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Figli d’arte in Serie A: anche Higuain e Pjanic hanno il calcio nel dna

«Primo gol in A con 19 anni e tre mesi? Papà, mi ricordi quando arrivò il tuo primo gol?». «Va bene, hai vinto: mi hai preceduto di tre anni. Ci rivediamo fra 137 gol, allora». Non è difficile immaginare il dialogo tra le due generazioni dei Chiesa, con la sfida lanciata con il sorriso da Enrico a Federico. L’attaccante della Fiorentina ha dovuto posticipare di una settimana la prima gioia in serie A, e se contro la Juventus aveva soltanto sfiorato il gol, questo è arrivato contro il Chievo. Realizzato ai danni di un altro figlio d’arte, visto che Stefano Sorrentino è figlio di quel Roberto che negli anni ’80 conobbe la A – sempre da portiere – con Catania e Bologna.
La dinastia dei Chiesa è l’ultima esaltata dal nostro calcio. Federico è nato il 25 ottobre 1997, quando Enrico era nel momento migliore della carriera: era il bomber del Parma che viveva l’unica partecipazione alla Champions League, e aveva riconquistato un posto nella Nazionale del ct che più di tutti ha conosciuto il valore della trasmissione dei geni calcistici, Cesare Maldini. Il primo italiano a sollevare la Coppa Campioni – con il Milan a Wembley nel 1963 – quarant’anni più tardi ha visto il figlio Paolo compiere lo stesso gesto, dopo il trionfo di Manchester contro la Juventus. Una fortuna che Valentino Mazzola, purtroppo, non ebbe: Superga gli impedì di vivere la carriera leggendaria di Sandro.

Chiesa non è l’unico cognome illustre nello spogliatoio viola. Ianis Hagi deve fare i conti con l’eredità di Gheorghe, il più grande calciatore rumeno di sempre, numero 10 anche di Real Madrid e Barcellona. Hagi jr, nato ad Istanbul quando il padre era la stella del Galatasaray, è un trequartista con numeri interessanti, che hanno indotto Paulo Sousa a farlo debuttare in A all’indomani del 18° compleanno.
Prima degli Hagi, però, sono stati i Simeone a festeggiare il gol del padre e del figlio in A: 14 anni dopo Diego El Cholo è stato Giovanni El Cholito a portare in alto il nome della famiglia, con la doppietta alla Juventus. Il peso dell’eredità è invece una costante nell’attacco del Bologna, dove Federico Di Francesco ha già sfidato papà Eusebio (nel derby con il Sassuolo) mentre Mattia Destro è partito da Ascoli, dove papà Flavio costruì la carriera. A proposito di coppie, i terzini del Milan hanno cognomi illustri: Ignazio Abate è figlio dell’ex portiere (interista!) Beniamino, Luca Antonelli ha ripreso le orme di Roberto, in arte Dustin, centravanti rossonero di inizio anni ’80.

Ma esistono anche coppie con storie che partono da lontano: nella Juve, Miralem Pjanic è figlio di Fahrudin, ex calciatore, mentre Gonzalo Higuain è erede di Jorge, ex difensore di Boca e River da cui ha preso il soprannome (da El Pipa a El Pipita). Storia simile a quella di Sergej Milinkovic-Savic, figlio di un ex centrocampista. Non ha invece raccolto il soprannome Rodrigo Palacio: El Trenza è figlio del Gallego (in quanto spagnolo) José Ramon.
A Napoli, Pepe Reina ha ereditato il mestiere da papà Miguel, guardiano dell’Atletico Madrid che vinse l’Intercontinentale nonché della Nazionale (dove Pepe vince il confronto a livello di presenze, 34-5). Così come il romanista Wojciech Szczesny ha superato il padre Maciej nel ruolo di portiere della Polonia, con 28 presenze, il quadruplo rispetto al padre. Il quale, però, vanta un record (nessuna rete al passivo nei sette match disputati) che il figlio non ha saputo battere… A riportare la notizia è Tuttosport.

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