quando, in estate, Paratici fece un tentativo per riportarlo a Torino. Da Tuttosport:
Buongiorno Medhi, come si sta in Qatar? 

«Bene, molto bene direi. Abbiamo giocato oggi e abbiamo vinto, poi cena con la mia famiglia, siamo molto felici qui».

Cosa è successo, perché ha lasciato la Juve a stagione in corso? 
«Mi era stato detto che sarei partito titolare insieme a Chiellini. L’allenatore (Allegri) mi aveva avvertito che sarebbe tornato Bonucci, ma che Leo avrebbe dovuto guadagnarsi il posto sul campo. Poi alla fine non è stato così. Da luglio a dicembre ho giocato pochissimo. Penso che almeno nelle gare di campionato più abbordabili, almeno quelle, io avrei potuto giocare. Contro il Milan, ho giocato benissimo. Perché poi non ho trovato spazio?».
Ha chiesto ad Allegri?
«Si, certo, ci siamo confrontati, ma la sua spiegazione era che doveva valutare in ogni occasione. Mi ricordo anche occasioni nelle quali Chiellini avvertiva la necessità di fermarsi per stanchezza, eppure giocava sempre. Poi in Champions si è infortunato ed è stato fuori contro l’Ajax. Contro l’Ajax con Chiellini sarebbe stata un’altra storia».
Invece come vede l’inserimento di De Ligt? 
«Non capisco le critiche, è un grandissimo difensore. Ha fatto una stagione con l’Ajax strepitosa. La Juve sa perfettamente chi deve comprare, se hanno speso tutti questi soldi per De Ligt, è perché sanno che per i prossimi dieci anni non avranno problemi in difesa. De Ligt ha tutte le caratteristiche per diventare il difensore più forte al mondo».
Quale è la forza di questa Juve che riesce sempre a vincere anche quelle gare che sembra debbano finire in pareggio? 

«Il gruppo. È un gruppo molto forte, tutti sono uniti, la Juve è veramente una famiglia, non lo diciamo solo per dire. Io mi sento ancora spesso con Chiellini, Pjanic, Blaise, anche com Cris e con Gigi ogni tanto. Mi mancano, certo».

È stato anche al Bayern Monaco. Considera il gruppo della Juve il più forte? 
«Non c’è paragone. Anche il Bayern è un club top, con un bel gruppo, ma non si può paragonare all’ambiente di famiglia che si vive nella Juventus».
E’ vero che in estate Juve e Roma l’hanno cercata?

«Dalla Roma solo quando c’era ancora Ricky (Massara), poi lui è andato al Milan e i rossoneri mi ha cercato fortemente. Mi volevano, sono stato molto vicino al Milan in estate. Anche Paratici ha parlato con me dopo l’infortunio di Chiellini, era una buona opportunità per tornare, ma il mio club attuale, l’Al Duhail, non ha voluto che io tornassi, ed io ho rispettato la decisione. Sono felice qui».

Ha seguito da vicino l’impatto di CR7 nello spogliatoio, com’è stato il suo arrivo?

«Ci sono quei giocatori che parlano dal mattino alla sera nello spogliatoio e alla fine non li ascolti più. Cris è diverso. Nonostante la sua carriera, è un ragazzo molto umile. Può sembrare arrogante, ma non lo è. Si è vero, si percepisce la sua fiducia in se stesso, avverti il suo valore quando parla, ma è arrivato nello spogliatoio con grandissima semplicità’, ha ascoltato tutti, ha voluto capire il mondo Juventus e ha dimostrato il suo valore con il suo lavoro». 

Ad esempio? 

«Lavora tanto, fa sempre i suoi programmi di forza in palestra, ha la sua routine, si pesa prima e dopo le sedute, poi pensa in dettaglio alla dieta; sicuramente specie i più giovani lo hanno guardato molto».

Mangia diversamente degli altri? 

«Non mi ricordo di averlo mai visto mangiare pizza. Ogni tanto dopo le partite avevamo questa scelta, ma lui preferiva sempre qualcosa più leggero. È stato un impatto molto forte. Senza parlare, senza fare fenomeno, senza urlare, sempre con il suo modo di fare; Cristiano spinge naturalmente gli altri a lavorare di più».

E cosa vi ha dato dentro del campo? 

«Sicuramente a livello di fiducia ha dato tanto. Quando fai due finali di Champions in cinque anni e non riesci a vincere, perdi un po’ di fiducia, è normale. Cristiano Ronaldo ha dato alla Juve un po’ di autostima in più: è arrivato l’uomo dei miracoli, che ha vinto tutto, poi purtroppo hanno perso con l’Ajax, ma quest’anno credo che la Juve farà bene».

Lei ha lavorato anche con Guardiola, è il più forte?

«Per parlare di Pep mi servirebbero tre giorni! Pep è un allenatore molto bravo. Con lui ogni allenamento impari qualcosa di diverso. Lui vive di calcio sempre, ha idee che certamente ti fanno crescere come giocatore, ma sono d’accordo che pecca nei rapporti umani e che in Champions – soprattutto nelle gare decisive – le sue squadre prendono troppi goal».

E Allegri, invece, com’è? 

«Allegri è diverso, non porta un’idea di gioco specifica, punta più sul talento, ma la sua forza è che ti fa vivere ogni partita con molta intensità, contro Sassuolo o in Champions. Prepara benissimo le gare e sul lato umano, a prescindere che con me alla fine si è comportato male, non ho altro da dire, è una buona persona».

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