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La Juve c’è

I tre fattori decisivi
I progressi, che anche ieri sera si sono apprezzati, sono passati da tre fattori.
Primo: il recupero di Claudio Marchisio che, di partita in partita, sta tornando se stesso, riverniciando a nuovo lo scrostato centrocampo bianconero. Con la sua presenza aumenta il ritmo, i cambi di velocità e anche l’aggressività. Non sono dettagli, anzi contano molto di più del sistema di gioco, perché lo schieramento, per quanto importante, deve essere animato dagli uomini e non basta da solo a creare il gi(u)oco.
Secondo: la condizione atletica in crescita. Si è molto parlato di una preparazione studiata per portare la Juventus in forma nel momento chiave della stagione e delle abitudini di Allegri, le cui squadre entrano in bolla a partire da novembre/dicembre, toccando l’apice in primavera. Eccone un’altra prova da archiviare per le tabelle.
Terzo: la reazione psicologica alle difficoltà. Vedi gli infortuni, le critiche, le polemiche e la sconfitta di Genova, detonatore delle migliori qualità del gruppo juventino, quasi più a suo agio nelle situazioni scomode che scatenano quegli istinti tendenti all’assopimento da abbuffata di trofei.
Il sistema
In questo contesto la Juventus sta crescendo e inizia ad avere una sua estetica, anche perché i tre fattori di cui sopra possono essere esaltati dal 4-3-1-2, che funziona anche nella sua declinazione con la difesa a tre provata ieri (il 3-4-1-2), soprattutto perché Miralem Pjanic sembra aver trovato il suo ruolo e la tranquillità sportiva di cui necessitava. Se il bosniaco non è il “quarto” fattore di crescita della Juventus è solo perché due partite (contro Atalanta e Dinamo) non sono abbastanza per considerare acquisita la sua classe e la sua utilità alla causa, ma la strada è sicuramente quella giusta e Pjanic l’ha imboccata con sicurezza. E con lui la squadra che con il nuovo sistema di gioco è più fluida e punzecchiante, pure in situazioni come quella di ieri, nella quale era difficile sfondare il muro dell’apaticità e di un avversario che si difendeva con tutta la squadra per mascherare l’enorme divario tecnico che lo divideva dalla Juventus.
Rugani e Lemina
In questo contesto, il primo tempo scorre noiosetto, con la Juventus che attacca senza forzare e Higuain che fa quasi tenerezza nella disperata e un po’ iellata ricerca del gol. La ripresa viene resa fluida dal gol proprio di Higuain, che scaraventa la palla in rete con un destro di rabbia, raccattando un pallone portato avanti con caparbietà da Lemina, meravigliosamente cattivo per tutti i 90′. Il raddoppio di Rugani, di nuovo di testa, di nuovo su corner, conferma che il prossimo Bonucci, la Juventus, lo deve solo continuare ad annaffiare, perché sta crescendo benissimo.

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