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Mandzukic si fa in 3 per la Juve

C’è una data che fa da spartiacque nella vita di Mario Mandzukic e coincide con l’acquisto di Gonzalo Higuain. La seconda giovinezza di Mister «No Good» è iniziata con una telefonata di Massimiliano Allegri: «Tu per me sei importante — gli disse l’allenatore poco prima dell’ufficializzazione del nuovo acquisto —. Fidati di me, vedrai che non ti pentirai di essere rimasto alla Juventus». Fiducia è stata la parolina magica che ha fatto scattare la scintilla nella testa del centravanti croato. Mario è uno che dà tutto per la squadra senza chiedere niente in cambio, però deve sentirsi al centro del progetto. Quella telefonata lo convinse che Torino era ancora il posto giusto per lui e che anche con l’arrivo del Pipita avrebbe trovato il modo per dimostrare la sua utilità, dando un importante contributo. Scrive La Gazzetta dello Sport.

SACRIFICIO E NUOVO ABITO Mandzukic nel 2015-16 chiuse la stagione con 36 presenze, quest’anno è già a quota 41: mica male per uno che a inizio annata sembrava destinato alla panchina. Merito di Allegri, che gli ha cucito adosso un nuovo ruolo, ma anche della caparbietà di Mario, che a 30 anni ha avuto il coraggio e la voglia di reinventarsi. Manduzkic e Allegri hanno un rapporto speciale. Domenica sera il tecnico continuava a urlargli di non indietreggiare troppo e si lamentava per i troppi palloni persi: «Quando fa così mi viene voglia di tirarlo fuori dal campo…», aveva detto al suo secondo Landucci qualche minuto prima del gol. Mario però si è fatto subito perdonare: palla recuperata in difesa, accelerazione, cross di sinistro e tiro al volo di destro sulla ribattuta. Sacrificio, grinta e istinto da centravanti: ecco il Mandzukic tuttocampista.

NUMERI e TRIPLE Mario è sempre stato uno di quei giocatori devoti alla causa, predisposto per indole a mettersi al servizio degli altri. Però nel 4-2-3-1 disegnato da Allegri è andato oltre l’immaginabile. «Mi aveva impressionato quando affrontammo il Bayern nel 2013 — ha raccontato Andrea Barzagli —: pressava tutti già da prima punta. Non ci aspettavamo che potesse calarsi così bene nella parte dell’esterno a tutto campo, ma lui ha grande cuore e ci dà molta fisicità». I numeri raccontano meglio delle parole la sua metamorfosi: i palloni recuperati sono passati da 1.59 (media a partita) a 2.90, i falli da 0.83 a 2.21 i cross da 0.59 a 0.76 (dati relativi alla A). Mario è tre ruoli in uno dentro a un fisico esplosivo, difende, pressa, spinge, aggredisce e fa sentire meno l’assenza di Pogba in mezzo. Però con il cambio di ruolo le occasioni per segnare si sono ridotte: dopo tanti anni sempre in doppia cifra (con un picco di 18 reti nel 2013-14) adesso in campionato è fermo a quota 6 (8 stagionali). Poco male: i tifosi lo adorano e lui dopo un tackle o un contrasto aereo si sente appagato come se avesse fatto gol in rovesciata. Non importa quanto segni, a fine anno conta solo quanti trofei riesci a sollevare. Mandzu ha vinto una Champions col Bayern (2013) e nello stesso anno ha provato l’emozione del triple (versione tedesca del triplete). Non gli dispiacerebbe fare il bis con la Juve.

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