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Marchisio: “Il derby è sentito anche in famiglia. Vorrei chiudere la carriera alla Juve”

Claudio Marchisio, parla in vista del derby a La Stampa, dal primo aette anni, al Cit Turin: 4-1 e quattro gol suoi al ricordo più bello l’anno del secondo scudetto, il primo derby in casa: 3-0, con una doppietta, fino al derby da tifoso: «Facevo già il raccattapalle: Juve-Toro 3-3, quello della buca di Maspero e del rigore di Salas sparato alle stelle. Ero dietro la porta e non so se si nota dalle immagini, ma si vede la mia testa che si gira per vedere dove va il pallone: perché con la pista di atletica, sembrava ancora più lontano. Ci rimasi malissimo, ma resta uno dei più bei derby che abbia mai visto. Il Toro non molla mai e se non entri in campo con la testa giusta e la pelle dura ti fai male. Noi favoriti, loro tosti».

Gli avversari: «Difficile toglierne uno. Iago, che è stato qui, sta dimostrando il suo talento, Ljajic è l’inventiva e Belotti un grande attaccante. Ma mi piacciono anche Baselli e Benassi. Mihajlovic si assimila bene al carattere del Toro. E per le sue origini e l’esperienza, sa dare le energie e le motivazioni giuste per queste sfide. Clausola da cento milioni per Belotti non è follia basta guardare Gonzalo o in Spagna: spero che serva per non mandarlo all’estero».

Com’è il derby in famiglia?  «Due figli juventini, Davide e Leonardo, moglie granata, Roberta. Ma da quando siamo sposati, 50 e 50. Mia mamma  sente il derby più di me: meglio che lo guardi a casa, almeno si sfoga in salotto. Sto cercando di evitare di fare colazione in giro, per non sentire gli sfottò: sono abbastanza permaloso e se mi attaccano sul derby e sulla Juve mi innervosisco».

Marchisio poi conferma che che il simbolo granata dei derby sia Ferrante e quello juventino Maresca. Gli uomini per domenica poi Belotti e Giorgio (Chiellini)».

I maestri: “Non avevo che l’imbarazzo della scelta: Nedved, Buffon, Del Piero, Trezeguet, Camoranesi, campioni del mondo e d’Europa. Pavel era criticato perché dicevano si buttasse, ma la verità è che subiva tanti falli, prendeva calci e io non l’ho mai visto su un lettino o lamentarsi per una botta. Vedere uno che non si fermava mai, che non lo potevi scalfire, notare cosa dovevi sopportare per arrivare. Ecco, mi ha fatto capire cos’è la Juve. Senza una parola, bastava guardarlo: non mollare mai».

Juve: “Volevo giocare con la maglia che ho sempre amato, ma questo è un lavoro in cui vieni giudicato ogni tre giorni. E allora devi sempre dimostrare qualcosa, anche dopo cinque scudetti. Se hai la pancia piena, sei finito.  Spero tanto di finire qui, già è stata una gioia l’ultimo contratto, che per me è un patto: continuare a vincere e insegnare ai giovani quello che dissero a me. Se Allegri non mi fa giocare mi arrabbio ma non sono uno che lo urla davanti a tutti: me lo tengo dentro e poi cerco di sfogarmi in campo. Ora fisicamente mi sento davvero bene».

Perderebbe due derby in cambio della Champions?  «Tutti e due? Va bene. Ma è l’unico baratto che farei».

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