Home / blu / Juve, in Europa 6 – 1 spettacolo

Juve, in Europa 6 – 1 spettacolo

Lo Stadium che saluta i propri eroi sulle incantevoli note dell’inno, i tifosi che applaudono i giocatori vittoriosi sotto la curva Sud, gli avversari inglesi che, nelle consuete strette di mano finali, sembrano voler passare il testimone del primato del girone ai colleghi con la maglia a tinte bianco e nere, il sorriso di Allegri in conferenza stampa per la conquista della qualificazione. Tutto questo la Vecchia Signora se lo è meritato sul campo. Eh già, alla Juventus mai nessun allenatore si è permesso di dire: “Il Barcellona è una squadra fuori dalla nostra portata”, alla Juventus non è mai successo di incassare sei o sette gol dalla formazione avversaria, alla Juventus non si è mai andati a Monaco di Baviera, a Manchester o in Catalogna in qualità di comparse, ma ogni partita è sempre stata vissuta con la stessa intensità di una battaglia. La vittoria di ieri sera è dovuta alla storia vincente di questa società, la cui abitudine ad affrontare la tensione, il clima e l’importanza di certe partite risulta determinante ai fini del risultato, una sorta di vaccino all’angoscioso virus della sconfitta e dell’umiliazione che ne deriva. “Ma questo Manchester City non rappresentava una minaccia concreta” Obietteranno in molti stamani, seduti al tavolino di un bar fra un caffè e l’altro o alla scrivania della propria stanza di ufficio, sommersi da una pila di pratiche. Certo, gli inglesi avevano assenze importanti ed erano reduci da una serie di risultati tutt’altro che positivi, con solo tre vittorie nelle ultime otto partite di campionato, ben tredici gol subiti e un morale letteralmente sotto i tacchetti per l’umiliazione patita ad opera del Liverpool. Tuttavia, la cosa che conta è un’altra, ossia che questo Manchester City non ha mai fatto paura ai bianconeri, nemmeno quando, nell’adrenalinica notte del 15 settembre, Buffon e compagni si trovarono al cospetto di un’armata capace di vincere cinque partite su cinque senza concedere nemmeno la gioia di un gol ai malcapitati avversari. Morale della favola? La premiata ditta Mandzukic – Morata, aiutata dai miracoli di Buffon, affondò i ragazzi di Pellegrini davanti al loro pubblico. Una lezione italiana di calcio ai danni degli inventori del football, nel paese dove questo fantastico sport compì i suoi primi passi. Qualora fosse servita un’ulteriore conferma di quanto la formazione bianconera sia efficace anche fuori dai confini della nostra penisola, oltre alle otto finali disputate e alle prestigiose vittorie raccolte nel corso degli anni contro club del calibro di Chelsea e Real Madrid, ecco che la notte di ieri l’ha fornita. La Juventus ha la fisionomia della grande squadra anche in ambito europeo, la consapevolezza di poter dire la propria contro chiunque e poco importa, dunque, in quale condizione fisica e mentale navighi l’avversario: la vecchia Signora giocherà sempre per vincere.

Dopo la disfatta catalana della Roma nella serata di martedì, l’Italia può, quindi, tornare ad alzare la testa e a guardare dritta negli occhi i giganti europei, così come la Juventus può permettersi, anzi, deve permettersi di mirare alla vetta della classifica nel rispettivo campionato. Una squadra che si rivela capace di battere per ben due volte gli ex campioni d’Inghilterra e che riesce, inoltre, a passare con un turno di anticipo il girone forse più complicato di tutta la Champions League conferma di essere ricca di talento e di personalità, del tutto munita degli antidoti necessari per allontanare l’incombente minaccia delle rivali, che mai come quest’anno sognano di scucirle lo Scudetto dal petto. La zampata vincente di Mandzukic e la grinta di cui l’arciere croato si è servito per sbarazzarsi della fastidiosa marcatura avversaria devono essere da monito, devono far capire che la Juve è tornata, che la Juve è viva, determinata perfino a travolgere  l’avversario pur di centrare il suo obiettivo. Dopo la serata di ieri, non solo l’Europa, ma anche l’Italia deve sapere che la Vecchia Signora è definitivamente risorta.

Un plauso particolare va al maestro d’orchestra, a colui che ha il duro compito di dirigere la quinta sinfonia consecutiva. Proprio come il grande direttore Arturo Toscanini si distingueva per la scrupolosa cura dei dettagli e per il suo amore verso il perfezionismo, così Massimiliano Allegri osservava fin dal primo giorno di ritiro gli inevitabili problemi di uno spogliatoio totalmente rivoluzionato, provando sempre più soluzioni e prendendosi dei notevoli rischi. Spesso è stato criticato e perfino ieri la sua scelta di lasciare Morata e Cuadrado in panchina ha destato più di un dubbio, ma alla fine ha avuto ragione lui, alla fine ha regnato l’omogeneità e la brillantezza del suono.

Juve, c’è ancora molto da lavorare e sei ricca di talento. Non sfruttarlo sarebbe un grosso peccato, perché, come probabilmente direbbero a Roma di questi tempi,  quando vuoi in campo 6 – 1 spettacolo.

 

 

 

mandzukic

Check Also

NAINGGOLAN, Grave lutto. Perde la nipote

Grave lutto per Radja Nainggolan: è morta la giovane nipote, Amber Noboa, di 25 anni, …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *