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Il fratello racconta Moise Kean: ” Ha una forza mentale devastante, fa tutto questo per ripagare nostra madre”

Ecco l’intervista fatta da Tuttosport a Giovanni Kean, fratello di Moise, che ha appena debuttato in Serie A e in Champions League con la maglia della Juve.

Giovanni Kean, ha “salutato” l’esordio di suo fratello Moise in serie A con le lacrime: ha fatto il bis anche per il debutto in Champions?  «No, stavolta non ho pianto, ma ci sono andato molto vicino».

Suo fratello a 16 anni è già l’uomo dei record: che cosa rappresenta per la vostra famiglia questo exploit? «Noi siamo molto credenti e penso che questo sia stato un dono di Dio. Ci ha messo un po’ di tempo ad aiutarci, ma ci sta ripagando di tutte le sofferenze patite».

E Moise cosa dice del doppio debutto? «E’ felicissimo, ma non è uno che si lascia trasportare dalle emozioni. Sta vivendo la situazione come se fosse tutto naturale: per lui il calcio è divertimento, a lui basta giocare, non si sente un fenomeno e non gli ha cambiato la vita».

E’ però difficile restare il ragazzino di sempre?  «Due settimane fa è tornato ad Asti dove vive nostra madre Isabel ed è andato al campo Don Bosco a palleggiare, come ha sempre fatto. Non si sente arrivato perché è nella prima squadra della Juve, continua a frequentare in piazza gli amici d’infanzia, non è cambiato nulla».

A proposito: come si pronuncia il vostro cognome?  «Si scrive Kean, ma si pronuncia “Ken”».

Con chi Moise ha più legato nello spogliatoio? «Si fa volere bene da tutti, è un giocherellone. E’ molto in sintonia con Sturaro, con cui si scambia anche battute e foto su Instagram, e con Lemina».

Ma a Lemina ha copiato il taglio di capelli…  «No è una moda che è nata nella comunità nera degli Stati Uniti e si è diffusa in Francia. A mio fratello piacciono i capelli colorati sulle punte».

In che rapporti è con i senatori bianconeri?  «Marchisio è quello che gli sta più vicino: gli sta dando consigli preziosi, gli dice di continuare così, di vivere il sogno perché basta un attimo per bruciarsi. Forse si rivede in mio fratello, cresciuto nelle giovanili bianconere. E poi c’è Evra, un punto di riferimento per chiunque nello spogliatoio della Juve».

Con Allegri, invece?  «Il tecnico lo chiama “il ragazzino”, Moise lo stima tantissimo e gli piacciono le sue idee e i suoi metodi di allenamento».

Come nasce la passione per il calcio nei fratelli Kean?  «Il primo è stato mio fratello Gildas, che ha 31 anni: ha giocato fino alla Primavera del Toro, era compagno di squadra di Quagliarella. Poi ci sono io, ho 23 anni e ho seguito le sue orme, infine c’è Moise, che ha sette anni in meno, ma io me lo portavo dietro negli allenamenti e alle partite. I miei compagni non volevano che giocasse con noi perché era troppo piccolino e allora lui stava a bordo campo a guardare finché qualcuno si impietosiva e lo faceva entrare».

La vostra è stata un’infanzia difficile.  «Beh, avevamo problemi economici, mio padre è stato assente, ci ha cresciuto mia mamma da sola e anche se è stata bravissima abbiamo sentito tanto la mancanza di una figura paterna. La fame e la rabbia agonistica di Moise è dovuto a questo: vuole ripagarla di tutti i sacrifici che ha fatto. Lui è il cocco di mamma: da piccolo anche se combinava dei guai, la colpa era sempre mia».

La qualità migliore di Moise?  «La sua forza mentalmente: al di là delle doti tecniche e fisiche, la sua vera forza parte dalla testa. Non sente la pressione, a chi non lo conosce può sembrare sfrontatezza, ma è soltanto consapevolezza dei proprio mezzi. Non ha paura, nel calcio come nella vita, di fare le cose, non si fa problemi».

Suo fratello non ha ancora un contratto da professionista…  «Una settimana dopo che ha compiuto 16 anni la Juventus glielo ha proposta, ma noi abbiamo lasciato il tutto a Raiola, se ne occupa lui».

Non è che la fama gli può far perdere la testa…  «Se anche dovesse succedere, ci pensa nostra madre a metterlo in riga. Quello che dice lei è legge: il suo numero sul nostro cellulare è salvato sotto il nome “capo”».

Moise, oltre a Balotelli, ha altri idoli calcistici?  «Noi siamo cresciuto quando Mario era al top e a lui piace come stile di gioco, lo ha anche imitato nell’esultanza con la scritta Why always me sulla maglietta. Poi c’è Drogba, perché è ivoriano, come i nostri genitori».

Altre sue passioni oltre al calcio?  «La musica e il ballo: ascolta Trevis Scott, un rapper molto gettonato in America e balla sulle sue note».

Mai avuto problemi di razzismo?  «No, l’unica cosa che mi rammaricava erano le malelingue sull’età di Moise: molti dicevano che avesse più dei suoi anni. E io ribattevo: non è nato in Africa, ma a Vercelli, andate a vedere il certificato».

Quale regalo si farà con i primi soldi?  «Il suo primo pensiero sarà per nostra madre. Le regalerà una vacanza: anzi, potremmo andarci tutti e tre…».

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