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Mandzukic, un diamante nel buio: un lampo bello ma inutile. Il Real lo condanna di nuovo

Ci vuole coraggio a sfidare la sorte. Mario Mandzukic, armadio a più ante con il vizio di sportellare per far gol, non ha mai avuto paura in carriera.  S’inquieta il giusto, corrugando gli spigoli di un volto già abituato alla lotta feroce, poi inventa un gol capolavoro: semirovesciata dopo coordinazione perfetta, pronta per cancellare le leggi della fisica. Perché in quei casi rischi il “vai col liscio”, oppure di sparacchiare in curva, non se sei un attaccante che alla Juventus ha trovato una specie di seconda giovinezza. Di fronte a lui festeggia il Real Madrid che già due anni fa – da combattente dell’Atletico – l’aveva escluso dall’Europa. Ieri la delusione bis, e con errore del croato che si fa anticipare nell’avvio dell’azione del 3-1.

Ieri, invece, il destino ha voltato le spalle. Mario se ne torna a casa ancor più imbestialito, inviperito, incavolato nero per la botta presa dal Real Madrid. Mandzukic è il terzo giocatore nella storia a segnare una rete con due club differenti in finale di Champions. A riportarlo è Tuttosport.

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