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Giovinco: “Mi è pesato il paragone con del Piero”

Intervistato nell’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, Sebastian Giovinco, ha parlato del suo passato in bianconero e del futuro in Canada: “È stato un colpo di fulmine. Dal giorno in cui Andrea D’Amico mi ha prospettato l’interesse sono passate 48 ore e il manager del Toronto Tim Bezbatchenko è volato a Torino per conoscermi. Ci siamo piaciuti subito. Mi hanno conquistato regalandomi la loro maglia col 10: il numero che alla Juve non ho avuto mai. E poi mi hanno consegnato un iPad con tutte le mission del club. Sono forti. Il pranzo è durato un’ora. Di soldi non s’è parlato. Ho scelto prima di conoscere le cifre. Ma non sono stupito: è solo il loro primo investimento. Ho deciso subito, pianificando con i miei. Juve? Il rinnovo era vicino, poi cala il silenzio con me mentre il club fa sapere ai miei agenti che il nuovo tecnico ha altre idee. Cosa mi ha detto Allegri? Nulla. Mai. E’ un tecnico bravo, i risultati sono con lui. Ma ciascuno ha i suoi metodi. Conte? L’ho chiamato e mi ha fatto piacere che abbia condiviso il mio passo. Sia chiaro: non gli ho chiesto nulla della Nazionale né lui mi ha fatto promesse. Chissà, magari in Canada un giorno verrà anche lui… Critiche? S’è crePoi Pogba: è fortissimo, simpatico e alla mano.ata un’aria strana. Dopo un po’ sono stato accusato di segnare solo gol non decisivi: un marchio ossessionante. Morata? Alvaro è forte, farà strada. Mi fa piacere che almeno a lui siano evitati certi trattamenti. Marchisio e De Ceglie? Tra noi c’è sempre stato un buon rapporto, ma alla Juve la prima regola è che si deve pensare a se stessi. Tevez ha dato un apporto notevole: con lui e gli altri sudamericani ho legato molto, tanto che i compagni italiani mi chiamavano “il boliviano”.  Se la Juve resta così non deve porsi limiti. Paragone con Del Piero? Sì. Come compagno è stato professionale. Ma il paragone ha pesato. Siamo diversi per caratteristiche e non mi sono mai paragonato a lui. Eppure certe etichette è difficile toglierle. Montella? A Firenze a fine gara mi chiese se ero pronto a seguirlo. Io dissi sì perché mi piace il suo gioco, ma il club non ha mai fatto un’offerta”.

Simone

 

 

 

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