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PJANIC, La definitiva consacrazione del metronomo Bosniaco

In questa prima parte di stagione sotto la guida del nuovo tecnico della Juventus, Maurizio Sarri, c’è un giocatore che più degli altri ha beneficiato del cambio di mentalità portato dall’allenatore toscano, il suo nome è Miralem Pjanić.

Il centrocampista bosniaco mai come quest’anno è risultato essere fondamentale per il gioco della vecchia signora. L’ex Roma e Lione è infatti diventato il vero e proprio fulcro della squadra, il giocatore attorno al quale ruotano tutti i meccanismi di impostazione della manovra, colui che ha il compito di dettare i tempi, praticamente per Sarri è un secondo allenatore in campo. Con lui la squadra gira ad un’altra velocità(anche perché un sostituto vero e proprio non c’è) e l’emblema della sua stagione è senza dubbio la prestazione fornita nella gara più importante della stagione a San Siro contro l’Inter dell’ex Antonio Conte. Pjanic arrivato alla Juventus nell’estate del 2016 è sempre stato un giocatore a cui sono riconosciute grandi qualità tecniche ma al quale non si era mai stati in grado di affidare una collocazione tattica ben precisa in campo. Tutto questo è invece avvenuto sin dall’inizio della sua carriera in bianconero grazie al lavoro fatto su di lui da Massimiliano Allegri che, di partita in partita, lo ha sempre più impostato da vertice basso, dopo averlo provato svariate volte anche nel ruolo di trequartista. Il bosniaco sotto la gestione Allegri è certamente cresciuto nell’interpretazione del ruolo ma, come già detto, è stato con Maurizio Sarri che la sua maturazione si è compiuta definitivamente. Tutto questo poteva essere abbastanza facile da ipotizzare ad inizio stagione dato che l’allenatore ex Napoli e Chelsea era riuscito a far fare lo stesso salto di qualità ad un altro specialista del ruolo ovverosia, Jorginho, diventato ora un punto fermo anche per Lampard. Per fornire le prove di questo cambiamento del metronomo bosniaco, che lo ha portato a diventare uno dei migliori registi a livello mondiale, basta riportare i dati relativi alla sua gara contro l’Inter. I numeri parlano di 100 palloni toccati, l’84 % dei passaggi riusciti, 9 palloni recuperati, il 100% dei dribbling riusciti e di 1 assist vincente, insomma statistiche niente male se si considera che l’anno precedente con Allegri la media di palloni toccati a partita per il bosniaco era di 95.52 contro i 102.66 di questa stagione( secondo i dati Opta). Non è dunque un caso se la miglior partita stagionale dei bianconeri è concisa anche con la miglior prestazione stagionale del numero cinque della Juventus. L’aspetto fondamentale che ha aiutato Pjanic a maturare e a completarsi come giocatore è correlato all’idea di gioco che Sarri sta cercando di portare a Torino, e che consente al talento bosniaco di toccare più volte il pallone rispetto a quello che faceva in precedenza con Allegri, ma soprattutto gli permette di toccare il pallone più nella metà campo avversaria che nella propria, cercando quindi più il fraseggio nello stretto che quello sul lungo. È tutto dovuto dunque al processo di avanzamento del baricentro della squadra più verso l’area avversaria piuttosto che a copertura della propria porta.

Per concludere possiamo tranquillamente dire che le qualità tecniche che Pjanic già aveva unite all’intelligenza tattica che ha sviluppato nel corso degli anni, come detto, lo hanno portato ad essere uno dei migliori interpreti del ruolo, ecco perché la Juventus farà bene a tenerselo stretto, lontano dalle grinfie dei top club europei che sicuramente cercheranno di strapparlo alla corte dei bianconeri già a partire da questa estate. 

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