Home / blu / Juve, ci devi credere. Un paragone dice che lo Scudetto è ancora possibile.

Juve, ci devi credere. Un paragone dice che lo Scudetto è ancora possibile.

E’ un lunedì dolce quello che accoglie il popolo bianconero, nonostante rappresenti l’inizio di una nuova settimana di impegni e di lavoro. Ma come un allenatore prepara meglio la partita successiva con un risultato positivo alle spalle, così i tifosi juventini affrontano i propri compiti con animo più lieto dopo aver assistito ad una vittoria della loro squadra. La Juventus vince, infatti per la terza volta consecutiva, regolando il Milan con una semplice azione, al termine di una partita tutt’altro che entusiasmante. Poco importa però, soprattutto alla luce dei risultati delle dirette concorrenti, con la Roma fermata nel pantano di Bologna e la Fiorentina frenata dal sorprendente Empoli di Giampaolo nel derby dell’Arno. L’Inter, invece, continua a vincere, ma era forse troppo ottimistico aspettarsi l’impresa del Frosinone nelle maestose mura di San Siro. La vetta della classifica rimane, quindi, ancora lontana per i ragazzi di Allegri, distanti ben nove lunghezze dalla squadra di Mancini, ma non dimentichiamo il passato, quel quattordicesimo posto in classifica in cui versava la Vecchia Signora e quella minaccia dei tredici punti di distacco dalla capolista che incombeva sulla testa di Buffon e compagni dopo la sconfitta di Napoli. Insomma, la situazione attuale non è certo delle più rosee, ma sicuramente più luminosa di quanto lo fosse in precedenza: sesta piazza in graduatoria, distacco diminuito a nove punti e una rosa che, dopo i mille infortuni, sembra ritrovare piano piano la giusta fisionomia.

A far ben sperare i tifosi bianconeri c’è anche un dolce paragone. Corre la stagione 2012/2013 e, mentre la Juventus prosegue spedita la propria marcia verso il secondo scudetto consecutivo, Allegri e il suo Milan arrancano angosciosamente. E’ ormai noto che l’allenatore livornese non sia un campione negli avvii di campionato e quell’anno lì ne da’ una ulteriore dimostrazione. Certo, anche in quel caso, come poi gli succederà qualche anno dopo alla Juventus, la dirigenza decide di vendere i pezzi pregiati, i pilastri della recente storia vincente milanista, con lo scopo di abbassare radicalmente il monte ingaggi della squadra. Via, quindi, i vari Thiago Silva, Ibrahimovic, Nesta, Inzaghi, Gattuso, Seedorf, Van Bommel, Aquilani, Zambrotta, Cassano e dentro giocatori dal palmares non proprio invidiabile, quali Acerbi, Zapata, Constant, Gabriel, Traorè, Didac, Niang. Ed ecco, dunque, che il buon Allegri passa ben presto dal riconoscimento per lo scudetto conquistato l’anno prima alla più feroce critica per la disastrosa partenza in stagione. Dopo tredici giornate sono solo 15 i punti ottenuti dalla sua squadra, con 4 vittorie, 3 pareggi e, addirittura, 6 sconfitte a condire il tutto. Il Milan naviga in tredicesima posizione e la Juventus capolista rimane un miraggio, lontana già 17 lunghezze. Niente va bene, i gol incassati sono una miriade, 20 in appena 13 incontri, e l’attacco vedovo di Ibrahimovic viaggia ad una media accettabile ma non da primi della classe, con una media di poco superiore al gol a partita. Fra i fischi di San Siro, i ragazzi di Allegri appaiono fragili, privi di idee e del tutto inadatti a quella tanto gloriosa maglia. Ma in una mite serata di metà novembre tutto cambia: davanti ai 60 000 del San Paolo e al cospetto di un Napoli terzo in classifica grazie alle reti del matador Cavani, il Milan si rende autore di una brillante prestazione, rimontando il doppio svantaggio causato dalla duplice indecisione di un disattento Abbiati. La partita termina 2 a 2 e i Rossoneri tornano a casa con un punto tanto inutile per la triste classifica, quanto fondamentale per il morale. Successivamente arrivano, infatti, i successi contro Juventus, Catania, Torino, Pescara e l’angoscioso tredicesimo posto ricoperto prima della trasferta campana si trasforma in una speranzosa settima piazza. Quella squadra chiuderà il girone di andata a quota 30 punti, per poi ottenerne 42 nella seconda parte di stagione, con una media consona ad una formazione che vuole lottare per lo Scudetto. Alla fine Allegri acciuffa una qualificazione in Champions insperata fino a sei mesi prima, piazzandosi al terzo posto a 17 lunghezze dalla Juventus campione d’Italia.

Dati per assodati tutti questi numeri, risulta quasi banale il paragone fra quel Milan e questa Juventus. Ciò non significa, tuttavia, che i bianconeri arriveranno terzi e che, quindi, siano già tagliati fuori dalla corsa per lo Scudetto, dal momento che, per quanto negativo, il loro avvio di stagione può dirsi decisamente migliore di quanto fu quello dei loro colleghi qualche anno fa: la Juventus ha 6 punti in più e un distacco di 9 punti dalla squadra capolista e non di 17. A questa prima analisi esclusivamente matematica vanno aggiunte poi ulteriori considerazioni di carattere calcistico. Allegri ha sì perso campioni del calibro di Tevez, Vidal e Pirlo, ma ha anche guadagnato giocatori come Dybala, Mandzukic, Cuadrado, Alex Sandro, Rugani, Khedira e Lemina, tutti campioni già affermati o aspiranti tali, il che conferma che la squadra ha talento da vendere a differenza di quel Milan. Inoltre, di diverso da quella stagione, c’è anche l’assenza di una squadra dal ruolino di marcia impeccabile e, sicuramente, la formazione che vincerà il campionato lo farà con un punteggio inferiore agli 87 punti della Juventus 2012 – 2013, probabilmente con una quota addirittura al di sotto degli 80 punti. Ci sono, infatti, almeno quattro squadre candidate alla vittoria finale e altre due che potrebbero aggiungersi, fattore che elimina totalmente l’ipotesi di un dominio assoluto da parte di una singola compagine. Se consideriamo, infine,  la meravigliosa tendenza di compiere una seconda parte di stagione assai positiva propria di Massimiliano Allegri, allora è lecito essere fiduciosi per il futuro.

Insomma, è passato un terzo di campionato e la Juventus è in una condizione non proprio ottimale. C’è molto da lavorare ed è necessario trovare quanto prima la giusta identità, quella da grande squadra. La vittoria contro il Milan di buono ha, probabilmente, solo il risultato e il gioco di Fiorentina, Napoli e Roma appare lontano anni luce, così come l’invidiabile solidità dell’Inter. Tuttavia, niente è perduto e il paragone con quel Milan targato Allegri della stagione 2012 – 2013  lo conferma, mantenendo aperto il sogno di tutto il popolo bianconero: difendere quel titolo che ormai da quattro anni veste solo una maglia.

 

 

 

Allegri

Check Also

PAGELLE MB, Buffon fa 648. CR7, la prima (punizione) non si scorda mai. Rabiot…

La Juventus piega il Torino 4-1. La Dybaldo colpisce ancora. Segnali positivi da Bernardeschi. Male …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *