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Graziani: “Dybala può diventare il nuovo Messi”

A Ciccio Graziani, indimenticabile bomber che la Coppa Campioni l’ha sfiorata con la Roma nella finale maledetta del 1984, è stato chiesto dal QS di trovare punti in comune e differenze tra i due protagonisti della partita di martedì sera a Torino.
Graziani, quanto si assomigliano Dybala e Messi?
«Non vedo grandi differenze per come si muovono, per come giocano il pallone, per la posizione in campo: certo che Leo è ancora il giocatore che diverte più di tutti quando è in serata. Paulo è ancora in fase di crescita, si sta affermando ogni anno di più, aiutato da una grande squadra così come è successo alla Pulce».
C’è chi si spinge a dire che in questo momento lo juventino sia già superiore alla Pulce…
«Non esageriamo. Se guardiamo la partita di martedì il bianconero ha giocato meglio ma non basta una partita a riscrivere la storia. Messi è un mostro sacro, è forse il miglior giocatore della storia del calcio, lo dicono, se non altro, i numeri. I trofei individuali che ha vinto, i titoli di capocannoniere uno dietro l’altro…».
Eppure allo Stadium Messi è sembrato l’ombra di se stesso.
«Mettiamola così, in questa stagione non sta dando il massimo né con il Barcellona, né con la Nazionale. ma una flessione, un appannamento ci può stare e dipende anche dai compagni che hai attorno. I blaugrana in generale quest’anno sono troppo discontinui, sia in Liga che in Champions».
Dybala all’inizio sembrava non trovarsi a suo agio nella posizione nel trio alle spalle di Higuain. Sembrava non amare l’allontanamento dalla porta, tanto che non sono mancati gesti d’insofferenza, anche pubblici, nei confronti di Allegri. Lei che ne pensa?
«Forse ha fatto fatica ad abituarsi a un nuovo modo di giocare ma secondo me lì si trova benissimo. Tra le linee diventa immarcabile perché a volte lo deve seguire un centrocampista, a volte un difensore e lui spesso riesce a prendere il pallone da solo con spazi di movimento. È un giocatore che se gli concedi tre metri di spazio diventa devastante…».
La difesa del Barcellona di metri gliene ha concessi anche qualcuno in più…
«Loro non fanno marcature, hanno riferimenti. Ma martedì sera erano molto lenti nell’accorciare, hanno pressato poco. La difesa è il loro tallone d’Achille, soprattutto quest’anno».
Messi ancora irraggiungibile, dunque. Dove deve migliorare Dybala per arrivare al livello dei top player?
«Per prima cosa deve migliorare con il piede destro. Può usarlo meglio anche per fare delle giocate più semplici: fare tutto col sinistro complica le cose, in alcuni frangenti. Ancora più importante è la continuità: spesso alterna partite eccezionali a partite anonime. Il grande campione deve sempre guadagnarsi almeno la sufficienza».
La Pulce a giugno compirà 30 anni. È già entrato nella fase calante della sua carriera?
«Non credo. Mi pare più un momento difficile del Barcellona, come squadra. Non dimentichiamo che Messi ha segnato 27 gol in 27 presenze nel campionato spagnolo e 11 reti in 8 partite di Champions. Mi sembrano numeri che dimostrano che il giocatore è ancora decisivo».
Il risultato di ieri sera è, per certi versi, incredibile. Più merito della Juve o più demerito del Barça?
«Metà e metà. Allegri ha impostato la tattica perfetta e la squadra è stata brava a mettere subito la partita nei binari giusti. Certo che questo non è più il Barcellona che incantava: troppo prevedibile, troppo discontinua…».
Contro il Paris Saint-Germain al Barcellona è riuscita una rimonta incredibile. La Juve può sentirsi al sicuro?
«Assolutamente no. La Juve deve stare molto attenta, anche se ha la difesa migliore d’Europa. La squadra di Luis Enrique quest’anno è imprevedibile: se imbroccano la serata giusta, tre gol li possono fare…».

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