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Fantasia al potere. A Mire l’eredità degli ‘inventori’ in bianconero

Serve un po’ di fantasia per metterli tutti insieme nello stesso discorso, ma in fondo è di quello che si parla. Ci sono il nove e mezzo e il cannoniere, l’uomo a tutto campo e il regista adattato (alla grandissima), il poeta e l’angelo guerriero. E adesso c’è il «pianista» sfuggito alla guerra. Miralem Pjanic diventa l’ultimo erede della dinastia di artisti del pallone in maglia bianconera, quelli con lo scintillio nei piedi e nella testa: la nobile famiglia dei fantasisti della Juventus, scrive La Gazzetta dello Sport.

DA OMAR AD ALEX Fantasia può essere un concetto sfuggente, ma nel calcio te ne accorgi subito quando la vedi. Lo hanno capito subito negli Anni Cinquanta quelli che vedevano Omar Sivori, il capostipite. Angelo per la capacità di superare gli avversari con la dolcezza del dribbling mancino e guerriero per quella di stenderli con tackle e faccia da duro. A Torino arriva da argentino nel 1957, rimane otto stagioni, conquista tre scudetti e due Coppe Italia e appena prende la cittadinanza italiana – giocò il Mondiale 1962 in azzurro – i francesi non perdono tempo e gli assegnano il Pallone d’oro nel 1961 (allora era riservato solo ai giocatori europei), primo «italiano» a riuscirci. Particolare non trascurabile: in bianconero, 167 gol in 253 partite. Perché la fantasia serve anche a segnare. È la caratteristica di Michel Platini, tre volte capocannoniere della Serie A, tre volte Pallone d’oro, l’uomo che ha vinto tutto con la Signora, dove se si parla di fantasia non può non venire in mente Roi Michel, il 10 più 10 che si sia mai visto. Come lo era Roberto Baggio – anche se proprio Platini lo definì «un nove e mezzo» -, poeta del pallone, baciato dal talento e maledetto dagli infortuni, altro Pallone d’oro bianconero, e subito dopo di lui Alessandro Del Piero, che gli «strappò» maglia e titolarità nella prima Juve di Lippi per diventare l’ultima grande bandiera del club: il tiro a giro all’incrocio è il copyright del genio, quel destro al volo d’esterno alla Fiorentina, nel dicembre 1994, è l’esempio perfetto del «pensiero laterale».

NON SOLO Omar, Michel, Robi, Ale: tutti 10, chi più vicino alla porta, chi più lontano, comunque al centro dei sogni. Ma mica puoi imbrigliare la fantasia in un numero. Se diciamo 21, per esempio, come si fa a non far viaggiare l’immaginazione? Se lo porta dietro dal Milan Andrea Pirlo al suo sbarco a Torino: fantasia applicata alla regia, d’altra parte il «background» di ruolo era proprio sulla trequarti, l’habitat perfetto per sviluppare l’inventiva. Prima ancora lo ha portato sulle spalle Zinedine Zidane negli anni juventini. Lui non ha segnato tanto (31 gol in bianconero) ma piazzato nel motore, a tutto campo, faceva viaggiare e segnare gli altri. Che poi è quello che si chiede a Mire Pjanic, 10 gol ma anche tanti assist nell’ultimo campionato. Ha scelto il 5, come Zizou al Real Madrid (anche perché il 21 dello ZZ bianconero è già occupato da un altro che qualche ideuzza la sa produrre, Paulo Dybala). E almeno qui non ha fatto un grande sforzo di fantasia.

 

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