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Infatino vuole cambiare i Mondiali, La Fifa decide oggi

Il Mondiale Fifa si appresta ad assumere una dimensione ancora più globale allargando a dismisura i propri confini. Oggi a Zurigo, infatti, il Consiglio della federcalcio mondiale, del quale fa parte anche Evelina Christillin, prenderà una decisione sull’allargamento del format della fase finale dalle attuali 32 nazionali alle 40 o 48 che daranno vita all’edizione del 2026. Sarà la prima decisione ufficiale targata Gianni Infantino, l’ex braccio destro di Michel Platini, oggi presidente Fifa, che ha assunto il non facile incarico di traghettare il massimo organismo del calcio mondiale verso un futuro più trasparente e onesto. Nella corsa al seggio presidenziale l’avvocato svizzero, di chiare origini italiane, aveva già lanciato l’idea trovando ampi consensi soprattutto nelle nazioni calcisticamente meno evolute: una promessa elettorale che oggi passa all’incasso con una lievitazione che rende il Mondiale, un evento planetario.
Il nuovo format, più probabile la soluzione a 48 partecipanti, dovrebbe favorire le nazionali provenienti da Asia e Africa. Attualmente delle 32 squadre che acquistano il pass mondiale, 13 sono europee (il 23.6% delle nazioni che fanno parte della Uefa), ma la percentuale più alta di partecipazione va al Sudamerica con 4-5 nazionali partecipanti su 10 della Conmebol (vale a dire il 40-50%, opzione massima legata all’esito dello spareggio con la qualificata dell’Oceania). Con 5 squadre qualificate l’Africa registra solo il 5.3%, mentre sono 4/5 le nazionali asiatiche pari all’8.7% o il 10.9% del totale della Afc (anche in questo in virtù del playoff). Per la Confederazione nord e centroamericana, sono da 3 a 4 i posti a disposizione, l’8.6% o l’11.4% del totale Concacaf.
I 7 vicepresidenti e i 24 membri del Consiglio dibatteranno sulle ragioni della rivoluzione, ma soprattutto sulle conseguenze. E’ evidente, come ha già sottolineato lo stesso Infantino, che un Mondiale a 48 squadre garantirà una crescita a livello tecnico e garantirà un ricambio significativo tra le nazionali, ma non passa inosservata la ricaduta economica in termini di diritti tv, marketing e biglietteria. Un rapporto Fifa stima un incremento degli incassi in circa 605 milioni di euro rispetto al Mondiale 2018. Da verificare, però, il lato oscuro della medaglia: costi maggiorati per i paesi organizzatori – rendendo così abituale la candidatura congiunta come nel 2002 con Corea del Sud e Giappone – oltre ad un evidente ingolfamento del calendario.
Diego Armando Maradona non ha esitato a schierarsi a favore. Ieri al termine di una partitella fra “leggende” del calcio, e alla quale ha partecipato il presidente Infantino oltre a Toldo, Batistuta e Trezeguet, l’argentino ci ha tenuto a promuovere l’iniziativa: «Credo che sia una fantastica idea. In questo modo si dà la possibilità di far entrare squadre che altrimenti non parteciperebbero mai».
Di identico peso, il giudizio ma stavolta di opposto tenore, da parte di Karl Heinz Rummenigge, presidente dell’Eca che coinvolge i maggiori club europei: «Ognuno ha un voto a disposizione e i paesi più piccoli vorranno ragionevolmente prender parte alla competizione, ma un mondiale a 48 squadre sarebbe un segnale sbagliato. Qui a contare sono ragioni politiche e non sportive. Non capisco perché un format di successo come quello a 32 squadre debba essere sostituito».

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