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Marchisio e la mentalità vincente della Juventus: ecco come si diventa grandi

 

«Ci vuole fame. Ci vuole cuore. Ci vuole sacrificio. 2016: 100 punti su 114. Questa è la Juve». Così, sul proprio profilo Instagram e scrivendo in lettere maiuscole i tre ingredienti, Claudio Marchisio ha spiegato il dominio bianconero sul campionato, ribadito sabato sera nello scontro diretto con la Roma. Spiegazione ovviamente incompleta (lo spirito di sacrificio è molto più utile se è abbinato ai campioni) e all’apparenza banale, ma nella realtà tutt’altro che tale. Perché le tre caratteristiche citate da Marchisio sono alla base di quella mentalità vincente che lo stesso portiere giallorosso Szczesny ha indicato come la vera differenza emersa sabato sera tra la sua squadra e quella bianconera: «Loro hanno mentalità da campioni, noi no». La fame di chi è abituato a pensare bonipertianamente che «Vincere non è tutto, è la sola cosa che conti», il cuore di chi comunque ci prova «Fino alla fine», il motto adorato dai tifosi, e il sacrificio di un centravanti che in carriera ha già vinto tutto come Mandzukic, ma si trasforma in terzino ogni volta che la partita lo richiede.
Quando, e cioè quasi sempre, la Juventus esprime sul campo quella mentalità, diventa difficile da battere anche per le grandi europee, come provano i confronti con Real Madrid, Barcellona e Bayern nelle ultime due stagioni, e pressoché inavvicinabile per le rivali italiane. I numeri evidenziati in questa stessa pagina sono la fotografia di un dominio assoluto che dura da cinque stagioni e mezzo. Un dominio in cui le uniche crepe sono frutto di momenti di debolezza dei bianconeri, più che della forza dei loro avversari. La sconfitta di Genova è stata l’ultimo esempio. Forse appagata dopo il successo di Siviglia, con cui di fatto aveva conquistato il primo posto nel girone di Champions, la squadra di Allegri è scesa in campo a Marassi con un approccio sballato, incassando tre gol in meno di mezzora. Schiaffi del genere, però, hanno di solito effetto benefico, spazzando via quel momentaneo (e fisiologico) appagamento. Dopo il crollo di Sassuolo dell’anno scorso i bianconeri inanellarono 24 vittorie e un pareggio, completando una clamorosa rimonta scudetto. Dopo il 3-1 subito dal Genoa hanno vinto tre partite difficili come quella contro l’Atalanta, il derby e quella con la Roma, ribadendo una superiorità assoluta.
Una superiorità che è figlia del connubio tra i valori tecnici e tattici e la mentalità che permette ai giocatori di esprimere quei valori al massimo livello. Un livello che in Italia nessun altro riesce a raggiungere, se non per brevi periodi in cui la condizione psicofisica è al massimo: una volta il Napoli e una volta la Roma sembrano potersi candidare a rivali dei bianconeri, ma poi finiscono per non reggere la pressione della corsa ad alto livello. Quella pressione di cui la Juve sembra nutrirsi, esaltandosi nella necessità di dare il massimo in ogni minuto della stagione.

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