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LIPPI: “La Juventus tra le grandi… decide lei che partita fare. Ronaldo? Non era criticato?…”

Lunga intervista alla Gazzetta dello Sport a Marcello Lippi sull’avversario di Champions della Juventus:

«Che cosa posso dirle di nuovo su Juve-Ajax? Che la Juve è favorita? Ma che non deve sottovalutare il rivale? E che se gioca da Juve vince? La verità è che la Juve, come le altre grandi, decide lei che partita sarà. L’avversario, in questi casi, non importa». Marcello Lippi, ancora in vacanza dopo la lunga avventura cinese, resta in contatto calcistico con l’Italia: ha seguito il sorteggio, ha visto in televisione le ultime partite di Champions, ha una sua idea precisa sui quarti. «Le più forti sono quelle quattro: Juventus, City, Barcellona e Liverpool. Ora dipende tutto da loro. Ripensate ad Atletico-Juve 2-0…».

Una delle peggiori partite della Juve.

«Può capitare, ma quella sera l’Atletico ne poteva segnare anche tre e sarebbe stato un guaio. L’Atletico è superiore all’Ajax, ha fatto due finali di recente, è secondo in campionato. Però, al ritorno, la Juve ha fatto la Juve e allora non ce n’è stata per nessuno. Ha comandato. Chi può battere una squadra così?».

Con questo Ronaldo poi…

«Sì, Ronaldo è stato meraviglioso. Ma se non sbaglio arrivava da un periodo di critiche, no? Appena gli altri hanno giocato da Juve, lui si è esaltato ed è stato immenso. Ha avuto bisogno degli altri per fare il fenomeno».

Forse il vero top player è stato Allegri?

«Allegri ha vissuto una serata fantastica. Ha fatto scelte tattiche sopraffine, cominciando da Emre Can in difesa. È stato saggio e spregiudicato, bravo a puntare su giovani come Spinazzola. Perfetto alla fine».

Alla vigilia lei l’aveva detto che discutere Allegri era folle.

«Si può discutere un allenatore così?».

Comunque l’Ajax ha pur sempre eliminato il Real Madrid, campione in carica.

«Si può dire che sia stata più colpa del Real: aveva i mezzi per passare».

L’Ajax la riporta a tempi bellissimi: la finale vinta nel 1996, la semifinale del 1997. Tre partite indimenticabili.

«Eccome. Eppure anche allora ricordo il passaggio da momenti di esaltazione pura ad altri di denigrazione. Così, senza mezze misure. Accade ai grandi club».

Cos’era successo?

«Che il sabato (aprile 1997, ndr) avevamo vinto 6-1 con il Milan a San Siro e poi, in settimana, 2-1 con l’Ajax ad Amsterdam. Una partita così bella che Van Gaal, uno un po’ orso, mi inseguì dopo il 90’ per farmi i complimenti. Tornati in Italia, dopo quattro giorni c’era l’Udinese di Zaccheroni che, dopo pochi minuti, si ritrovò in dieci per una espulsione. Perdemmo 3-0 in casa e giù critiche e critiche. Parlai ai ragazzi nello spogliatoio e dissi loro di non deprimersi, anzi di prendersi due giorni di riposo. “Ci rivediamo mercoledì”. Moggi rimase stupito…».

Perché?

«Mi ricordò che venerdì c’era l’anticipo con il Bologna, prima del ritorno con l’Ajax. Non cambiai idea, non sarebbe stato un allenamento a cambiare le cose. Vincemmo entrambe le gare, 1-0 col Bologna fuori (gol di Boksic, ndr) e con gli olandesi fu 4-1. Eravamo tornati di nuovo bravissimi».

Il tabellone tennistico, in caso di qualificazione, metterà la Juventus di fronte a una tra Manchester City e Tottenham: qui non c’è dubbio su chi sia più pericoloso?

«In teoria per organizzazione, giocatori e tutto il resto, il Manchester City sembra superiore».

Sarebbe anche Allegri contro Guardiola.

«Il massimo».

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