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Il muro rossonero contro il trio juventino: due difese leggendarie per due portieri nella storia

Il calcio, così come tutti gli sport, attrae milioni di appassionati anche per la sua capacità di estrarre quel vizio innato nella natura umana di compiere paragoni. Poco importa se ad essere confrontate sono epoche diverse, ruoli completamente opposti o partite l’una il contrario dell’altra: ogniqualvolta ci si trovi al cospetto di un record, ecco che la mente dei tifosi intraprende viaggi tanto intriganti quanto complessi. E, come tutti noi ben sappiamo, un primato assai importante e consolidato nella storia, la cui esistenza si è conservata per oltre 20 anni, è stato appena battuto. In occasione dell’ultimo Derby della Mole, infatti, Gianluigi Bufffon ha abbattuto il record di imbattibilità di 929′ detenuto dall’ex portiere del Milan Sebastiano Rossi, alzando l’asticella a 974′ prima di arrendersi al gol di Bellotti. Ecco allora giunto il momento di dare spazio all’immaginazione, di compiere viaggi indietro nel tempo per recuperare antichi e preziosi reperti storici, dati fondamentali per esprimere una propria opinione su un quesito che si fa intrigante. No, il motivo della discussione non riguarda le abilità di Rossi e Buffon. Il primo era sicuramente un discreto portiere, molto bravo nelle uscite alte, efficace sulle conclusioni rasoterra, abile nel comandare la difesa. Dodici anni nel Milan non si trascorrono se non eccelli nel tuo ruolo, su questo non si può controbattere, così come c’è poco da ridire su quello zero presente nella casella delle presenze in Nazionale. Eh già, il buon Sebastiano Rossi, nonostante i numerosi successi italiani ed europei col Milan di Sacchi prima e Capello poi, nonostante l’impressionante record di imbattibilità costruito sul campo, non è mai riuscito a trovare spazio in azzurro, chiuso dai vari Marchegiani, Pagliuca, Peruzzi, Toldo e, udite udite, anche da un Gianluigi Buffon appena ventenne. Bene, qualche anno più tardi, quel ragazzino sarebbe diventato il recordman di presenze con la maglia dell’Italia, assoluto protagonista nel Mondiale vinto in Germania e non solo. Rossi è Rossi, ma Buffon è Buffon. E’ l’icona del ruolo del portiere, il simbolo di intere generazioni cresciute con i guantoni sulle mani, uomo copertina di una delle squadre più importanti del mondo. Insomma, sul piano della qualità fra i due portieri non c’è paragone e la superiorità di quest’ultimo è stata ultimamente ribadita proprio domenica scorsa superando il record del collega. E allora dove sta l’essenza del paragone? Beh, il portiere necessita della sua difesa, senza la quale sarebbe come un cavaliere senza armatura in battaglia, ossia totalmente nudo, scoperto, indifeso. E’ più forte la difesa del Milan di Sebastiano Rossi o quella della Juventus di Buffon? Questo è il dilemma e qui cominciano i dolori, perché probabilmente non ci sarà mai una risposta certa a questa domanda. I quattro artefici del muro del Milan anni ’90 contro i tre protagonisti della retroguardia campione d’Italia per quattro anni consecutivi e vice-campione d’Europa. Maldini-Baresi-Costacurta-Tassotti contro Chiellini-Bonucci-Barzagli. Ovviamente il paragone appare decisamente fuori luogo per una ragione tanto diacronica (Il calcio di allora era un altro rispetto a quello attuale, con molte meno partite) quanto tattica (Sia Sacchi che Capello giocavano con la linea a quattro, mentre Conte e Allegri hanno sempre optato per una linea a tre con i due esterni alti che, eventualmente, tornano a difendere). Ma più il paragone appare azzardato, più ai tifosi piace osare e allora proviamo a farlo.

“Uno degli esercizi per la difesa era quello di difendere in 6 contro 11. I sei che difendevano erano Tassotti, Costacurta, Baresi e Maldini con Ancelotti e Rijkaard. Credetemi, nonostante fossimo cinque in più, facevamo una fatica bestiale ad arrivare alla conclusione in porta e per segnare dovevamo anche provare a tirare da fuori. Non si passava”, così si esprimeva un certo Ruud Gullit in occasione di un’ intervista rilasciata a Sports Usa, un concetto che rende bene l’dea di quanto fosse un’impresa titanica perforare quel muro per gli avversari. L’eleganza e l’intelligenza tattica di Baresi, la velocità e il tempismo di Costacurta, la fisicità e i contrasti di Maldini e Tassotti, c’era proprio tutto quello che serviva in quella retroguardia. Tutta gente con il Milan nel cuore (25 anni in rossonero per Maldini, 20 per Baresi e Costacurta, 17 per Tassotti) che sotto il genio di due allenatori fenomenali ha saputo muoversi come un’ unica persona. 209 gol subiti in 302 incontri disputati in nove stagioni, anche la matematica fa strabiliare gli occhi di esperti e tifosi. Una tela capace di imbrigliare campioni del calibro di Baggio, Vialli, Mancini, Zola, Maradona, Romario e molti altri ancora, un reparto in grado di imporsi nell’Europa che conta per ben tre volte, rendendosi protagonista di serate incredibili, come quella di Atene, quando il Diavolo spazzò letteralmente via il mitico Barcellona del compianto Cruyff. Ma i quattro pilastri della difesa non si limitarono a sorprendere con la maglia del Milan e basta, bensì anche con quella della Nazionale, con cui divennero in blocco vice-campioni del mondo e di Europa (Il solo Baresi si laureò campione del mondo nel Mundial dell’ 82). E poi che carattere avevano: Costacurta e Baresi arrivarono addirittura a discutere con il guru Arrigo Sacchi, i cui continui ed insistenti insegnamenti tattici avevano portato sull’orlo di una crisi di nervi un gruppo che chiedeva solamente di giocare a mente libera, sfoderando la propria fantasia. Maldini affrontò faccia a faccia gli ultrà della Sud ripetute volte in difesa dei propri compagni, cosa che ai giorni d’oggi nessuno ha il coraggio di fare. Tassotti non si faceva problemi, andava poco per il sottile, con entrate spesso al limite della regolarità. Chiedere al buon lele Oriali per averne conferma. Insomma, quella difesa non aveva alcun punto debole, da lì – Gullit dixit, non c’era verso di sfondare.

Altro muro difficile, se non quasi impossibile, da frantumare è quello formato da Chiellini-Bonucci-Barzagli, il trio delle meraviglie che è stato il perno dei successi di Conte e Allegri alla guida della Vecchia Signora. Nessuno di loro è nato con la Juventus nel dna, ma tutti e tre sono stati bravi nell’acquisire in questi anni quei valori e quella mentalità vincente che da sempre contraddistinguono la storia della compagine bianconera. Anche in questo caso siamo al cospetto di un reparto completo, che non presenta lacune. L’efficace eleganza di Bonucci viene completata dalla corsa e dai muscoli degli altri due, sia in serie A che in Nazionale, dove il blocco juventino  è ormai perennemente schierato dai vari ct. E chi lo avrebbe mai detto cinque anni fa che oggi Buffon avrebbe raggiunto un record così importante soprattutto grazie a loro. Chi avrebbe mai pensato che un giovanissimo Bonucci , pagato 15,5 milioni dal Bari e protagonista di un primo anno piuttosto negativo sotto la Mole, oggi sarebbe valso tre volte di più, con i più rinomati top club europei pronti a fare pazzie per lui. Chi avrebbe mai detto che Barzagli, prelevato dal Wolfsburg per la misera cifra di 300 000 euro, sarebbe stato capace di giocare stagioni strabilianti alla veneranda età di 30 anni. Insomma, a differenza di quanto accaduto nel Milan degli olandesi, gli attuali difensori della Juventus si sono ritrovati insieme un po’ per caso, grazie all’estrema bravura di Marotta e Paratici, oltre che a quella dei vari allenatori. Campioni come Higuain, Cavani, Ibrahimovic, Icardi, Benzema, Bale, Aguero, Hazard sono stati totalmente annullati. Otto trofei in quattro stagioni, 91 gol incassati in 152 match: numeri da capogiro, così meravigliosamente sulla scia dei colleghi in rossonero di qualche decennio prima. Quello che manca al trio bianconero per poter affermare di reggere il confronto è il successo fuori dai confini italiani: in Champions League è arrivato il definitivo salto di qualità, quello step che ti permette di potertela giocare alla pari con tutti, ma manca ancora il trionfo totale, quella nottata che ti inserisce di diritto fra i grandi di Europa. Fra poco arriverà, perchè ci sono tutti i presupposti per dirlo. Fra poco, chissà, si potrebbe affermare con più sicurezza che il paragone fra queste due leggendarie difese non è più così azzardato.

 

 

barzagli

 

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