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Dal profilo Instagram della Juventus

JUVENTUS, Chiellini e Aluko aderiscono a Common Goal: il progetto sociale di Mata

Si Chiama “Common Goal”.

E’ un progetto, nato nel 2017, che si pone l’obiettivo di affrontare le grandi sfide sociali attraverso l’aiuto concreto da parte del calcio.

Ed è proprio un calciatore colui che ha pensato e fatto partire il progetto, lo spagnolo Juan Mata. L’idea è semplice: coloro che fanno parte del mondo del calcio, siano per esempio giocatori, manager o allenatori, devolvono l’1% del loro stipendio a Common Goal, che raccoglie i fondi e li destina ai progetti, appunto i “Goals”, che il Movimento ha scelto come ambiti di azione, ispirandosi ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile sanciti dalle Nazioni Unite. Il tutto avviene attraverso un elenco di Organizzazioni Non Governative legate al mondo dello sport e in particolare, appunto del calcio.

Giorgio Chiellini, il nostro Capitano, ha aderito praticamente da subito, dal 2017, al progetto, e pochi giorni fa ha dato il “benvenuto” a un’altra bianconera, l’attaccante delle Juventus Women Eniola Aluko.

«Mi piace molto il motto che dice che una buona persona è un buon giocatore – spiega Aluko – Credo che si debba sempre lavorare duro e con umiltà. Tutte queste caratteristiche rendono una persona migliore, oltre che una buona compagna di squadra». E aggiunge: «Ho sempre voluto far parte di una squadra, di un team: per questo, l’idea della filantropia collettiva, e quindi di un movimento come Common Goal, mi piace molto. Se si è un grande team, insieme si possono fare grandi cose per il mondo. Gli obiettivi che mi appassionano? Quelli legati al tema dell’acqua, e l’uguaglianza di genere fra uomo e donna; credo che il potere del calcio sia incredibile: i calciatori sono personaggi famosi, con tanti followers, un grande seguito, e possono influenzare le persone. Non dobbiamo perdere le opportunità di cambiare davvero qualcosa»

Anche Chiellini conferma le parole di Eniola: «Andando avanti con gli anni, ci accorgiamo che possiamo essere un modello per i giovani. Una sola parola da parte nostra può influenzare tante persone nelle loro vite: dobbiamo capire che siamo importanti, che siamo idoli, e che quello che facciamo impatta sulle nuove generazioni. Il nostro aiuto attraverso realtà come Common Goal è una piccola cosa, in rapporto ai grandi problemi, ma per esempio può aiutare a sensibilizzare le nuove generazioni su quello di cui il mondo ha bisogno, per creare un movimento sempre più grande in futuro. Ho visto da subito che in Common Goal c’era una bella possibilità di crescita, e infatti il movimento si sta ampliando: non è facile, ma dobbiamo aumentare i nostri obiettivi»

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